La finestra estiva di calciomercato appena conclusa è stata condotta dal Napoli in maniera non usuale, interlocutoria, e merita per tanto un'interpretazione profonda e mirata. Il Napoli ha puntato sulla continuità e la salvaguardia degli equilibri di un gruppo di lavoro capace di cose esaltanti nella seconda parte dell'ultima stagione ed i rinnovi di Mertens ed Insigne, per cifre, non sono affatto banali per le politiche e le finanze del club di De Laurentiis. Trattenere i big però, per chi lotta per il vertice, dovrebbe essere quasi una normalità. Per il resto, il Napoli ha fatto poco. Sorge dunque un interrogativo: è questo un mercato che consolida il Napoli come un grande club, per il fatto di aver blindato i propri gioielli, o lo declassa, per lo spessore da 6 in pagella e non di più, dei (pochi) giocatori che sono arrivati? Lasceremo aperto l'interrogativo e proveremo ad analizzare quanto fatto dal Napoli reparto per reparto.

PORTIERE - La scorsa stagione aveva evidenziato un problema tra i pali. Reina non è più quello degli anni migliori e le alternative non hanno mai convinto fino in fondo (2 presenze tra campionato e coppa per Rafael, 0 per Sepe). Nonostante se ne sia parlato per tutta l'estate, il Napoli non ha avuto ne il coraggio di sostituire Reina con un nome importante, ne ha iniziato a fare ciò che non aveva fatto finora, ossia costruirne un'eredità. Tutto resta com'è: il rinnovo di Sepe è una gratificazione per il ragazzo, utile anche per il discorso delle liste, ma non cambia la situazione. L'ex portiere della primavera azzurra non gioca una partita ufficiale dai tempi di Firenze, due anni fa, e non sarà il rinnovo a renderlo più pronto. Rinnovo che non arriva invece per Reina, nonostante la conferma forzata di una posizione restata in bilico fino alle ultimissime ore. Si riparte con gli stessi limiti di prima, ma con in più la variabile del contratto in scadenza di un portiere sfiduciato nelle parole e nei fatti dal suo presidente. Tra i pali, il Napoli non ha fatto bene.

DIFESA - Il tema della difesa è quello su cui più si vanno a scontrare le richieste dei tifosi con le analisi degli addetti ai lavori. Guardando ai numeri del Napoli è chiaro che, superficialmente, se c'è un reparto da rinforzare, è proprio quello difensivo. La qualità dei centrali azzurri però è indiscutibile ed è quasi impossibile per i parametri del Napoli trovarne di migliori. Chiedere ad Inter e RomaAlbiol Koulibaly formano una coppia indispensabile per SarriChiriches è un vice affidabile che giocherebbe titolare in almeno 12-13 squadre di Serie A, Maksimovic deve in qualche modo ripagare i 25 milioni spesi l'anno scorso per acquistarlo e questo investimento va difeso. Il Napoli non è il Manchester United e non può permettersi di scaricare un giocatore pagato così tanto soltanto perchè nel primo anno non ha lasciato un grandissimo segno. E poi c'è Tonelli, a un passo dalla cessione ma poi rimasto, meno tecnico, ma forse più marcatore puro di tutti gli altri. Un quinto centrale con il vizio del gol che in una rosa ci sta tutto. Diverso il discorso sulle corsie: l'ormai imminente rinnovo di Ghoulam è un altro gran colpo di De Laurentiis che potrebbe spuntarla dopo un lunghissimo braccio di ferro. L'algerino non è più un giocatore qualsiasi per il Napoli e blindarlo è assolutamente indispensabile al pari dei gioielli più preziosi. Non ha alcun senso invece fare un paragone tra Strinic e Mario Rui: con la permanenza di Ghoulam, nell'anno dei mondiali, lecito che il croato, che di recente ha perso la nazionale,chiedesse di andar via dopo avergli fatto da riserva per anni, consapevole che le cose non sarebbero di certo cambiate quest'anno. Nessuno rappresentava più di Mario Rui, un uomo di Sarri, l'usato sicuro per essere un'alternativa già pronta senza dover pagare lo scotto dell'inserimento. Qui, il Napoli ha lavorato bene. A destra invece, forse si poteva fare di più. Maggio è una bandiera e va rispettato. Piazzarlo sul mercato era impensabile, nessuno tra le piccole poteva pagargli un milione d'ingaggio. Tuttavia questo non può rappresentare un limite per un club che ha ambizioni da scudetto ed un vice-Hysaj di maggior freschezza e spessore è un tassello che indubbiamente è mancato al mercato azzurro. 

