È buon costume, la mattina, con cornetto e caffè iniziare la propria giornata con la classica rassegna stampa. Serve per continuare a riflettere, soprattutto dopo un evento, sportivamente, sconcertante come lo è stato la sconfitta della Nazionale in quel di Solna. Così come non si svela un arcano nel dire che l'occhio cade sempre sulle pagelle. Vedere su tutti i quotidiani nazionali solo insufficienze per Lorenzo Insigne lascia molto, ma molto, riflettere. Senza aver bisogno di esser partigiani, perché l'unico calciatore italiano valutato più di 100 milioni dall'Osservatorio Mondiale sul Calcio (il CIES) non ha bisogno di un avvocato difensore. Una riflessione, però, va fatta: soprattutto se si legge che è un calciatore da cortile, insomma uno che non fa la differenza ma che diverte solo nel suo piccolo borgo.

VALORE ASSOLUTO. La domanda è legittima: Insigne è un top player nel senso puro della definizione? Resta un calciatore che solo in un meccanismo perfetto, come quello del Napoli, si esalta e rende in modo fantastico? La sensazione del momento, l'Italia che gira in modo orribile porta a ridimensionare Insigne, porta ad immaginare che solo in questo Napoli diventi il Magnifico, mentre con l'altro azzurro gli pesa, lo rimpicciolisce ben oltre la già non straordinaria statura. Aiuta, come sempre, fare appello alla storia. Cinque anni fa, Insigne ha esordito in Nazionale, ha giocato una gara del disastroso mondiale brasiliano, ha giocato 36 minuti nell'Europeo a guida Conte. Insigne è al centro del progetto di Ventura da 6 gare, senza mai aver avuto la possibilità di giocare in un contesto tattico idoneo alle sue caratteristiche. Questi sono i dati. In una pagella di poche righe scritta a caldo non si può tener conto della storia, si guarda alla contingenza. Questa contingenza, però, sarebbe dovuta passare da una semplice analisi tattica: Insigne ha giocato da interno di centrocampo, un no sense per uno con le sue caratteristiche, rappresentativo l'estremo tentativo di un Ventura che ha provato qualsiasi cosa pur di mantenere una parvenza di proprie idee, anche nella disfatta. Se così si completa il quadro, certo non si può allora ridimensionare il valore di un calciatore capitato ad esprimere il suo talento nel peggior momento possibile dell'Italia calcistica.

L'ULTIMA CHANCE. C'è un'ultima chance, non per Insigne: ma, per Ventura. Sarebbe quella di avere il coraggio di schierare il suo numero 10 nella sua posizione naturale, nel 4-3-3 richiesto da chiunque. Giusto, però, usare un condizionale con un'accezione negativa. Perché immaginare un ct che vada oltre quel mix di testardaggine e compromesso con i senatori visto finora è quasi impossibile, soprattutto ora che siamo all'ultimo atto.