'Sto bene fisicamente, si vede. E sono riuscito pure a buttar giù qualche chilo'. Daniele De Rossi, guardandosi allo specchio, comincia a riconoscersi e piacersi. Tanto diverso dall'anno scorso, in cui non è mai riuscito a essere se stesso in campo. Sempre in affanno e a volte così fuori fase e fuori partita da perdere il controllo dei nervi. Le sue uniche gare, finora, sono le tre con la Nazionale, recuperata dopo le esclusioni nel finale della scorsa stagione per i suoi comportamenti in contrasto con il nuovo codice etico imposto da Prandelli. Che adesso può di nuovo contare a tempo pieno sul romanista: 'È in forte ripresa: si è presentato bene dopo l'estate, fisicamente ha recuperato e si è anche asciugato un po'. Tra l'altro dimostra di potersi adattare a più ruoli. Se continua così tornerà a essere tra i più forti centrocampisti d'Europa', la benedizione del cittì azzurro.

La svolta di De Rossi è personale e personalizzata. Non è casuale che sia tra gli italiani più in forma. Perché la sua annata è partita con largo anticipo. Non a Riscone, dove ha subito lasciato il segno nella testa e nel lavoro di Luis Enrique, ma venti giorni prima. Nella sua Ostia, Daniele ha programmato la stagione. Con allenamenti mirati, quasi volesse organizzare un pre-ritiro in proprio per iniziare al meglio, più pronto di compagni e avversari. Venti giorni, durante le vacanze, di full immersion. Almeno tre ore di fatica e sudore per eliminare qualche chilo di troppo, per avere più fiato e più corsa. Perché la nuova Roma punta tanto sul pressing e anche con Prandelli non si scherza. Vuole che i centrocampisti, come gli attaccanti, siano sempre pronti ad aggredire sui portatori di palla, dove comincia l'azione. Una pressione altissima e anche molto intensa. Per farcela, in giallorosso e in azzurro, bisogna essere sorretti da una condizione atletica di primo piano. Da quella ha ricominciato, da solo, De Rossi.

Per tornare protagonista, a prescindere dal ruolo in campo. Attorno al quale si aprirà presto il dibattito anche a Trigoria, dopo il tris di prestazioni convincenti con l'Italia, l'ultima di sicuro la migliore delle tre, contro la Slovenia martedì sera a Firenze. Giocando da intermedio, ma anche regista e trequartista, Daniele ha spopolato offrendo a Prandelli tutta la ricchezza del suo repertorio tecnico e tattico. Pericoloso in attacco, prezioso nell’interdizione e lucido nella manovra. 'Gli attaccanti devono cercare di più la profondità. Meno male che ci pensa De Rossi, sempre pronto a inserirsi e a buttarsi all'interno dell'area avversaria', ha ricordato il cittì azzurro, indicandolo come esempio a Rossi e Cassano. Luis Enrique, però, lo vede in una posizione diversa. E anche più delicata. È il regista, il centrocampista arretrato che va a schermare la difesa e che si sistema in mezzo ai due centrali del reparto arretrato. Per il tecnico asturiano è l'uomo che deve dare equilibrio e protezione alla Roma.

La sua alternativa, nelle due partite con lo Slovan, è stato il giovane Viviani. Ora, con quelle caratteristiche, Lucho ha anche Gago. Ma lì, nel bel mezzo del gioco, la prima scelta è Daniele che, dal canto suo, proprio in quella zona del campo preferisce sistemarsi. Senza aver paura di prendersi responsabilità e di rinunciare a qualche medaglia (cioè i gol) da cucirsi al petto. Ma la duttilità mostrata in azzurro ha colpito l'allenatore di Gijon che ora sa di avere anche questa variante in più. De Rossi si riprenderà la Roma domenica pomeriggio contro il Cagliari, a quattro mesi precisi dall'ultima partita in giallorosso, a San Siro l'11 maggio contro l'Inter nella semifinale di ritorno di Coppa Italia. In campionato non gioca addirittura dal 1° maggio a Bari, il giorno della gomitata a Bentivoglio. Nel frattempo si è avvicinato alla scadenza del suo contratto. Il rinnovo è la priorità assoluta della nuova proprietà che per tenerlo dovrà fare uno sforzo in più. Forse anche due. Del resto il giocatore garantisce il doppio ruolo.

(Il Messaggero)