La storia non si fa con i “se”. La storia non si fa con i “se” soprattutto se è la storia di una squadra che vince da dieci gare consecutive in campionato, considerando le ultime due stagione. La storia non si fa con i “se” con la capolista a punteggio pieno. La storia non si fa con i “se” quando si scrive e si valuta il miglior attacco d'Europa, con il numero nove (14 sulla maglia) più pazzo e geniale d'Italia. Tutto ciò premesso, e dato a Sarri il merito di aver costruito una squadra che ha imparato anche a soffrire, bisogna porre una riflessione su questo Napoli.

AUDACI, FORTUNATI E.... Sarri ha costruito un'idea di calcio audace, a tratti fantastica. Una squadra che demolisce la Lazio in 5 minuti è forte, pronta per lottare per lo scudetto, con la personalità giusta, con la consapevolezza di esser terribilmente padrona dei propri straordinari mezzi tecnici e tattici. E se il Napoli è audace, allora vuol dire che può farsi aiutare dalla fortuna. La buona sorte è, forse, l'elemento in più per poter battere chi vince da sei anni in Italia, chi investe 140 milioni per rafforzare la panchina, che ti doppia nel monte-ingaggi. La buona sorte si traduce, ad esempio, in una conclusione quasi folle di Zielinski con l'Atalanta, o nell'errore di Masina che spiana la strada a Bologna. La buona sorte è tale, soprattutto, se alla Lazio si fanno male in rapida successione Bastos e De Vrij quando la squadra era sotto nel punteggio e non aveva costruito, nel primo tempo, i presupposti per la rimonta. Gli elementi ci sono tutti: e l'onestà intellettuale impone di guardare a ciò che non va nel momento migliore. Perché, anche se la storia non si fa con i “se”, il parallelo Karkhiv-Shakhtar e Olimpico-Lazio è stato facile, quasi immediato. Soprattutto quando c'è ancora uno sfortunato protagonista, Pepe Reina. Sul gol di De Vrij non ha colpe particolari, ma come in Champions, non riesce mai ad esser decisivo. Sarà un leader, ma non porta punti, non è quel quid tra i pali che ogni squadra vincente deve avere. Ed è per questo che la Juventus ha già preso Szczesny tanto per fare un esempio.

IL FUTURO IMMEDIATO. Allora, è giusto guardare al futuro immediato. Pensare di prendere già a gennaio il portiere titolare della prossima stagione può non essere una bestemmia, pensare di dare un'alternativa a chi mostra qualche difficoltà deve essere uno stimolo per chi, dal primo febbraio del 2018, potrebbe avere anche ufficialmente un'altra squadra. Reina, E non commettere l'errore del gennaio 2016 con gli acquisti, sbagliati, di Grassi e Regini. Perché questo Napoli, il Napoli di Dries Mertens, a gennaio sarà ancora lì, in alto a lottare per il titolo.