Scrivevo, appena poche ore dopo il gol di Benatia allo Stadium, che in quella partita la Roma aveva dato un segnale forse definitivo. Aggiungendo: “Lo scopriremo tra poche ore, quando il Sassuolo che ha messo in ginocchio il Mourinho 2.0 dell'Inter, Luciano Spalletti, salirà le scalette dell'Olimpico”. Ecco, appunto.

La partita con la squadra di Iachini _ a proposito: complimenti per come ha saputo svoltare _ mi ha ricordato la mia infanzia più tenera e gli interminabili viaggi in auto con la famiglia. Avevo sì e no 6 o 7 anni e pensavo che la tristezza fosse una prerogativa esclusiva del mondo della musica. Capirai, mio padre con quello strano apparecchio 'Stereo 8' _ le audio cassette grandi come un trolley, qualcuno le ricorderà _ ascoltava solo musica di Charles Aznavour, Piero Ciampi e Sergio Endrigo, per allegria ed effervescenza non propriamente i Righeira o i Pet Shop Boys.

Ecco, altro che segnale definitivo. La Roma che ha pareggiato con il Sassuolo mi è sembrata triste come una canzone di Aznavour. Magari, uno dei suoi hit “Com'è triste Venezia”, al quale si potrebbe replicare: “E non hai visto Sassuolo...”, la partita, s'intende. Anche perchè Venezia, per la Roma, fa parte della tragedia capelliana e dimenticarla è difficile, parecchio. Oppure “E io fra di voi”, altra hit, con la Roma terzo incomodo tra Napoli e Juve...

Roma triste, dunque. Roma che adesso farà fatica a ricucire lo strappo tra sé stessa e la coppia Juve-Napoli. Anche se poi, di tempo ce n'è. Ma come colmare i limiti evidenziati nelle ultime partite? Dal derby in poi, la Roma che ne aveva vinte sei di fila, ha perso con Atletico, Toro e Juve, pareggiato con Chievo e Sassuolo e vinto tre volte 3 a 1 con la Spal in dieci per ottanta minuti, 1 a 0 con il Genoa al 95 con il contestato gol di Fazio e 1 a 0 al Qarabag in Champions. Crisi di risultati e in zona gol. Vero, ha la miglior difesa, ma se se segni meno dell'Udinese, la Samp e quanto l'Atalanta, 'vantando' il settimo attacco del campionato alla pari proprio con Gasp, beh, ulteriori commenti non servono.

E veniamo ai dolori. Schick, dopo quasi un intero girone passato ai box, ancora non ha né condizione né feeling con i tempi di gioco e gli schemi di DiFra, ma resta un tesoro da svelare. Dzeko è uno straordinario assist man ma non segna più. A proposito, se il miglior uomo assist è il tuo centravanti vuol dire qualcosa no?. Cambiare marcia e uomini non è e non sarà facile perchè, semplicemente o non ci sono, o sono in rodaggio (Palmieri) o sono infortunati oppure non all'altezza.

E siamo arrivati a quella che, in gergo si chiama 'campagna di rafforzamento'. E cioè quel che più compete alla nostra 'casa', il Calciomercato. Quello di Monchi, a tutt'oggi _ e nella speranza di essere smentiti tra qualche partita _ è stato un calciomercato con la minuscola. Karsdorp (circa 14 milioni), acquistato infortunato, ha giocato 82'; Moreno ( quasi 6 milioni) 227 minuti; Under (15 milioni compresi bonus) 328 minuti; Gonalons (5 milioni) 433 minuti. Schick (42 milioni tra prestito e altre voci 293 minuti: Defrel (più o meno 23 milioni tra voci varie) 281 minuti,ha giocato addirittura meno di Schick e, si scriveva ai tempi del suo laborioso acquisto, come fosse costato più di Dzeko (!!) mentre un raggiante Monchi esultava: “Finalmente è con noi”.

Poi c'è Kolarov, che a 32 anni suonati e pagato una miseria rispetto al rendimento, s'è sobbarcato 1499 minuti in campionato e 540 in Champions. Lui sì, che è stato roba da Calciomercato. E anche Pellegrini, certo, che però è cavallo di ritorno: la Roma aveva l'opzione per riprenderselo. Per dirla in soldoni, letteralmente: Monchi ha investito 100 milioni che fin qui hanno reso zero o poco più.

E il punto non è ricordarglielo, ma capire come Di Francesco possa uscirne. Per la prima volta dall'inizio della stagione, il tecnico dà l'impressione di non riuscire a venir fuori dal problema del gol e del gioco che pian piano s'è fatto prevedibile. Il tutto mentre le cessioni eccellenti fanno la fortuna delle loro squadre altrove e certo dà parecchio fastidio, ammettiamolo. Salah capocannoniere in Premier (e meno male che non vedeva la porta...), Pjanic e Benatia alla Juve e poi tutti gli altri. Ma d'altra parte, dicono a Trigoria “Salah è voluto andare via lui”. Magari come Pjanic, Benatia e molti altri. Succedeva anche nell'era Sensi. Andava via qualcuno la cui cessione serviva come il pane agli affamati, eppure era sempre il calciatore a voler scappare. A litigare con chissà quale dirigente. A non poterne più all'improvviso della città più bella del mondo, da Chivu a Vucinic. Ma questa è un'altra triste storia, almeno quanto una canzone di Aznavour.