L’uscita dalla Coppa Italia non toglie nulla alle ambizioni scudetto del Napoli e in un certo qual senso le rinfranca snellendo il calendario, ciò che però è estremamente pericoloso dopo la sconfitta patita ieri al San Paolo con l’Atalanta è una domanda che sempre più si insinua in chi segue affascinato e rapito il percorso virtuoso che questo gruppo ha avuto dall’avvento di Sarrie se il Napoli non lo vincesse? Gli azzurri, con una serie di responsabilità da distribuire equamente tra club, allenatore e calciatori, si sono messi in una situazione piuttosto scomoda. Insomma, per un Napoli subito fuori dalla Champions in un girone da rispettare, ma non certamente proibitivo, e fuori, in questo modo, dalla Coppa Italia, una competizione di cui si può arrivare a giocarsi una finale passando per sole quattro partite di cui tre in casa, quanto breve sarebbe, nell’anno che era stato cerchiato come quello del raccolto, il passaggio tra il percorso da record e fallimento?

ZERO TITOLI - 
Il Napoli di Sarri, che vanta primati numerici uno dopo l’altro, non può continuare a ignorare l’elemento palmares, che per ora, citando Mourinho, dice zero titoli, senza esserci arrivati neanche mai troppo vicini. I fatti dicono che questa squadra, pur perdendo una volta ogni eternità, quando perde lo fa sempre nelle partite da dentro o fuori. Il cammino di questo gruppo nelle coppe non è in linea con la dimensione che questa squadra ha raggiunto. Analizzando il triennio e lasciando stare il Real Madrid, il Napoli è uscito ai sedicesimi di Europa League e ai quarti di Coppa Italia nel primo anno, in semifinale di Coppa Italia contro la Juventus l’anno scorso, al girone di Champions (il peggiore della pur giovane storia del Napoli), sbagliando la prima decisiva partita sul campo della diretta concorrente, e appunto ai quarti di Coppa Italia contro l’Atalanta al San Paolo. Qualche suggerimento ulteriore arriva anche dal campionato dove il Napoli, pur avendo fatto un girone d’andata straordinario, ha totalizzato 4 punti sui 9 disponibili nei confronti con JuventusRoma ed Inter giocando in casa due delle tre partite per un punto totale, fallendo, contro la Juve, il primo set-point scudetto.

MENTALITA’ – Notevoli sono stati i passi avanti sul piano della mentalità vincente da parte dei calciatori di Sarri, ma questo non può valere solo per una competizione su tre, come se il Napoli avesse fatto uno step di crescita limitato solo ad alcune partite, tornando ad essere il vecchio Napoli nelle altre come ammesso dello stesso tecnico. Questo è fortemente limitativo, come lo è il candore con cui Sarri lo ammette parlando quest’anno di campionato e coppe come fossero sport diversi. Limitativi sono anche tutti gli alibi di cui si discute al termine di ogni partita il cui risultato non è quello sperato. Alcune delle idee di Sarri sono anche interessanti e meritevoli di una valutazione, ma magari in altre sedi, e soprattutto non per forza di cose a margine di ogni risultato negativo della sua squadra. Il salto di qualità sul piano mentale, richiesto in primis da lui, si fa anche così.

LA ROSA TRA GESTIONE E MERCATO – Sarebbe stato da matti chiedere a Sarri di vedere l’11 tipo contro l’Atalanta, che pure ha fatto turnover. Tante volte è stato rimproverato al tecnico azzurro di usare poco le alternative a disposizione e gente come Ounas Rog quando avremmo potuto vederla all’opera se non avessero giocato neanche nella partita di ieri. Tuttavia la formazione schierata è sembrata un suicidio annunciato, con un turnover troppo ampio nel confronto con la gestione portata avanti finora per un quarto di finale di Coppa contro un avversario temibile che già aveva messo sotto, a tratti, anche il Napoli dei titolarissimi. Inevitabilmente tutto ciò porta a dover fare delle valutazioni anche in chiave mercato su quelle alternative spesso sfiduciate da Sarri che ieri non sono riuscite a prendersi le proprie rivincite. Qualcosa serve e serve nell’immediato. Per quanto interessante sia ciò che il Napoli sta facendo in termini di programmazione prospettica, il focus del mercato deve tornare sulla seconda parte di questa stagione dove il Napoli avrà anche l’Europa Leauge che adesso è più che mai obbligato ad onorare al meglio per non trovarci a dover aggiungere una nuova voce all’elenco delle disfatte di Coppa. Lo scudetto è il sogno di tutto l’ambiente e vincerlo darebbe un senso a qualsiasi amarezza. Ma ci sono 19 partite da vincere prima, il rettilineo del traguardo non è ancora esattamente dopo la prossima curva e per fare calcoli ci sembrava decisamente troppo presto.