Nello sfascio che ha lasciato il Porto, tutti nella Roma hanno avuto una reazione in qualche modo sensata, tra delusione ai massimi livelli e voglia di riscatto. Spalletti ha detto: “Sarà dura ripartire”. Sabatini ha detto: “Sul mercato non cambia nulla”. Nainggolan ha detto: “Ora dobbiamo fare bene in Europa League”. De Rossi (bontà sua) ha detto: “Maxi Pereira, scusami” (già, perché anche lui sa bene di avere commesso un fallo grave, netto e imperdonabile). Poi c’è Pallotta, che ha detto: “Quest’arbitro è stato disgustoso”.

Di presidenti che se ne escono con dichiarazioni originali ne abbiamo visti tantissimi; di padroni che nel calcio vanno sopra le righe anche, e per i motivi più disparati. Berlusconi, ad esempio, ha sempre voluto fare l’allenatore, memore di una vecchia esperienza sulla panchina dell’Edilnord. E Moratti se l’è presa con gli arbitri per anni, sia quando ne aveva tutti i motivi, sia quando ne aveva molti di meno. Per non dire di Zamparini, di Preziosi o anche dello stesso Franco Sensi. Massì, tutti a loro modo hanno esagerato in qualche occasione, però sempre partendo da un presupposto indiscutibile: conoscevano - chi più chi meno, chi meglio chi peggio - ciò di cui parlavano.

Lui, Pallotta, no: non sa di cosa parla. Non siamo a conoscenza di quante partite di calcio abbia visto in vita sua, ma siamo sicuri che sono pochissime e probabilmente qualche volta s’è pure assopito davanti alla tv. Se così non fosse, non avrebbe mai rilasciato le dichiarazioni che hanno seguito Roma-Porto e che sono state riportate dalla Gazzetta dello Sport:L’arbitro è stato disgustoso, ha rovinato la partita, ditemi come si può giocare in dieci o in nove”. Lui che per cinque anni non ha protestato, incluso quando ne aveva motivo, e che voleva insegnarci la cultura della sconfitta in stile Usa, se ne esce con frasi del genere nel momento in cui nemmeno i calciatori, pieni di adrenalina, hanno il coraggio di dire un semplice: l’arbitro ha sbagliato.

Di calcio possono parlare tutti, ci mancherebbe, ma se si è presidenti di un grande club bisogna esprimere concetti che abbiano una base - almeno minima - su cui poggiare. Pallotta è sicuramente un abilissimo businessman, però quando deve intervenire su questioni di campo, anche le più elementari, abbia l’accortezza di consultarsi con qualcuno che conosce questo sport almeno un po’. Altrimenti stia zitto: fa una figura migliore. Ed evita un’umiliazione ulteriore alla Roma.

@steagresti