In una città storica e in uno stadio mitico cercheranno di cambiare la loro storia. Francesi nel nome, multietnici nel cuore, rappresentanti massimi del calcio impostato sulla forza del denaro e del mercato, capiclassifica in Francia, aspiranti campioni d’Europa, tutto questo e forse altro ancora è il Paris St. Germain, meglio noto come Psg. A Madrid, quest’armata di agenti 007 che indossano la maglia con la stessa precisione ma anche con la stessa freddezza con cui Sean Connery o Roger Moore indossavano la giacca e la cravatta, giocherà la partita bivio della sua storia e lo farà per vincerla, ora o mai più.

La storia di una squadra è importante perché segna il cammino che è alle spalle e traccia al tempo stesso la via da percorrere in avanti. Per il Psg l’orizzonte si chiama Kiev e spingendolo ancor più in là, come facevano i grandi conquistatori d’oriente, si chiama Champions. Nei cuori di Emery, Neymar, Cavani, e Nasser Al-Khelaifi sultano del calcio di Francia, Madrid e la sfida al colosso Real rappresentano quella strada, quel bivio, quel mare da solcare per vincere finalmente e dare corpo, concretamente, alla loro filosofia sul calcio moderno: dobbiamo avere tutto e subito. Chi vince questa eliminatoria molto probabilmente vola diritto in finale perché per entrambe, all’inizio della partita, vale una regola della sport: superare il grande ostacolo ti da forza, ti da coraggio, ti da la consapevolezza che il traguardo è vicino e l’obiettivo a un passo, e che dopo basta solo tendere la mano per coglierlo.

Per il Psg, Madrid è la chiamata decisiva. Di fronte ai campioni d’Europa e del mondo deve dimostrare di essere una squadra e non più solo un gruppo di individualisti, di assaltatori, di mercenari. Una squadra si, che imponga il suo gioco e che lo faccia ricordandosi di due punti chiave: nella storia delle singole partite, regna l'equlibrio e la Casa Blanca quest’anno ha perso nel suo tempio quattro volte, eliminazione dalla Copa del Rey con il Leganes compresa. L’avversario è grande ma non invulnerabile. L’avversario è la storia della coppa ma quest’anno ha un presente incerto. L’avversario ha in dote i colpi del miglior cannoniere della fase a gironi Cristiano Ronaldo (9 gol) ma gli altri faticano ad accendersi. E’ in questo sottile gioco di porte da aprire che sta la partita del Psg. La ricerca cioè, da squadra, dei punti deboli di un Madrid nervoso e troppo cabalistico. Sull’incertezza psicologica del grande rivale deve giocare l’aspirante squadra campione. Tenere fuori Cristiano dal gioco e indirizzarlo su Benzema che ha tutto il mondo contro, aggredire Marcelo, tenere la palla per toglierla all’altro regista Modric, tre situazione tattiche impostate sugli avversari guarda caso. In quella situazione di gioco cioè dove una squadra si dimostra tale.

Se il Psg maneggerà queste due partite mantenendo forte i due capisaldi della sua costruzione europea, la difesa incentrata su Thiago Silva, Marquinhos, e gli esterni bassi Alves e Kurzawa e l’attacco da 25 gol in sei partite, un 4-3-3 solido in fase di non possesso, allora il limbo degli ottavi e dei quarti (i risultati delle ultime tre campagne europee) potrà essere superato correndo fino alla finale.  Alla nona partecipazione alla coppa, il Psg tenta di scrollarsi di dosso il fardello del destino rappresentato da quei famosi 7 minuti vissuti nell’altra cattedrale del calcio spagnolo, il Camp Nou di Barcellona. Un anno fa Neymar e Sergi Roberto affondarono i sogni di gloria, oggi il fuoriclasse brasiliano gioca per loro. Un segno del destino forse, un segno alla Weah l’uomo simbolo del miglior Psg in Champions, quello della semifinale 1995 che rimane il risultato più alto nella competizione.

​Weah eliminò per due anni di fila il Real (1993, 1994 Uefa e coppa coppe) e così ritorna nell’approcciare una partita l’importanza della storia. A ben vedere, il vecchio Psg giocava meglio, produceva risultati migliori, batteva al contrario di quanto ha fatto finora il nuovo, anche il magno Real. Allora è vero che per vincerla questa coppa ci vuole anima, ci vuole cuore, ci vogliono trame e non solo giocate, è la storia del Paris di vent’anni fa a dircelo. I 756,5 milioni di euro (dati Transfermarkt)  che segnano il valore della squadra che comprende anche Verratti, Mbappè, Di Maria, Draxler non basta se dentro non c’è il fuoco della vittoria, perché puoi anche dire che vincerai ma per farlo veramente devi sentirlo dentro di te.

All’epoca del Siglo De Oro Filippo II costruì l’Escorial, la grande cattedrale che dette centralità a una città come Madrid, prima anonima. Don Santiago, per emulazione, volle il Bernabeu: erano i simboli della vittoria covata dentro l’anima di ciascuno. Qui a Madrid passa la storia del Psg. Nell’Escorial del football i francesi devono dire se vogliono vincere veramente come fa il Real e come fecero l’Italia di Bearzot, il Barcellona di Cruyff e Guardiola. Quelli si che avevano prima di giocare la vittoria dentro.

@MQuaglini