La sconfitta in 3D contro l'Inter - Dominio, Disdetta per i tre pali e Disfatta - fa parte di quella letteratura pallonara secondo la quale il calcio sarebbe bello per la sua imprevedibilità. E in effetti è così, anche se sarà un tantino dura spiegarlo a Di Francesco e i suoi... All'Olimpico è andato in scena un gioco di illusioni e colpi di scena capace di trasformare il naufragio interista in un trionfo e la dittatura tecnico-tattica romanista in un ribaltone assai poco democratico. Lì per lì, a caldo - l'ho fatto anche io -si giudica la capacità di restare nella partita della squadra che il ribaltone lo firma. E la si trasforma in un valore, affibbiando a Spalletti meriti che, nell'occasione non ha avuto. Cose tipo: "Ha tenuto a galla i suoi"; "Si vede che l'Inter ha già carattere"; "L'Inter ha già un'idea di gioco"; "Luciano è stato bravo ad evitare il naufragio e colpire al momento giusto". In realtà, Spalletti non è finito contro gli scogli per pura sorte e grazie a Perisic e quel fenomeno argentino là davanti. Nel calcio bello per la sua imprevedibilità, a volte il 'fattore C' assorbe tutto. E intendiamoci, non c'è mica nulla di male nell'essere fortunati. Proprio la Roma, a Bergamo, era uscita vittoriosa con un pizzico di buona sorte in favore.

I pali, quel rigore contestato, il salvataggio sulla riga di Dalbert, le occasioni limpide della Roma in quei 70 minuti dittatoriali indicano come Spalletti sia stato fortunato e come dovrà lavorare sodo, soprattutto a centrocampo. Sennò non avrebbe chiesto a Walter Sabatini, nelle scorse settimane, gente tipo Nainggolan e Vidal. E s'è vista una gran bella Roma per quei 70 minuti, con DiFra che ha messo sotto Spalletti, infilggendogli una lezioncina tattica mica male. Chiaro però che non ci si può liquefare in quel modo, perdendo equilibrio e freddezza, al primo gol incassato. Però... Ci sono dei però.

Però non si può arrivare alla sfida con l'Inter con la “falsa” catena di destra. Juan Jesus, un centrale, terzino destro. Defrel, un centravanti, esterno destro. Per un motivo o per l'altro, la coperta non è lunga e, tra l'altro, degli acquisti di Monchi per ora ne abbiamo visti - spiccioli di partita a parte - solo due: Kolarov e lo stesso Defrel (che però era nel mirino anche prima dell'arrivo del ds del Siviglia), con Moreno finito in fondo alle gerarchie di DiFra, Pellegrini convocato in nazionale ma panchinaro fisso e Under rumoroso petardo solo nel calcio delle amichevoli in giro per il mondo. Ora arriverà Schick, grandissimo colpo, per carità. Io vado pazzo per il ceco, che ha tutto per diventare un crac a livello mondiale, ma la domanda è: serve lui al 4-3-3 di DiFra? Anche lui è tatticamente malleabile come Defrel, ma certo non è un esterno di ruolo. E con Schick (siamo ai dettagli no?), che fine fa Defrel? Forse, per l'ex Sassuolo DiFra ha in mente una irreversibile trasformazione in esterno e Schick farà il vice Dzeko. O sarà Schick a fare l'esterno. Un fatto emerge chiaramente dalla notte dell'Olimpico: quasi due mesi di mercato non sono bastati a Monchi per trovare il sostituto di Salah, uno che aveva segnato 19 gol in stagione, fornendo, se non ricordo male, 11 assist. Non una cosa da poco, se letta in controluce con i 90 minuti di Roma-Inter. Una mancanza che la Roma ha pagato già a caro prezzo, a prescindere da buona o cattiva sorte. Eppoi, serve un centrale veloce e di spessore, perchè là dietro è chiaro che le cose non funzionano: quando la difesa viene pressata, i problemi di moltiplicano. Chissà, forse si doveva riflettere prima di cedere Rudiger, nonostante le ristrettezze della Roma pallottiana. O forse, semplicemente, mostrarsi un pizzico meno sicuri di poter sostituire il tedesco e Salah in tempo per l'inizio del campionato. A poche ore dalla fine del mercato, porre rimedio non è facile, ma possibile.