Non mi passa, non faccio fatica a dirlo. Due giorni dopo è peggio, lo shock per non aver battuto la Svezia, per non aver conquistato il Mondiale è ancora più grande. Chi vive di calcio, chi vive il calcio a 360 gradi come me avrà bisogno di tempo, il bla bla bla che ho sentito in queste ore ( "Meglio ora che ai gironi" oppure "Almeno così il calcio italiano può essere rifondato") non mi dà sollievo. Anzi mi fa arrabbiare. L'idea che a giugno non saremo protagonisti fa male, sapere che non ci saranno discussioni da bar riguardo ai convocati o alla formazione, che non ci saranno pizza e birra davanti alla tv, che non ci saranno permessi e corse nel traffico per non perdere il calcio d'inizio, che non ci saranno vacanze pianificate per non saltare neanche un minuto degli Azzurri mi fa venire il magone. 

Il fatto che l'Italia non sarà in Russia ha sconvolto tutti, non solo il sottoscritto. E' argomento di discussione sui social network, in tv, nelle radio, sui giornali, in ogni angolo del mondo. "Non è un vero Mondiale senza Italia" è il pensiero comune, persino i francesi, i nostri più grandi rivali, sentono la nostra mancanza! La delusione è grande e non è destinata a svanire in tempi rapidi. Siamo solo a novembre, a giugno sarà peggio. E non è finita qui. Nella migliore delle ipotesi giocheremo il prossimo Mondiale estivo (nel 2022, in Qatar, si giocherà a dicembre) tra 9 (nove) anni. Fate due conti, è un'eternità!

In queste ore un mio caro amico l'ha buttata lì: "A giugno riguardiamoci tutte le partite degli Azzurri del Mondiale 2006. Facciamo come se fosse tutto nuovo, senza perdere le nostre tradizioni: stesso posto di sempre, maglia, birra, inno". Mi ha fatto sorridere. E non nascondo che per un attimo ci ho pensato seriamente. Undici anni fa ho vissuto l'estate più bella della mia vita, ma è ora di lasciare tutto alle spalle. Non posso e non possiamo vivere di ricordi. Dobbiamo guardare avanti, nella speranza che arrivi qualcuno a spazzare la via le due sciagure Tavecchio e Ventura, due piccoli uomini attaccati alla poltrona, che in queste ore hanno perso persino la dignità.

Abbiamo bisogno di aria fresca, di un rinnovamento. Abbiamo bisogno di qualcuno che possa riaccendere l'entusiasmo, curare le ferite, far ri-innamorare la gente. C'era riuscito Conte, ora serve Ancelotti. Più di chiunque altro. Un uomo vero, un allenatore vincente. Non abbiamo bisogno di una figura rivoluzionaria, la prossima guida della Nazionale deve avere esperienza, personalità, deve saper curare i rapporti umani, deve tirare fuori il meglio dai giocatori. Deve essere rispettato, un assemblatore in grado di toccare le corde giuste. Il nuovo ct deve essere Ancelotti.