Molto clamore si sta producendo intorno al trasferimento di Neymar dal Barcellona al Paris Saint Germain. Ma nonostante il gran chiacchiericcio, diversi aspetti del dossier rimangono inesplorati. Ci si sofferma sull'elemento più eclatante, cioè la cifra monstre di 222 milioni di euro da versare per pagare la clausola rescissioria del calciatore, e in parte si pone attenzione alla formula d'ingegneria finanziaria che rende possibile l'operazione (cioè, il trasferimento della cifra da un fondo sovrano del Qatar a  Neymar), o sull'esosa commissione riservata al padre del brasiliano. Ma al tempo stesso vengono trascurati gli elementi davvero essenziali della vicenda, quelli che maggiori ripercussioni avranno dal punto di vista politico. Tali elementi sono quattro, e ci spiegano perché il caso Neymar costituisca un punto di non ritorno.
 
1) La rottura della Pax fra i club della super-élite europea – Con l'avvio degli Anni Dieci si è formato un gruppo dominante di club europei che si potrebbe definire "super-élite". Un circolo estremamente ristretto, che ha come rappresentante italiana la Juventus, capace di stare dentro quel novero con grande fatica. Le altre componenti sono Barcellona e Real Madrid per la Spagna, il Chelsea e i due Manchester per l'Inghilterra, il Bayern Monaco per la Germania e il Paris Saint Germain per la Francia. Fra questi club, fino all'altro ieri, vigeva un patto più o meno tacito di non aggressione sul fronte del calciomercato. Più probabile, anzi, che venissero a intrecciarsi fitti e costosi scambi di calciatori. Si guardi, giusto per fare un esempio, al viavai recente lungo l'asse Juventus-Bayern Monaco. Ebbene, il trasferimento di Neymar va a rompere questa Pax. Succede infatti che un club del circolo di super-élite compia un atto ostile nei confronti di un altro club del circolo, andando a strappargli uno dei calciatori più rapppresentativi grazie all'uso della clausola rescissoria, cioè un meccanismo che taglia fuori il club cedente. Uno sgarbo deliberato e pianificato. Da oggi si è ufficialmente prodotta una spaccatura nella super-élite, e sarà difficile da sanare.
 
2) Dispetti da sponsor? - Sono debitore di questo spunto a un contatto di Twitter, Ernesto Tomas. Questi mi ha fatto argutamente notare che "Neymar arriva e se ne va con #QatarAirways". Vero. Che vi sia un interesse diretto dello sponsor verso un calciatore così mediatico, è cosa ovvia. Ma è anche plausibile un'altra ipotesi. Da questa stagione il Barcellona ha un nuovo main sponsor. Si tratta di Rakuten, colosso giapponese del commercio elettronico che ha preso sulle maglie del Barcellona il posto appartenuto fino a poche settimane fa a Qatar Airways. Inoltre, lo scioglimento del vincolo fra il club blaugrana e la compagnia aerea qatariota è avvenuto in modo non proprio cordiale. Che lo scippo di Neymar sia una ritorsione dell'ex sponsor? Chissà.
 
3) Se i ricchi sbeffeggiano il Fair Play Finanziario – Questo punto e il successivo sono lo sviluppo dei temi esposti nel corso di un'intervista rilasciata a Federico Thoman per Upday.it. La conseguenza più significativa dell'affare Neymar è la definitiva presa di coscienza che, nei confronti dei super-ricchi del calcio europeo, il Fair Play Finanziario Uefa è un'arma scarica. Chi possiede un'esagerata disponibilità economica, tale da comprarsi i consulenti più machiavellici oltreché i calciatori più costosi, troverà sempre l'escamotage per aggirare i vincoli. Nei giorni scorsi gli analisti si sono arrovellati sull'impossibilità, per il PSG, di far rientrare nei parametri del FPF un'operazione il cui valore complessivo sfonda il tetto del mezzo miliardo di euro. E invece ecco trovata la soluzione: il soggetto che controlla il PSG attinge alla propria (smisurata) cassa e mette nelle mani di Neymar l'assegno che gli consente di liberarsi del vincolo col Barcellona. Le casse del PSG non vengono sfiorate da quel flusso di denaro. E quanto ai custodi del FPF, da dietro il vetro blindato della loro garitta sorvegliano impotenti il passaggio di Neymar che con una mano sventola l'assegno da 222 milioni di euro e con l'altra fa loro il gesto dell'ombrello.
 
