C’è amarezza nelle parole di Maurizio Sarri. Non la prestazione, giudicata positiva, quanto per le decisioni di Damato, apertamente contestato dal tecnico alla fine del match. Mancano due rigori (uno per tempo) e torna alla mente il penalty concesso e poi negato a Pescara. Un malessere che mette in secondo piano i contenuti tecnici del match, in parte cancellati dalle topiche del direttore di gara, apparso in totale confusione sin dai primi minuti. Sullo sfondo un Napoli bello solamente a tratti, poco preciso negli ultimi sedici metri e in debito d’ossigeno negli ultimi minuti, quando il grifone ha addirittura rischiato di portare a casa l’intera posta in palio. Lo zero a zero pone fine al primato, durato appena tre giorni, ma lascia al Napoli il titolo di unica squadra imbattuta. Troppo poco per restituire il sorriso ad un Sarri piuttosto nervoso, a tal punto da pungolare la società sul tema arbitri.

Ma è anche vero che Sarri non ha osato: Gabbiadini è entrato al posto di Milik, ma anche in questo caso il suo ingresso non si è sentito. Si poteva forse fare qualcosa di più, visto che il tecnico ha fatto i soliti cambi ruolo per ruolo, inserendo Zielinski al posto di Allan e Insigne per Mertens. Consuete staffette, ma contro il Chievo servirà sicuramente qualcosa di più. Innanzitutto stemperare subito le tensioni verso il mondo arbitrale: Sarri ha avuto ragione a lamentarsi per almeno un rigore non concesso. Ma l’allenatore azzurro ha fatto notare anche un’altra cosa: soprattutto in queste circostanze servirebbe anche la voce della società. Invece è sempre lui a parlare, e a quanto pare il ds Giuntoli non è autorizzato (come lo stesso Sarri ha fatto capire) a rilasciare dichiarazioni. Una situazione singolare, ma il Napoli le vere risposte le deve trovare sul campo. A partire da sabato sera con il Chievo.