"Io Gerson lo seguivo fin dai tempi del Sassuolo...", ha rivelato Eusebio Di Francesco nel post Fiorentina-Roma. "Qui mi è stato presentato come un centrocampista – ha spiegato- però ha grandi qualità, ha capacità, specialmente per come gioco io, dato che è un mancino, di potersi adattare benissimo a fare l'esterno alto a destra". Non fa una piega, ma nel derby di sabato? Lo vedremo dall'inizio, come a Londra, o come a Firenze, dove ha segnato i suoi primi due gol in giallorosso? La concorrenza, a dire il vero, non manca. El Shaarawy è in grande spolvero, e accetterebbe ancora la fascia destra che non ama, pur di confermarsi nell'undici titolare (ricordiamo che in quel ruolo è stato decisivo contro il Chelsea, al ritorno, in compagnia di Dzeko e Perotti). Poi ci sono Defrel e Under, che per quanto si impegnino, al momento non sembrano altrettanto integrati, soprattutto nell'intesa coi compagni, malgrado il francese abbia il vantaggio di conoscere da più tempo i principi del tecnico pescarese. Ma Defrel da un momento all’altro può sempre stupire, il suo è soltanto un problema di ambientamento, non certo di mentalità o inesperienza. Questa cosa naturalmente, visto che Di Francesco la sa bene, potrebbe anche favorirlo a sorpresa. Tuttavia non si può nemmeno trascurare il periodo di fiducia che sta vivendo Gerson, il quale, alla pari di Defrel e a differenza di Perotti ed El Shaarawy, si è allenato a Trigoria durante la sosta, cosa che a un allenatore coraggioso e meticoloso come il Difra senz'altro sarà piaciuta. Ma guardiamo allora un po' più da vicino questo Gerson, l'oggetto acerbo e misterioso che Spalletti confinava nel limbo dei "non è pronto".   

GERSON-PRESSING – Per sopravvivere o guadagnare punti in un tridente di Di Francesco, bisogna darsi un gran da fare nella riconquista del pallone. Gerson, specialmente nella gara di Firenze, sembra avere afferrato il concetto più che mai. Da una sua palla recuperata, al Franchi, è nato il primo gol della Roma, dopo pochi minuti di gioco. Fallo laterale viola: quattro giocatori di Pioli, sotto pressione, gestiscono il possesso insistendo in una specie di mini-rondo dentro la partita. Nainggolan vede Badelj di spalle, lascia la posizione di mezzala sinistra e si fionda ad aggredirlo a tradimento. 

Gerson, a sua volta, vedendo l'aiuto del compagno e la difficoltà di Badelj a cui è stato appena sporcato il pallone, raddoppia cattivo allungando il piedone sinistro. Rubata. È già transizione positiva.

MOVIMENTI SENZA PALLA – Con un allenatore come Di Francesco, aggiungo, soprattutto se giochi esterno alto, sono fondamentali i movimenti coordinati senza palla. Mi rifaccio ancora all'intervista post partita di prima, nel punto in cui l'allenatore elogia apertamente il brasiliano: "Oggi ha interpretato al meglio questo ruolo, al di là dei due gol; andando in taglio e andando a cercare determinate giocate che sono riuscite veramente belle". Basterebbe la finta su Biraghi nell'azione del 2-0, mentre a centrocampo Gonalons chiude il triangolo con El Shaarawy. Astori è uscito forte sul Faraone lasciando dietro di sé un buco nella difesa a quattro della Fiorentina. Occasione ghiotta per un esterno: tagliarci dentro.
Gerson inganna Biraghi, poi sterza e va in ampiezza intuendo la direzione del controllo di Gonalons in avanzamento. Tra lui e il terzino viola si è aperta una forbice: il varco tramite il quale verrà servito dal centrocampista francese.

I PRIMI DUE GOL – In area il classe '97 ha mostrato poi una freddezza notevole, tanto nel primo che nel secondo gol. Stacchiamo un secondo il gesto finale, la conclusione in porta, dalle due azioni sopra parzialmente descritte. Nell'1-0 è bastato un tocco di piatto sul palo lontano, in anticipo sulla scivolata di Astori. Pochi fronzoli, nessun dribbling a rientrare fuori luogo. Essenziale e pulito.
Sotto vediamo invece il gol del 2-1. Anche nel calcio esiste la variatio. In genere produce un effetto di sorpresa, serve a evitare la ridondanza, la ripetizione stanca e prevedibile. Può essere necessitata, l'unica soluzione possibile. E così accade anche qui. Gerson riceve più o meno sullo stesso ciuffo d'erba, entra in area, punta Biraghi e tira (Biraghi in posa plastica, gli chiude il secondo palo chinando a terra il ginocchio destro, il pallone sibila e si infila tra lo stinco sinistro del difensore e il primo montante).  

LETTURE INGENUE E RIMPROVERI – Ma quel qualcosa di acerbo che in lui vedeva Spalletti non è che sia completamente sparito. No, di sbavature ne ha fatte anche contro la Fiorentina nonostante i due gol. Ed è poi giusto così, stiamo parlando di un ventenne. Prendiamo una lettura che ha fatto sbottare il Ninja, nel secondo tempo. Rapidissimo break di Gerson nella trequarti viola, Dzeko detta il passaggio in profondità, lui lo asseconda. Peccato che il movimento del bosniaco avesse liberato lo spazio per l'inserimento di Nainggolan, che in quel frangente correva solo ed esigeva il pallone. Fin troppo scolastico qui, poco audace, il nostro Gerson.  

RESPONSABILITÀ SULL'1-1? - Infine consideriamo la macchiolina della partita. Riavvolgiamo il nastro. È il brasiliano il principale responsabile sul gol di Veretout? Quello dell'1-1? Guardando gli highlights parrebbe di sì, in ritardo sul centrocampista francese quando questi entra in area e Florenzi scivola. Ma a una più attenta analisi possiamo anche comprendere il motivo di quel ritardo. Non era il suo uomo, stava anzi cercando di rimediare a una scalata difettosa del centrocampo. Sul passaggio di Gaspar a Dias, Chiesa parte per attaccare l'area. Gonalons prima se lo dimentica dandogli le spalle, poi lo insegue senza convinzione. Pellegrini se ne accorge e prova a tamponare mentre la difesa scappa in area. Nel frattempo Veretout, in evidente vantaggio su Gerson e ignorato ormai da Pellegrini, si allarga verso il centro sinistra, direzione secondo palo. "È ovvio che se ci fosse arrivato – commenterà Di Francesco parlando ancora dell'esterno brasiliano- avrebbe fatto una gran cosa. Ma per lui era un di più".