4) Perché potrebbe essere una TPO (e perché la Fifa non può farci nulla) – L'elemento più delicato dell'intera vicenda sta nel fatto che l'accordo fra Neymar e Qatar Sports Investments (QSI) potrebbe essere una sofisticata forma di Third Party Ownership (TPO). Cioè un meccanismo messo al bando dalla Fifa ma che, nella fattispecie, la Fifa stessa avrebbe difficoltà a contrastare. Spiego perché. Partiamo dal fatto che Neymar si è liberato del vincolo col Barcellona grazie all'intervento di un finanziatore esterno al mondo del calcio. Avrebbe potuto farlo anche rivolgendosi a un grosso attore bancario. In quel caso Neymar avrebbe dovuto chiedere un mega-mutuo da 222 milioni, dando come garanzia i propri ricchissimi introiti pubblicitari e quelli da prestazioni sportive, o vendendo allo stesso soggetto bancario lo sfruttamento dei suoi diritti d'immagine per un numero X di anni. Ovviamente quello che si sta ipotizzando è un caso di scuola, perchè anche per un calciatore di grande richiamo mediatico come Neymar è molto arduo immaginare introiti tali da ripagare (e in un tempo ragionevolmente breve) un finanziamento da 222 milioni di euro. Ma rimanendo nell'ambito del caso ipotetico, le garanzie che l'attore bancario pretenderebbe sarebbero quelle legate alla commercializzazione del brand Neymar, indipendentemente da quale sia il club per il quale il calciatore andrà a giocare. Invece il fatto che Neymar abbia ottenuto i 222 milioni non già da un attore bancario, ma da un fondo sovrano che è anche il soggetto controllante del club in cui Neymar andrà a giocare, cambia completamente la prospettiva. E qui arriva l'interrogativo cruciale: che tipo di vincolo avrà ottenuto il QSI da Neymar, per garantirsi i benefici derivanti dallo sfruttamento (sportivo e mediatico) del calciatore? Tanto più che, giusto per rimanere nel terreno delle ipotesi e dei casi di scuola, senza l'esistenza di un vincolo diverso da quello della restituzione finanziaria potrebbe succedere che Neymar versi i 222 milioni al Barça ma poi dica agli emiri: "Ok signori, grazie della generosità ma io adesso me ne vado al Manchester United che mi offre 50 milioni all'anno". E dunque, per evitare una circostanza del genere, che tipo di vincolo lega Neymar al QSI? Quale che sia la risposta, emerge una sola quasi-certezza: è molto probabile che il brasiliano, oggi, sia proprietà di un fondo sovrano che poi lo gira al suo principale club calcistico. E cos'è questa cosa, se non una TPO? E tuttavia, temo che la Fifa abbia nessuna possibilità di stoppare questo (ipotetico) meccanismo di TPO, allo stesso modo in cui l'Uefa e il suo  Fair Play Finanziario nulla possono contro il pagamento della clausola rescissoria al Barça. La Fifa può intervenire laddove ravvisi delle irregolarità nei meccanismi di trasferimento fra un club e l'altro. Ma in questo caso, dove avvrebbe facoltà d'intervenire? Si trova davanti alla vicenda di un calciatore che da soggetto privato si rivolge a un soggetto di finanza istituzionale, nonché esterno alla giurisdizione della Fifa stessa. Grazie all'erogazione fatta da questo soggetto, il calciatore si libera del vincolo dal club di appartenenza. In quanto libero cittadino ne ha facoltà. E per quanto si tratti di un caso-limite, di sicuro è un caso che non registra profili d'illegalità, né va a infrangere espliciti divieti posti dal regolamento Fifa sullo status e i trasferimenti dei calciatori. Esiste forse una norma che impedisca al calciatore di procacciarsi il denaro necassario a pagarsi la clasuola rescissoria? La risposta è: no. Aggiungo: si potrebbe mai ipotizzare, in futuro, una norma del genere? Ancora una volta la risposta è: no, perché una norma del genere sarebbe un gravissimo attentato alla libertà della persona. Ecco perché la Fifa non può nulla in questo (probabile) caso di TPO. Anche in questo senso la vicenda di Neymar segna un punto di non ritorno. E apre un nuovo  campo d'azione alla più bieca speculazione ai danni del calcio.
@pippoevai