"C'è un inizio e una fine, il 28 maggio sapevo sarebbe stato uno dei giorni più brutti della mia vita". Inizia così l'intervista integrale di Totti a I Signori del Calcio su Sky.  L'ex capitano ha rivissuto così il momento dell'addio al calcio.

28 MAGGIO -  "E' stato un giorno lungo, ho deciso quasi alla fine di smettere. Un certo atteggiamento mentale volevo provare a trovarlo, la società tentennava e alla fine abbiamo preso la decisione che mi ha fatto smettere. Ci siamo messi seduti a tavolino e deciso che era il momento giusto per fare questo passo. Il primo giorno da ex calciatore lo ho vissuto insonne, non ho dormito la notte. Ho pensato all'addio, alla partita, alla cena
dopo con gli amici, a tutto ciò che avevo detto o fatto. E' stata una sera diversa. Però dal giorno dopo in poi le vacanze con mia moglie e i miei figli mi hanno fatto passare piano piano quello che mi passava in testa. Ogni tanto rivedo quelle immagini, e mi commuovo. Rimarrà dentro me per sempre. E' stato un traguardo importante chiudere la carriera con una sola maglia". 

SPALLETTI - "Con lui mai un confronto e mai ci sarà. Lui ha i suoi pensieri e spesso li ho accettati. Preferivo chiudere in un altro modo. Sapendo che era l'ultimo anno avrei gestito diversamente il calciatore e la persona. Parlandoci, confrontandomi. Anche perché ci conoscevamo molto bene e speravo la cosa fosse diversa".

REAL MADRID - "Ho avuto tante offerte in 25 anni, ma solo nel 2003-2004 fui a un passo dal lasciare la Roma per il Real Madrid. Mi sono confrontato con mia moglie, con i miei amici, con la famiglia e ho deciso di chiudere con una sola maglia. A Madrid spingevano abbastanza, ma cercavo di frenare con le punte dei piedi e alla fine ci sono riuscito. E' stata una scelta mia persona quella di non vincere tantissimo per vincere il più possibile con la Roma. Quello che ho vinto è stato frutto di amore e passione. Per me è stato molto di più. Ho dato più del 101% perché ho messo la Roma davanti a tutto il resto, a me e alle cose personali e private. Per me è stata molto importante".

PALLONE D'ORO - "Sapevo di avere meno possibilità rispetto a chi giocava con Real, Juve o Milan. E' un trofeo che vinci conquistanto la Champions e il Mondiale e io avendo vinto solo scudetto o coppa Italia non ero in grado di poter combattere con loro"

TRA I PRIMI 5 DEL MONDO: "In quel periodo mi sentivo forte. Non dico di essere stato il più forte o Superman, ma tra i primi 5 sì. Per diventare bandiera bisogna essere fedeli ed amare una sola maglia. De Rossi concluderà come me credo. Non ci saranno più bandiere come noi, spero per la Roma di sì ma temo non ci sarà un altro Totti che possa restare nella Roma. E' solo business e man mano che si avanti le condizioni economiche aumentano. Si va meno nei vivai e trovare uno come me o Daniele perché pensano a comprare all'estero".

CRISTIAN TOTTI - "Sta crescendo ma ancora ha ampi margini di miglioramento. Voglio che si diverta e non pensi a nient'altro. Tra 5-6 anni vedremo se ha le caratteristiche per fare il giocatore. In quel caso continuerà, altrimenti farà altro. Io gli insegno i valori come un papà normale. In casa non faccio sentire mai il Totti, ma solo il Francesco. Gli do quelle accortezze che ogni papà dà un figlio. Gli dico solo di divertirsi. Il bambino deve pensare solo a questo, e devono essere bravi i genitori a fargli capire che il calcio è divertimento e non l'inseguimento dei soldi. Non lo dico solo a mio figlio, ma a tutti i bimbi che mi ascoltano"

IL CALCIO è CAMBIATO - Oggi c'è merchandising, soldi, business. E mi dispiace perché il valore del calcio è passato in secondo piano. C' è troppo business rispetto a 20 anni fa e questo per un giovane promettente non è un  bene. Prima era un calcio più raccolto, era più bello. Non sarò io a fermare il business che aumenterà. Vent'anni fa non pensavamo diventasse così"

TOP PLAYER - "Se dipendesse da me spenderei qualsiasi cifra al mondo per comprare i giocatori più forti, anche perché per vincere servono giocatori forti. Questo l’ho sempre detto e lo dirò sempre. Però poi non sono io a gestire i soldi. E’ il presidente che decide. Il presidente metterà un budget e in base a quel budget dovrà essere bravo a costruire una squadra. In questo mercato pazzo? Io costerei 200 milioni. Oggi un difensore costa 100 milioni, una cosa impensabile prima. Li spendevi per un attaccante. Un Neymar costerà 300 o un Messi 500. Parliamo solo di business". 



NAZIONALE - Cambierei tutte le persone che non hanno fatto quello che tutti i tifosi dell’Italia si aspettavano. In primis mi metterei davanti a tutti e inizierei una nuova avventura con gente giovane, di calcio e che cerca di fare il bene del calcio italiano. Italia-Svezia? Quando si sbaglia lo si fa tutti insieme, non c’è un attore principale. Purtroppo queste eliminazione dal Mondiale peserà tantissimo. Vedere un Mondiale senza Italia è veramente… non trovo l’aggettivo giusto. Forse l’hanno presa un po’ sotto gamba, erano sicuro di poter passare, di essere più forti della Svezia, ma le partite si vincono sul campo, non fuori. Purtroppo l’eliminazione brucerà per tanti anni.


RITIRO - Ormai sono definitivamente un ex calciatore, la vivo con serenità e tranquillità. Sono riuscito a fare questo passaggio da calciatore a dirigente della Roma, e l’ho fatto con lo spirito giusto: con l’armonia, con l’intelligenza di una persona grande. Dopo 25 anni di calcio, cambiare lavoro non è nelle mie corde e nella mia testa. Il mio futuro è quello. Sono cresciuto nel campo e nel campo morirò. La mia vita è stata bellissima, e spero che continuerà ad essere ancora più bella. Adesso si apre un altro scenario, lascio il campo verde ma ne trovo un altro ancora più impegnativo, ancora più importante e più bello da scoprire.