CENTROCAMPO - Niente andava toccato ed infatti niente è stato toccato. Sarri ha due giocatori per ruolo, uno più forte dell'altro, con i giovani RogZielinski Diawara pronti a ritagliarsi spazi sempre più importanti dietro al consolidatissimo trio composto da JorginhoAllan ed Hamsik. Qualcuno potrà dire che per vincere serviva un centrocampista d'esperienza in più, ma dopo aver reinvestito metà dei soldi incassati un anno fa per la cessione di Higuain su tre giovani centrocampisti che già hanno fatto fatica a giocare con regolarità, non avrebbe avuto alcun senso tarparne le ali e soffocarne la crescita aggiungendo un nome che non è neanche detto potesse subito sposarsi meglio di loro alle richieste di Sarri

ATTACCO - Via Pavoletti, restabilito Milik, blindati con rinnovo Mertens ed Insigne. All'ultimo giorno è arrivato Roberto Inglese, operazione interlocutoria e anche questa da interpretare: il ragazzo, che è un pupillo del DS Giuntoli, è tre anni più giovane di Pavoletti ed è un giocatore in ascesa, destinato, con una buona stagione al Chievo, valere tra un anno già molto di più rispetto ai 10+2 investiti dal Napoli. Probabilmente Inglese non sarà mai protagonista con la maglia azzurra, ma in caso di estrema necessità, potrà essere presa in considerazione la possibilità di portarlo a Napoli a gennaio senza dover andare alla caccia di un altro Pavoletti in caso di nuovi infortuni, oppure nel caso in cui il lungo e tortuoso cammino stagionale evidenzi la necessità di una terza punta. Sugli esterni il vice-Callejòn non è stato trovato, ma un vero vice-Callejòn più che trovarlo, bisognerebbe crearlo in laboratorio. Ounas è un giovane interessante e può sostituirlo con le sue caratteristiche, che sono completamente diverse. Saltato Berenguer, giusto trattenere Giaccherini per il quarto posto in rosa piuttosto che andare sull'ennesimo giovane che avrebbe fatto fatica ad imporsi (vedi Zinchenko). Resta un quesito: prenderne uno più pronto di Ounas che potesse da subito rappresentare un valore aggiunto ed un co-titolare come quelli che ha il Napoli a centrocampo sarebbe stato alla portata del Napoli? Probabilmente si, soprattutto dopo il preliminare, trattenendo Giaccherini fino a fine agosto. Il franco-algerino, d'altronde, in questa prima parte di stagione non ha ancora giocato neanche un minuto. 

IN USCITA - Sul mercato in uscita, finalizzato nelle ultime ore, il Napoli ha fatto forse le cose migliori. Incassare 10 milioni più bonus dal Cagliari per la cessione di Pavoletti, che a Napoli di fatti non ha mai giocato, rappresenta una grande operazione. Paga la scelta attendista su Zapata: il Napoli non l'ha venduto ai 25 milioni che chiedeva all'inizio, ma un incasso di 21 Strinic compreso all'ultimo giorno di mercato, per due giocatori agli estremi margini della rosa, è roba da stappare champagne ed assicura agli azzurri un bel tesoretto per fronteggiare le eventuali incombenze di gennaio.

Il giudizio complessivo al mercato azzurro è dunque sufficiente, il Napoli ha scommesso sulla continuità ma è giusto che di scommessa si parli. Al terzo anno di questo ciclo, forse per tanti protagonisti l'ultimo dello stesso, si proverà a raccogliere quanto seminato. Non è scritto che questo raccolto porti al Napoli quel sogno chiamato scudetto, ma De Laurentiis ha scelto di giocarsela così e forse, non c'erano grandi alternative. Dovesse andar bene, tanto di cappello. Viceversa, seguiranno sessioni di mercato dal profilo ben diverso e gente come Rulli, Chiesa Berardi e già attenzionata.