Juan Roman Riquelme e Ronaldinho Gaucho. El Mudo e Dinho, l'argentino e il brasiliano: così vicini per classe, così lontani per il modo di approcciarsi al calcio. Il primo, di poche parole, serio e con una faccia da western, è un tutt'uno con il Boca Juniors, un legame che va oltre il calcio. Per spiegare il suo modo di trattare il pallone, bastano le parole di Jorge Valdano: "Chiunque, dovendo andare da un punto A a un punto B, sceglierebbe un'autostrada a quattro corsie impiegando due ore. Chiunque tranne Riquelme, che ce ne metterebbe sei utilizzando una tortuosa strada panoramica, ma riempiendovi gli occhi di paesaggi meravigliosi". Il secondo sembra uscito direttamente da un cartone animato, perennemente sorridente, globetrotter del pallone, da Parigi a Milano, da Barcellona al Messico. Il sorriso, oltre ai piedi, era il suo segreto, come testimoniano le parole dell'ex compagno Eto'o: "Dinho era un genio e non solo in campo. Il giorno in cui non si sentiva felice non giocava bene".

Due geni dai piedi nobili. E dai gesti nobili. Già, perché dal Sudamerica stanno rimabalzando voci secondo le quali i due, Riquelme e Ronaldinho, sono pronti a vestire, per sei mesi, la maglia della Chapecoense così da aiutare il club colpito dalla tragedia a rialzarsi. L'ex Boca avrebbe dichiarato: "Mio fratello e i miei amici me lo hanno chiesto, vediamo che succede". Il brasiliano, che voleva appendere gli scarpini al chiodo, è pronto a ripensarci, per altri sei mesi, sollecitato dai suo followers su Twitter. Entrambi, ovviamente, gratis. Per una giusta causa. El Mudo per "riempire gli occhi" di cose meravigliose, Dinho per provare a strappare qualche sorriso con le sue giocate. E' qualcosa di più di una semplice idea: insieme per la Chapecoense.