Il passaggio del turno per il Napoli pareva essere un obiettivo minimo dichiarato, per Sarri invece i suoi uomini per quest’anno, in Europa, si sentivano in prova. La sostanza è che il Napoli è fuori, al termine del peggior girone della sua breve storia nella massima competizione europea. Mazzarri, Benitez e lo stesso Sarri l’anno scorso avevano fatto meglio, e non poco. E adesso, se la Champions a tratti sembrava addirittura un peso, come la metteremo con l’Europa League? La seconda competizione europea non è mai piaciuta a nessuno, a partire dal presidente De Laurentiis che l’ha più volte definita inutile, o poco giù di lì. Sarri, che già non ama in generale giocare ogni tre giorni, dovrà adesso fronteggiare la seccatura dell’impegno del giovedì e, se il Napoli dovesse superare i sedicesimi, dovrà affrontare anche due partite in più rispetto a quanto gli avrebbe chiesto di fare la Champions col medesimo percorso. Si parte il 15 febbraio, ironia della sorte ad un anno esatto dal Bernabeu, e si continua, in caso di prosieguo dell’avventura, con due partite al mese, a cui andrà ad aggiungersi verosimilmente la Coppa Italia. Partite in Europa League che ad aprile diventerebbero tre, con la semifinale d’andata fissata 26, se il Napoli dovesse spingersi sino al penultimo step della competizione.

IMPEGNO DA ONORARE - In conferenza stampa Sarri ha dribblato bene la questione, rimandandola per l’appunto a febbraio e improvvisandosi (per una volta) esponente del politicamente corretto nel dire che il Napoli ha l’obbligo di onorare la competizione. A parole è un conto, a fatti un altro. Sulla carta, un Napoli che ci crede è insieme ad Atletico Madrid, Arsenal e Borussia Dortmund la candidata al titolo. Per certi versi, dati gli alti e bassi delle sopracitate, forse addirittura la candidata principale. Ma un Napoli che in Champions per stessa ammissione di Sarri ha fatto fatica a gestire il peso degli impegni, soprattutto da un punto di vista mentale, in una fase ancora iniziale della stagione, come possiamo aspettarcelo determinato e tonico al punto giusto in primavera quando (ci si augura) sarà nel vivo della lotta scudetto?

TRA INCUDINE E MARTELLO – La posizione del Napoli, nell’avvicinarsi a questa nuova avventura, è parecchio scomoda. Da un lato la necessità di dosare le energie, tema fondamentale per il campionato e finora parso di grande criticità per Sarri e i suoi, dall’altro il dovere morale di onorare una competizione in cui non fare strada, per quelli che potrebbero essere gli avversari, lascerebbe sicuramente scorie e negatività, oltre che la sensazione di aver fatto una brutta figura. L’ideale sarebbe sperare in un sorteggio fortunato almeno per il primo turno, se non addirittura per i primi primi due, ma il gol subito a Rotterdam al 91’ ha estromesso il Napoli dalla prima fascia e partendo in seconda il rischio di trovare un avversario che non si elimini da solo è molto alto. Al Napoli, potrebbe addirittura toccare una tra Arsenal ed Atletico Madrid. Di mezzo, c’è una rosa da ristrutturare, in sede di mercato e agli occhi del suo allenatore che ieri ha candidamente (forse troppo) ammesso: “Per me gioca chi è più forte anche se sta peggio”. Non un bel segnale, per quelli che il campo lo vedono meno e che dell’Europa League potrebbero invece diventare i grandi protagonisti, con una responsabilità non di poco conto. Dal mercato dovrà arrivare qualcosa, ma come scritto l’ultimo volta, Sarri dovrà dimostrare di avere un piano. Cosa di cui sembrava sprovvisto con le dichiarazioni della vigilia dell’ultima di Champions, cosa di cui ci ha certificato di essere sprovvisto al termine di questa deludente campagna.