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  • Roma, Andreazzoli:| Il bello del debuttante

    Roma, Andreazzoli:| Il bello del debuttante

    • V.N.

    Il primo derby è la partita inedita di tutta una carriera. Ecco perché, ci perdoni Zeman che la pensa diversamente, non sarà mai una gara come le altre. Per Aurelio Andreazzoli può essere il primo e al tempo stesso l'ultimo, come ricorda malignamente chi considera solo un traghettatore l'attuale tecnico giallorosso, cosa che per la verità, ieri a New York, ha ammesso anche il presidente James Pallotta, definendolo allenatore temporaneo. Per dirla tutta, sottolineare che il primo sarà pure l'ultimo significa togliere in un colpo solo all'ex tattico di Spalletti non solo la panchina per la prossima stagione, ma anche la speranza del bis, un mese e mezzo dopo la sfida dell'8 aprile, di giocare di nuovo contro la Lazio il 26 maggio, nella finale di Coppa Italia.

    IL PRECEDENTE

    Il 13 marzo del 2011 la Roma ha vinto il suo ultimo derby: 2 a 0 con doppietta di Francesco Totti. E' stato l'unico di Vincenzo Montella. Lo sa bene Andreazzoli che aveva ricominciato a frequentare Trigoria dopo l'esilio forzato di un anno e mezzo, lasciato con lo stipendio pagato a Massa dopo l'arrivo di Claudio Ranieri che rimane il tecnico del poker calato contro la Lazio, quattro vittorie di fila prima della manita festeggiata dall'attuale allenatore della Fiorentina. Andreazzoli sta vivendo un'avventura simile a quella di Montella: poco meno di quattro mesi sulla panchina giallorossa e nessuna certezza di poter continuare l'anno dopo. E con i risultati a decidere il loro futuro, senza dar peso alle difficoltà che si incontrano quando uno subentra in corsa, senza aver avuto la possibilità, all'inizio della stagione, di organizzare il lavoro con dirigenti e di preparare i giocatori. Aurelio, dunque, come Vincenzo: entrambi in sintonia con il gruppo, aperti al dialogo e maniacali nella tattica, ma di passaggio. Perché la società e anche la piazza vogliono il nome. Accadde due anni fa, sarà così pure stavolta. Anche per non restare ancora in mezzo al guado.

    LA PROMESSA

    Da otto anni Andreazzoli vive a Trigoria. 'E' la mia casa'. Ha scoperto che ha solo vantaggi ad abitare nel centro sportivo Bernardini. 'Non è una questione economica, sarei pronto a pagare l'affitto. Perché qui ho tutto. Se pensate che il primo problema per chi si sposta a Roma è il traffico e io nemmeno so che cosa sia'. La famiglia, moglie e figli, è rimasta a Massa. Aurelio, quando i suoi vengono nella capitale, fa spesso il turista, per gustarsi la città che ormai conosce bene. Non si sente insomma prigioniero nel football ranch giallorosso in cui ha sempre qualcosa da fare, soprattutto ora che ha avuto il Grande Incarico. Video e palestra, le chiacchierate con il ds Sabatini e gli approfondimenti con il collaboratore Beccaccioli, le pedalate in mountain bike per evadere e svagarsi. Ma anche la cena fuori, nel ristorante dei suoi amici in via Laurentina. 'Sì, se riuscissi ad alzare la Coppa, sarei pronto a lasciare la mia stanza per andare a vivere altrove'.

    IL SUCCESSORE

    Quel trofeo potrebbe farlo restare alla Roma. Da allenatore e non da uomo di fiducia del club che lo avrà comunque altri tre anni sotto contratto. Montella uscì di scena anche perché fu eliminato dall'Inter nella semifinale di Coppa Italia. In questo caso il precedente, in attesa del ritorno del 17 aprile contro i nerazzurri, è da dimenticare. Andreazzoli non si illude. Sa che la proprietà si guarda in giro già da ottobre. Con Baldini che punta su Allegri, sperando che il Milan lo lasci partire.

    (Il Messaggero)


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