Ci sembra qui giusto celebrare Massimo Oddo, che da quando si è seduto sulla panchina dell’Udinese ha vinto quattro partite su cinque, l’ultima del filotto per 4-0 contro il Verona, perdendone soltanto una, la prima - immeritatamente e su rigore - contro il Napoli. L’Udinese di Oddo è andata a vincere, segnando ogni volta tre gol, a casa di Crotone e Inter. E la facilità ad andare in gol viene testimoniata anche dalla Coppa Italia: al Perugia ne ha fatti 8. Da quando a Udine c’è il tecnico di Pescara: 12 gol fatti, 2 subiti (uno solo su azione), 2,40 punti a partita e 8° posto (con una partita da recuperare), a ridosso di una zona Europa che oggi - con la Sampdoria che continua a perdere (1 solo punto nelle ultime 5 gare) - si fa più interessante che mai.

Oddo ha giocatori di qualità e un centrocampo - Barack, Jankto, lo stesso Fofana - che potenzialmente può diventare da grande squadra. L’anno scorso a Pescara, Oddo aveva vinto una sola volta in 24 partite: era una squadra in disarmo, poco attrezzata per la categoria. A Udine l’ex terzino di Lazio e Milan ha trovato il materiale tecnico che non aveva mai avuto. Gioca un calcio semplice, con il 3-5-2, ma niente affatto banale, anzi propositivo e a ritmi alti.

Detto di Oddo, passiamo a Beppe Iachini. Quella con l’Inter è la terza vittoria consecutiva. Beppe ha perso solo al debutto, contro la Fiorentina (3-0), poi ha vinto in casa col Crotone (2-1), ha vinto a Marassi all’ultima curva (1-0) e ha vinto appunto con l’Inter (1-0). Con Iachini in panchina il Sassuolo viaggia alla media di 2,25 punti a partita e si è tirato - per ora - fuori dai guai. Iachini gioca col 4-3-3, la sua squadra ha meno qualità singole di quella di Oddo (cresce Lirola, Politano è già una certezza, Falcinelli è pronto a sbocciare, Berardi chissà mai quando ma può essere domani o mai), ma il suo marchio si vede: calcio verticale, mai rinunciatario. E dire che un anno fa Iachini sedeva sulla panchina dell’Udinese, la stessa Udinese che oggi è allenata da Oddo. Beppe venne esonerato dopo sette partite, aveva vinto due volte.

A Udine, e con i Pozzo, non scoccò mai la scintilla. Che invece si è accesa con Oddo. Certo, sono cambiati alcuni interpreti (Oddo può contare su Barak, Lasagna, Stryger, Behrami, Bizzarri) ma è ancora una volta la dimostrazione che nel calcio - oltre che alle competenze personali - bisogna essere l’uomo giusto al posto giusto (lo è Oddo, ma teoricamente lo era anche Iachini l’anno scorso) ma soprattutto al momento giusto.