Il Napoli ha vinto 9 partite delle 10 disputate finora in stagione, 18 delle ultime 20 complessive a cavallo dell'estate, le ultime 11 consecutive in Serie A, tra cui tutte le 6 giocate in questo campionato, segnando in queste 6, di cui 4 in trasferta, almeno 3 gol a partita. La dimensione del Napoli di oggi è tale che battere i campioni d'Olanda sia diventata improvvisamente una formalità, anche se il Feyenoord è parso oggettivamente poca roba. I numeri sono da capogiro, l'impressione visiva e l'espressione di forza che emerge ogni 90 minuti lo sono altrettanto. Eppure criticare il rendimento del Napoli resta l'esercizio più semplice del mondo.

Giocare bene senza vincere non bastava, ed è giusto. Ma adesso la sensazione è che neanche vincere basti più. Oggi sembra che segnare tre gol sia banale. Che azionare ogni volta il pallottoliere sia doveroso e scontato. Che senza necessariamente impartire lezioni di calcio i successi degli azzurri non valgano ugualmente 3 punti. Improvvisamente concetti come pressing corale, velocità del giro palla, predominio territoriale e altezza del baricentro che (purtroppo) erano esclusiva di pochi studiosi, sono diventati argomenti sulla bocca di tutti, pur di rintracciare un limite presunto nella prestazione offerta dagli azzurri

CONDANNATI A VINCERE - Gli uomini di Sarri non hanno certo brillato nella gara di ieri, ma bisogna tener conto di alcuni fattori. Innanzitutto, 6 giocatori su 11 erano praticamente alla quarta partita in 9 giorni, per una squadra che, ogni 72 ore, spende tanto soprattutto a livello mentale, condannata sempre a vincere per tenere il passo della Juventus (e lo sta facendo brillantemente) pur di onorare questa etichetta di unica antagonista che si è meritata sul campo con le proprie virtù e non perchè si duelli ad armi pari. E' vero che, ad esempio, in alcune fasi della gara di ieri sia mancato il pressing a tutto campo, compatto e omogeneo, dei giorni migliori. E' vero anche però che il Napoli ha segnato tre gol attraverso la riconquista del pallone sulla trequarti avversaria. L'avversario era poca cosa, il gol è arrivato presto, i ritmi si sono fisiologicamente abbassati ed il Napoli si è adeguato, anche se a Sarri non piace. Non tanto perchè il Napoli abbia imparato a gestirsi e centellinarsi, che probabilmente è un'altra storiella di inizio stagione, ma perchè è fisiologico che ciò avvenga in una gara messa subito in discesa con un avversario che non sembrava avere armi necessarie per reagire. Chi dice che il Napoli se la sia cavata grazie ad un Reina che ha tolto le castagne dal fuoco parando il rigore (inventato dall'arbitro Collum) a Toornstra, dovrebbe dire anche che se il portiere spagnolo non si fosse fatto da solo il secondo gol di Kharkiv, molto probabilmente il Napoli non avrebbe perso neanche in Ucraina. D'altronde, per la reazione mostrata nell'ormai consueto secondo tempo, gli azzurri non avrebbero meritato la sconfitta. 

TITOLARISSIMI E LA ROSA - Questo Napoli ha la rosa più lunga dell'era De Laurentiis, questo è poco ma sicuro. Tuttavia attenzione a far passare il concetto che di tutti gli addendi che ha a disposizione Sarri può fare sempre la medesima somma: si in difesa, dove Maksimovic non è Albiol, forse nemmeno Chiriches e Mario Rui non è certo Ghoulam (anche perchè oggi in Italia, tranne Alex Sandro e Kolarov, nessuno è Ghoulam). Ma anche a centrocampo, dove benchè le alternative siano di maggior valore vanno fatti comunque dei distinguo. Diawara e Zielinski oggi non sono Jorginho e Allan, vedi sabato a Ferrara. Per il momento di condizione, può darsi. Ma anche per un fisiologico discorso di maturità legato all'anagrafe, con i due brasiliani, classe '91 non a caso come Ghoulam e Insigne, che sembrano aver raggiunto la fatidica maturità del ventisettesimo anno di età ed oggi sono sempre meno sostituibili di prima. Nel post-Shakhtar, a Sarri venne rimproverato di aver lasciato a riposo l'ex Udinese al pari di Mertens, li definimmo degli azzardi. A un tratto anche Milik, pagato 32 milioni di euro, sembrava non più all'altezza dei primi 11, eppure parliamo di un grosso attaccante. Ecco, da adesso in poi Sarri non avrà a disposizione neanche più lui, che avevamo definito il vero grande acquisto della campagna estiva. Gli acquisti, quelli alla lettera, hanno collezionato un quarto d'ora in due. Quello di Ounas nel derby-allenamento contro il Benevento. Alla perdita di Milik il Napoli ha risposto mandando a segno (con dedica) tutto il tridente contro il Feyenoord. L'idillio continua, e non è scontato; si diano i giusti meriti.