Tanti, troppi numeri vogliono un destino che sembra già scritto: perché una squadra che gira a 48 punti ha un rendimento da scudetto, perché una squadra che fa 99 punti nel 2017 ha raggiunto una forza da top assoluta a livello continentale, perché 17 volte su 23 chi è stato campione d'inverno nell'era dei tre punti è stato poi campione d'Italia, perché 18 vittorie nelle ultime 20 trasferte sono il presupposto di un logico trionfo, perché nessuno nei principali 5 campionati europei è rimasto imbattuto in trasferta per un intero anno solare, perché 10 clean sheet in 19 partite dimostrano una quadratura difensiva che non ha più nulla da invidiare neppure alla Juventus. Ma, il Napoli, questo Napoli, è proprio di questi numeri che non deve fidarsi. Non deve farlo perché a Crotone ha rischiato: e non ci sono sorrisi particolari sul volto di Marek Hamsik nel post-gara, ma solo una consapevolezza che spiega anche perché il Napoli è arrivato anche a questi numeri: “Non ci possiamo permettere di soffrire così alla fine, dobbiamo chiuderla prima per non stressarci così alla fine. Importante però è stato portare a casa i tre punti. Già da tre anni abbiamo preso la strada giusta, ma questo titolo non significa niente, vogliamo arrivare fino alla fine”.

LA STRADA IN DISCESA - Se Hamsik ha ragione quando parla di strada giusta, è corretto anche parlare di strada in discesa per il Napoli. Il ritmo folle di punti macinati sta arrivando nonostante una congiuntura di elementi negativi molto pesante: dal 23 settembre non hai più Milik, dal primo novembre non hai più un perno imprescindibile come Ghoulam, dal 29 ottobre non segnano in campionato Mertens e Callejon, con il tridente che ha fatto 20 su 42 gol stagionali in Serie A: meno della metà e molto meno delle attese. Impensabile che Callejon e soprattutto Mertens continuino in questo impensabile digiuno, qualcosa i ritorni di Milik e Ghoulam dovranno pur dare visto che si tratta di calciatori di prima fascia. Gli elementi per esser ottimisti ci sono: anche perché non è lo stesso Napoli di due stagioni fa, quello che si laureò campione d'inverno a Frosinone per poi cedere lo scettro alla Juventus. Quello era un Napoli diverso, meno maturo, meno consapevole della sua forza.

SPINTA CARIOCA - Quello era, in particolare, un Napoli che non aveva una la stessa dose di fosforo e potenza brasiliana. Perché il cervello di questa squadra resta Jorginho, un calciatore che ha imparato ad evitare lo schermo alle sue geometrie e che ora alterna con naturalezza corto e lungo. E poi c'è Allan: era solo uno che spezzava, ora è un regista avanzato, è l'alternativa tattica che devasta i piani dei tecnici avversari, è il nuovo capolavoro di Sarri dopo quanto fatto con Mertens lo scorso anno.