Il capitano di mille battaglie, in quella Sampdoria Campione d'Italia, aveva il volto sorridente di Luca Pellegrini. Varesino di nascinta, genovese d'adozione, dopo undici anni in blucerchiato Pellegrini non si è dimenticato di quella che è stata e sarà sempre la sua casa. Anche oggi che è un apprezzato commentatore televisivo, l'ex difensore ha sempre un occhio di riguardo per la Samp.

Recentemente a Pellegrini è anche capitato di commentare il Doria, ad esempio in occasione della trasferta di Verona. E nell'analizzare la sconfitta di Udine, il Capitano non ha dubbi: "La Samp non è ancora una squadra matura. Lo dicevano anche di noi, all’inizio della cavalcata, che anni dopo portò allo scudetto. Caminiti, grande firma di Tuttosport, aveva coniato il termine 'immaturi', perchè mettevamo sotto le grandi e poi buttavamo via punti in provincia. Stiamo parlando dell’epoca di Bersellini, ‘84-‘85, ‘85-‘86, ma c’eravamo già quasi tutti, mancavano solo Pagliuca e Lombardo" ha raccontato Pellegrini a La Repubblica. "Il problema è che eravamo giovani e a quell’età si è soggetti alla luna. Bersellini amava dire: 'Se i vecchi potessero, se i giovani sapessero...'. La crescita sotto questo aspetto è la cosa che può fare la differenza a livello di obiettivo finale. Prima di Udine per tutta la settimana Giampaolo ha parlato di motivazioni, di approccio mentale. Pareva che se lo sentisse, il cinquantenne che ragiona sull’esperienza".

Contro il Milan, però, i blucerchiati avevano fatto la partita perfetta: "Meritando, vincendo nettamente, divertendo. A me piace da morire Giampaolo. La Samp ha una sua identità, gioca a memoria, ogni calciatore sa ciò che deve fare" spiega Pellegrini. "L’ottavo posto potrebbe essere possibile, ora che Strinic e Zapata hanno aumentato ulteriormente la qualità: a patto però di eliminare quest’ultimo difetto, la scarsa ferocia con le piccole. Si vede che i giocatori sono ricettivi, assecondano Giampaolo sul piano tattico. Ora devono assecondarlo anche sul profilo psicologico, motivazionale, crescere di testa, fare tesoro delle esperienze negative. Il cuore mi farebbe dire settimo posto, ma io mi sforzo di essere obiettivo e dico ottavo, perchè secondo me, al di là di Juve, Napoli, milanesi e romane, l’Atalanta ha qualcosa in più".

La speranza, secondo Pellegrini, va riposta in un elemento chiave: "La simbiosi perfetta tra Giampaolo e il gruppo. Un allenatore che insegna, giovani ricettivi e vecchi che sono professionisti seri e danno l’esempio come Viviano, Barreto, Silvestre e Quagliarella, allenatori in campo. E’ un’ottima filiera. Insegnamenti che in settimana si trasmettono e alla domenica si vedono. Le plusvalenze? E’ il destino di una società come la Samp, che però ha la capacità, lo sta dimostrando, di rimpiazzare a dovere i gioielli venduti. In rampa di lancio prevedo Torreira e Praet. Il primo dimostra in ogni partita la sua bravura, è giocatore di sicura prospettiva, migliora sempre e fa capire di avere ulteriori margini di crescita. Certo, deve piacere ad un allenatore per le caratteristiche che ha. Torreira non va snaturato. Per il definitivo salto di qualità gli manca solo qualche gol. Quanto a Praet mi piace la sua adattabilità: l’anno scorso lo definivo un giocatore triste, non credeva in ciò che faceva, ora si è convinto, anche perchè è arrivato Ramirez e dietro alle punte avrebbe rischiato di non giocare mai. Su Praet credo che Giampaolo abbia ragione: può diventare un grande centrocampista, sul livello di Zielinski. Mi piace anche Zapata. Era un’ira di Dio, velocità, tecnica, capacità di fare reparto. Quando è rientrato, ha fatto fatica, nella passata stagione avrò visto l’Udinese dal vivo 15 volte e l’ho seguito da vicino. Mi pare stia ritrovando la forma giusta. Con Giampaolo - conclude Pellegrini - può crescere tanto, diventare devastante"