Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, l’ex attaccante di Roma, Juventus e Inter Pablo Daniel Osvaldo, parla del suo periodo nerazzurro e di quell’episodio che lo costrinse a lasciare Milano. Decisiva la lite con Roberto Mancini, che l’argentino colpì con un pugno.

Quando ho deciso di lasciare il calcio? Al Boca. Troppo gossip. Non potevo uscire, avevo paura della gente. Non ce la facevo più. Avevo offerte dalla Cina e anche da club da Champions, ma avevo staccato. Iniziavo a odiare ciò che avevo sempre amato. Il calcio merita rispetto. E al denaro preferisco l'asado e una birra”.

E se la chiamassero ora?
“Vuole ridere? A dicembre 2016 mi contatta Sampaoli, all'epoca al Siviglia: “Dani, non ti chiedo nulla. Fai ciò che vuoi in campo e fuori, ma mi serve una punta”. “Mister, ma c’è il Cosquín Rock (festival argentino, ndr)”. E lui: “Dimenticavo! Vai pure, di certo non puoi perderlo”. Due pazzi”.

L’ESCLUSIONE DALLA NAZIONALE - “Prandelli mi escluse da Brasile 2014. Ascoltò media e tifosi che non volevano l‘argentino con la 10, portò Cassano. Ero frustrato, ma nulla contro Antonio. Mi sono sempre allenato al top, parlavano perché ero stravagante. Al 90’ per me finiva tutto e non ero un Cristiano Ronaldo che faceva palestra a casa dopo l'allenamento. Ma questo cosa vuol dire? Avevo altri interessi fuori dal campo, pagai anche per questo”.

LE COSE DA NON RIFARE - «A Roma avrei dovuto gestire meglio certi momenti. Ma lì c'è gente malata di calcio che ti insulta se non baci la maglia, quasi dimenticandosi dei 28 gol in 2 anni. Sarei rimasto un altro anno solo per farmi rimpiangere. Con Mancini? Gli tirai un cazzotto dopo quel famoso Juve-Inter. “Vuoi fare a botte?”. Lui: “Ma non dirmelo davanti a tutti”. Se non mi avesse cacciato avrebbe perso autorevolezza. Poi andai nel suo ufficio piangendo, mi vergognavo. È un grande, con un bel carattere...».