E alla seconda domenica di attuazione del VAR i moviolisti di professione tirarono un sospiro di sollievo. Avevano trascorso un'estate terrorizzati dalla prospettiva d'essere consegnati al Museo della Chiacchiera Pallonara, e invece hanno scoperto d'avere possibilità d'azione persino raddoppiate. Perché da adesso in poi si può passare in rassegna non soltanto la prestazione della squadra arbitrale, ma anche quella del mezzo tecnologico e di chi lo gestisce. Una pacchia. Vuoi mettere, dimostrare di saperla più lunga persino dell'ultra-tecnologia? Sembrava impossibile, e invece ecco che s'apre una stagione nuova e persino più ricca d'opportunità.

Se n'era avuta una prima avvisaglia dopo la conclusione della giornata inaugurale di campionato, quella in cui era andato tutto liscio per giudizio unanime. Al Dall'Ara c'era stato l'inopportuno stop a un'azione del Toro conclusa in gol, e in quel caso il fuorigioco s'era rivelato mal segnalato. Ma era stata una circostanza-limite, e comunque si trattava di un caso nel quale il VAR non può essere proficuamente utilizzato perché l'azione era stata conclusa dopo l'intervento arbitrale che ne stabiliva l'interruzione. C'era stata anche una lamentazione della Fiorentina relativamente a un rigore subìto e a uno non dato a favore nella gara contro l'Inter, ma francamente pareva la ricerca di alibi dopo una sconfitta senza attenuanti. Invece la seconda giornata ha svelato un panorama diverso.

Gare interrotte di continuo, decisioni che non dissipano i dubbi,
e soprattutto il senso che ci sia un margine troppo grande di discrezionalità nella scelta di usare o meno il VAR. Quest'ultimo aspetto è stato evidente sabato sera durante Roma-Inter. Il fallo di Skriniar su Perotti era nettamente da rigore. E la dinamica dell'azione era sospetta abbastanza da autorizzare la richiesta d'uso del mezzo tecnologico o l'intervento di chi lo maneggia. Perché non è accaduto? Un interrogativo che rimane sospeso, unitamente a molti altri alimentati dalle prime due settimane di sperimentazione. A una parte importante di questi interrogativi ha dato voce Gigi Buffon a Genova, quando ha preso posizione contro l'eccesso d'interruzioni subite dal gioco. Una conseguenza prevedibile, se si tiene conto dell'ampia casistica cui l'uso dello strumento può rivolgersi. Troppo vasta, come era parso da subito. E a questo proposito sarebbe il caso di riavviare una riflessione su quale debba essere il raggio d'uso della tecnologia nel corso di una partita di calcio.

L'adozione della Goal Line Technology è stata cosa sacrosanta e urgente, e infatti ha anticipato il VAR. Riguardo invece alle fattispecie che chiamano in causa il nuovo strumento di supervisione, forse sarebbe stato il caso di ragionarci sopra un po' di più. Poco da eccepire sui gol, da annullare se erroneamente assegnati o da assegnare se erroneamente annullati. Ma non era prevedibile che fosse rischioso mettere sotto sorveglianza tecnologica anche i casi da rigore? La cui concessione, fra l'altro, negli ultimi anni è stata estesa al massimo grado. Con l'effetto di creare una vasta casistica di rigori da "contatto minimo" la cui interpretabilità è inevitabile. Rispetto a questi, il VAR può intervenire ma senza sciogliere definitivamente i dubbi che la decisione presa sia quella oggettivamente corretta. E se l'uso della tecnologia ha l'effetto di incrementare i dubbi anziché dissiparli, significa che siamo al paradosso. A quel punto è molto meglio lasciar sbagliare gli arbitri. Che invece, dal canto loro, davanti al minimo dubbio si rivolgeranno sempre più spesso all'utilizzo del mezzo. Sarà il loro modo di rifugiarsi in calcio d'angolo, col risultato di veder crescere nuove generazioni di arbitri che decideranno sempre meno per trasformarsi in meri ratificatori. Cosa, quest'ultima, che non è un problema di per sé. Ma che pone le premesse per cui, un giorno, le decisioni arbitrali saranno assunte dalle regie televisive. Quanto alle altre fattispecie di interventi, relative alle espulsioni e agli scambi di persona, anche in questi casi sarebbe stato meglio lasciar fare agli arbitri.

Con tutto ciò non si vuol dire che il VAR debba già essere bocciato. Di sicuro, però, necessiterebbe d'essere limitato. Ciò che per questa stagione non è proponibile. Se s'inizia con un registro bisogna insistere su quello, ché altrimenti si falserebbe la stagione. Ma dato che si è in fase di sperimentazione, si abbia il coraggio di ammettere che si è partiti con ambizioni troppo elevate. Un rodaggio serve anche a questo.