Mentre l'Italia del pallone celebrava la crescita di un Napoli divenuto capace di vincere anche senza convincere, prevalendo alla distanza anche in quelle partite cosiddette sporche, c'era chi invece, pur non potendo dircelo perchè costretto al silenzio stampa, più che sprizzare gioia, era lì a chiedersi come mai la sua squadra non convincesse più. Perchè queste partite, prima di vincerle, il suo Napoli permettesse all'avversario di sporcarle così facilmente. Maurizio Sarri ci aveva visto giusto, quando in conferenza stampa aveva richiamato tutti all'ordine: l'approccio e la prestazione sono fondamentali per arrivare al risultato, altrimenti, prima o poi "ci rimettiamo le penne". Contro lo Shakhtar l'approccio giusto non c'è stato, la prestazione, per 60 minuti almeno, neanche e il Napoli le penne ce le ha lasciate. 

​LE SCELTE – Sarri ci aveva visto talmente giusto che sorge spontanea una domanda: perché, se il momento non era poi così felice come lo si raccontava, in 7 giorni in cui si partiva dal Bologna per arrivare al Benevento, la rinuncia a tre dei cosiddetti titolarissimi sia arrivata proprio nella prima, delicatissima, trasferta di Champions? Col senno di poi probabilmente è più facile, ma è inevitabile che le scelte di ieri sera facciano discutere. La spiegazione di Sarri non convince a pieno, anche perché l’allenatore azzurro non ne ha fatto un discorso tecnico o tattico, ma ha parlato di Mertens ed Allan semplicemente come di giocatori che “avevano bisogno di riposare”. E’ lui stesso però, a rimarcare come parlare di cali fisici a questo punto della stagione può essere precoce. Soprattutto alla luce della verve che i due hanno dimostrato una volta subentrati. Milik è degno del rispetto e della stima di tutti, ma non era questa la partita giusta per il passaggio del testimone con Mertens. Tra l’altro Sarri lo aveva previsto, anche qui molto bravo, che una squadra con le qualità tecniche dello Shakhtar avrebbe costretto il Napoli sulla difensiva in alcune fasi della gara. Proprio per questo, probabilmente, miglior partita di una con degli spazi di cui approfittare per Mertens non poteva esserci, con al contrario le caratteristiche fisiche di Milik che molto più si sposano con una gara casalinga contro una difesa all’italiana. Di Mertens però non è mancata soltanto la vena realizzativa, bensì anche la capacità di cucire il gioco e di aggredire il portatore di palla avversaria, primo uomo a dettare quel pressing che, per stessa ammissione di Sarri, nella gara di Kharkiv è stato completamente sbagliato, permettendo allo Shakhtar di trovare con troppa facilità la batteria dei trequartisti. Se il belga di quel pressing ne è l’ispiratore, Allan a centrocampo ne è il miglior interprete, a maggior ragione questo Allan di oggi, forse il migliore mai visto a Napoli per continuità di rendimento. Il suo dinamismo ieri è mancato tremendamente alla formazione azzurra e la scelta della doppia mezzala di fantasia, con il talentuoso ma ancora troppo incostante Zielinski, è stato un azzardo per questo tipo di partita. Specie, se dall’altra parte c’è un Hamsik fuori forma.

L'APPROCCIO - Sarri ha poi sottolineato come l'approccio non sia stato quello giusto. Gli hanno fatto eco Allan e Milik, ammettendo inoltre che è la terza gara consecutiva che ciò avviene. Quando lavori per un'estate intera ad un solo obiettivo (il preliminare, ndr), è umano e fisiologico mollare un po' la presa dopo averlo raggiunto, per altro brillantemente. Tuttavia se parliamo di una squadra con ambizioni da scudetto, è inammissibile parlare così apertamente di senso di appagamento per aver raggiunto un obiettivo così minimo ed ampiamente alla portata. Non è credibile che gli azzurri possano scendere in campo privi del giusto mordente in una competizione che dà stimoli solo a immaginarla, come la Champions League. Cosa dovrebbe accadere allora a chi vince da anni o a chi in questa competizione arriva sempre fino in fondo? Fosse così, in ogni caso, il Napoli non poteva imbattersi in una sveglia migliore. Se la sconfitta di Kharkiv, oltre ad avere complicato il cammino in Champions sarà stata anche terapeutica per il Napoli che verrà, lo scopriremo da qui al primo ottobre, ultimo appuntamento prima della sosta. Cinque partite in cui conosceremo qualche verità in più. Cinque partite che Sarri dovrà capire come gestire nel miglior modo possibile trovando il giusto equilibrio.