Dennis Praet in questo momento ha un obiettivo ben preciso in mente. Dopo essersi conquistato la Sampdoria, diventando uno degli insostituibili di mister Giampaolo, il centrocampista blucerchiato punta con decisione al Belgio. L' 'ossessione' del numero 18 dorianio è la maglia dei Diavoli Rossi, quella divisa che ha indossato soltanto una volta e che sperava di poter assaporare di nuovo nelle prossime due amichevoli.

Il C.T. Martinez, però, non ha chiamato l'ex Anderlecht, che ha espresso tutto il suo rammarico in un'intervista rilasciata al belga Sport Foot Magazine: "Possiamo dire che è una grande delusione. Sto disputando una buona stagione, la Sampdoria è sesta davanti a squadre come Fiorentina, AC Milan o Torino. Inoltre, alcuni giocatori sono infortunati. Speravo di essere chiamato. Era ora o mai più". Praet, insomma, non ha preso bene l'esclusione: "Queste partite amichevoli sono quasi le ultime opportunità per cercare di mettere in difficoltà l'allenatore. Per chi non viene convocato adesso, il Mondiale si allontana". Il centrocampista doriano lancia anche una stoccata al selezionatore: "All'inizio della scorsa stagione, il C.T. è venuto a trovarmi. Almeno, questo è quello che ho letto, perché io non l'ho incontrato personalmente. Per quanto ne so, questa stagione non è venuto a vedermi. È un peccato. Immagino che mi sta seguendo da lontano. "

Ovviamente, nel Belgio la concorrenza è molto agguerrita: "Vero, in mezzo al campo Martinez ha l’imbarazzo della scelta. La competizione nel mio ruolo è molto forte. Ma allo stesso tempo, quando si gioca in un club ben piazzato nel campionato italiano, tra i migliori ogni settimana, dovremmo essere presi in considerazione per la nazionale. Sono già felice che Martinez si sia espresso in positivo verso di me".

Secondo il periodico belga, il padre di Praet avrebbe detto che dovrebbe il centrocampista doriano dovrebbe farsi naturalizzare italiano: “Senza dubbio alcuni paesi europei sarebbero felici di avermi tra le loro fila, ma non penso di poter giocare per un altro paese. Sono fiero di essere belga. Ho solo la sfortuna di essere parte di una generazione di giocatori che giocano quasi tutti in grandi club stranieri. Sì, a volte ci soffro. Dieci anni fa, un giocatore di un buon club italiano sarebbe stato sempre chiamato ".

Secondo Praet, il livello di competitività del campionato italiano è piuttosto alto: "Non so come l'allenatore considera la Serie A, ma è uno dei tre migliori campionati in Europa. Qui non si passeggia in campo, e molti giocatori del Belgio hanno avuto l'opportunità di testarlo in passato. Inizialmente ho avuto difficoltà a impormi anche io. Per la prima volta nella mia carriera non ero un titolare inamovibile. Alla fine però ho ancora giocato 33 partite, è un buon risultato. So di non aver disputato una stagione super, ma neppure negativa. Ci sono giocatori che non hanno fatto così bene alla loro prima stagione in Italia. Ecco perché non mi sono mai abbattuto" conclude Praet.