Un investimento da 30 milioni di euro che a Barcellona iniziano a rimpiangere e che ripropone l'annoso tema del difficile ruolo dell'attaccante di scorta. Ci vogliono doti caratteriali non indifferenti per attendere l'occasione giusta alle spalle del tridente di marziani composto da Neymar, Suarez e Messi. Ma le cifre dell'ex attaccante del Valencia sono davvero impietose ad oggi: nessun gol nelle 10 presenze collezionate tra campionato, Champions League e Coppa del Re e, proprio in occasione della sfida contro il modesto Hercules, è sembrato la copia sbiadita del giocatore che era stato eletto come l'erede di David Villa.

Il Guaje, dopo essere diventato a suon di reti un beniamino del Mestalla, si trasferì in blaugrana per 40 milioni di euro ma, a differenza di Alcacer, per avere un ruolo centrale nella formazione guidata all'epoca da Guardiola, con cui vinse la Liga due volte, una Coppa del Re, 2 Supercoppe di Spagna, una Champions League (suo il gol del definitivo 3-1 al Manchester United a Wembley), una Supercoppa Europea e un Mondiale per club. Una grande operazione per tutti, che ha consentito anche la sopravvivenza del Valencia prima dell'arrivo del magnate di Singapore Peter Lim e che ha facilitato proprio l'esplosione di Paco Alcacer, diventanto nell'estate 2013 il 9 titolare de los che e per un breve periodo anche della nazionale spagnola. Da qui la pesante contestazione che il ragazzo di Torrent ha dovuto subire il giorno del suo addio per trasferirsi al Barcellona, un'operazione che ha indebolito pesantemente il reparto offensivo della squadra allenata oggi da Prandelli e che non ha portato benefici nemmeno al Barcellona. Dopo soli 3 mesi, Paco Alcacer è un oggetto misterioso.