E’ un Sarri scatenato quello che abbiamo ammirato nella conferenza stampa della vigilia di Feyenoord-Napoli. L’allenatore azzurro si è tolto diversi sassolini dalle scarpe e non ha risparmiato diverse frecciatine e riferimenti sarcastici ai suoi detrattori in merito alle critiche ricevute dopo la sconfitta con la Juventus ed in generale nell’ultimo periodo. “Se manca Insigne giocherò in 10, se è vero che non cambio mai…”, “Dicono che mi lamenti sempre, ma non mi sono mai lamentato degli infortuni”,Rashford l’unico attaccante ad aver giocato più di Mertens nell’anno solare? Pensa quanto sarà stanco…”. Tutto molto simpatico, ma il sarcasmo non risolve i dubbi, tantomeno i problemi.

NESSUNA CRISI – Ha ragione Sarri quando dice che il Napoli non può essere considerato in crisi per aver perso una sola partita dopo un filotto incredibile di risultati positivi. La parola crisi, in realtà, ce l’ha buttata dentro lui, e nessuno si sarebbe sognato di affibbiarla a questo momento della sua squadra che nei mesi e prima negli anni ha fatto cose straordinarie grazie innanzitutto alla sua mano. Però ci sono delle difficoltà, questo è palese, e probabilmente molte di queste sono riconducibili a quell’ormai celebre discorso della gestione della rosa che in tanti gli contestano da parecchio tempo, fino a seccarlo, ma malgrado la sua seccatura, ancora non abbiamo ben capito quale sia il suo punto di vista. Al di là delle battute, per quanto simpatiche, non abbiamo capito quale sia il suo pensiero in merito.

CI SONO NUMERI E NUMERI... - Così come non è ben chiaro, dal punto di vista di Sarri, quale sia il motivo per cui la sua macchina perfetta si sia inceppata trovando solo 3 reti nelle ultime 4 partite di Serie A dopo averne rifilati almeno 3 a chiunque in avvio di stagione. I numeri che Sarri cita sono incontrovertibili e raccontano di un percorso fantastico, ma non sono tutti, e non danno le risposte che servono oggi per capire se il Napoli avrà gli strumenti per riprendere il passo perduto. Non spiegano perché manchino alternative di gioco e di uomini e perché il Napoli soffra sempre lo stesso tipo di partite, contro lo stesso tipo di difese e soprattutto perché in esse non si pensi mai a qualche variazione sul tema. Anzi, l’unica alternativa tattica di cui il Napoli si era avvalso in qualche scampo finora, quella del 4-2-3-1, è stata bocciata nella conferenza di ieri dal tecnico partenopeo, che ha ammesso addirittura di essersi scusato con la squadra per averla messa in campo nel finale della partita contro il Manchester City. Senza Milik non si può fare, e quello che pensa di Ounas, Sarri ce lo aveva già detto venerdì sera dopo la sconfitta con la Juventus destando non poche perlplessità.

QUAL E’ IL PIANO? - Al di là del sarcasmo, dunque, ci si chiede oggi se Sarri abbia o meno un piano e se si, cosa questo preveda. Almeno fino a gennaio il Napoli dovrà tirare avanti con quello che ha e, conoscendo le abitudini del tecnico e la riluttanza a lanciare in campo i nuovi senza essere prima passati per interminabili periodi di apprendistato, non è neanche detto che la finestra di riparazione possa incidere chissà quanto sulle sorti di un Napoli che anche se stasera potrebbe diventare l’unica squadra italiana a non proseguire il cammino in Champions, continuebbe in ogni caso ad andare avanti su tre fronti e se lo scenario continentale fosse quello dell’Europa League, allora sarebbe anche atteso da due partite in più nel mese di febbraio. Non potrà trasformare i pani e i pesci, ma l’allenatore del Napoli dovrà inevitabilmente inventarsi qualcosa oltre a dichiarare guerra a chi muove degli appunti alla sua gestione.

IL GRUPPO - Intanto Sarri, forse più conscio di quanto non ammetta della complessità del momento, sceglie di difendere a spada tratta la sua squadra, Mourinho docet, ma i soliti numeri ed il ricorso agli stranoti record di punti non bastano più e in generale non bastano per alimentare il sogno scudetto, anche perché l’attuale record di punti del Napoli, ottenuto lo scorso anno, coincide con un terzo posto, ottenuto alle spalle di una Roma che aveva scritto il proprio a sua volta senza che questo le impedisse, mesi dopo, di superare brillantemente il girone più duro della competizione ed essere in campionato a ridosso delle prime malgrado la situazione iniziale sembrasse molto più penalizzante. La Roma ne è venuta fuori con la responsabilizzazione del gruppo. Nessuno tocchi a Sarri i suoi ragazzi che stanno scrivendo la storia del Napoli. Ma quanti sono questi ragazzi e quanti di loro, di questa storia, si sentiranno in questo momento veramente parte?