Wayne Rooney. COME NELLE FAVOLE. Dobbiamo essere grati al calcio, che queste favole ogni tanto ce le racconta, queste favole della buona notte. Dunque: Rooney segna nel giorno del suo debutto con la maglia dell’Everton. Gol decisivo, 1-0, battuto lo Stoke City. Puoi pretendere di meglio dalla vita? No. Il figliol prodigo è tornato a casa a distanza di 4.870 giorni dall’ultimo gol segnato con la maglia dei Toffees, prima di andare a caccia di gloria al Manchester United. Figlio di un disoccupato e della cuoca della “De la Salle Roman Catholic School” di Liverpool, cresciuto nel quartiere popolare di Croxteh, casermoni tutti uguali con i mattoni faccia vista e un assistente sociale che ha il suo bel daffare, a Goodison Park ricordano ancora quando il “Wonder Boy” con le lentiggini si meritò il soprannome di “Roonaldo” (erano i tempi in cui il Fenomeno faceva impazzire tutti). A 31 anni, dopo 13 stagioni di Manchester Utd, il tenerissimo Wayne ha rifiutato il cash cinese per coronare il suo sogno, tornare a casa, infilarsi il pigiamino dei Toffees - come ha fatto in tutti questi anni a Manchester - e sognarsi di nuovo in pace con se stesso. Viva lui, viva chi ha una casa dove tornare. E vissero tutti felici e contenti.

Ok, parliamo di Frank de Boer. COME NEGLI INCUBI. Dove eravamo rimasti? A fine ottobre 2016. Sconfitta contro la Sampdoria, l’ultima di una serie di risultanti deludenti: ciao Frank, quello è il biglietto di ritorno. La sua esperienza in Italia durò tre mesi. Gli interisti se li ricordano bene, quei tre lunghi mesi. Si era presentato impreparato (quando alla 1ª affrontò il Chievo manco sapeva chi aveva di fronte), alla fine però pagò - anche - colpe non sue. Chiese tempo per portare avanti il suo progetto, ma l’Inter - per definizione - non ha tempo. Lo scaricammo tutti senza rimpianti. Sbeffeggiato come pochi, FDB - solo un paio di giorni fa - ha detto: “Se avessi fatto quattro punti in più oggi sarei ancora all’Inter”. Ma anche no. Comunque: ci siamo stupiti tutti quando a fine giugno ha trovato subito un’altra sistemazione, al Crystal Palace, in Premier League, hai detto niente. Al debutto stagionale, sabato, il Crystal ne ha beccate tre in casa dall’Huddersfield, club che è tornato nel massimo campionato dopo quarantacinque anni, quando ancora andavano i pantaloni a zampa di elefante e i Pooh cantavano “Noi due nel mondo e nell’anima”. FDB nel dopogara ha ammesso con onestà: “Sconfitta giusta, niente da aggiungere”. Gliene va dato atto: non sarà un mago, non rivoluzionerà il calcio, ma a differenza di tanti suoi colleghi italiani ha l’onestà di metterci la faccia, sempre e comunque.