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  • Sabatini: chi va controcorrente?

    Sabatini: chi va controcorrente?

    "I tifosi hanno sempre ragione, meno quando sbagliano. Cioè quasi sempre". Le virgolette sono soltanto scenografiche: questa frase non l'ha mai pronunciata nessuno. Però suona bene, in questi giorni di mezze stagioni e conti totali. Dopo i sogni estivi e le gelide verità d'inverno, la primavera è tempo di verdetti. Se non per tutti, almeno per tre: Allegri-Juve, Garcia-Roma e Inzaghi-Milan. 

    "Che fretta c'era, maledetta primavera" (cit. Loretta Goggi, pensate come sono messo)... Che fretta c'era, comunque, di insultare Allegri quel primo giorno di Juve? Caso più unico che raro, Conte allenatore in fuga dopo due giorni di ritiro, quei cento ultras dovevano applaudire chi stava cercando di risolvere al meglio una situazione imprevista. Invece cori, uova, tensione, rabbia, violenza verbale. Di tutto. E siccome i tifosi influenzano inevitabilmente i giornali, ricordate la sconfitta in partitella con i dilettanti del Lucento? Conquistò uno spazio di poco inferiore alla celebrazione del trionfo a Dortmund. Tu chiamale, se vuoi, esagerazioni... 

    Negli stessi giorni, la sfrenata esaltazione dei tifosi romanisti aveva trasformato in icona quel Garcia che "selfa" mentre Totti entra in campo per la presentazione all'Olimpico. Immagine bella e romantica e moderna, certo. Ma con il tempo s'è trasformata nell'anteprima di un mezzo disastro. Perché nel calcio non si vive di foto-ricordo. E la Roma (di Garcia) doveva intuire che avrebbe dovuto cambiare preparazione atletica per adeguarsi all'impegno europeo, sconosciuto nell'anno del secondo posto. Tu chiamale, se vuoi, precauzioni... 

    E poi il Milan, con quella piazza piena che inneggia a Inzaghi abbracciato a Barbara, vestita con la maglietta da Miss rossonera. La festa è finita, i tifosi se ne vanno e se la prendono con Galliani. E lo accusano, senza coerenza, sia di prendere troppi parametri zero sia di aver perso Pirlo a parametro zero. Dimenticano, gli smemorati, che il giorno cruciale del destino milanista fu soprattutto quello di Tevez e Pato. Lo dice la storia, recentissima. E Galliani non c'entra. O forse sì, ma solo perché - tifoso anche lui - s'era illuso di trasformare in grande allenatore un ex centravanti, dopo averlo custodito per due anni nell'ovattato e piccolo mondo del settore giovanile. Ora che il gioco non esiste e i giocatori che correvano all'improvviso camminano (clamoroso il caso Antonelli) non si guarda alla preparazione atletica, ma si punta il mirino su Galliani. Tu chiamale, se vuoi, premeditazioni... 

    Dai, basta. Chiudiamola qui. I tifosi continueranno ad aver ragione perché ci mettono la passione. E le passioni, si sa, sono anche improvvise e irrazionali. Io, per esempio, sto scrivendo da Fremantle, porticciolo di Perth nel Western Australia, dove trent'anni fa si disputò l'America's Cup di vela. Sport sconosciuto a tutti noi. Ma c'era un'imbarcazione italiana chiamata "Azzurra" che andava fortissimo. Così tutti diventammo grandi tifosi di vela e intenditori. Al bar, ricordo discussioni perfino su boline e spinnaker. Perché, in fondo, si va tutti dove tira il vento. E ci vogliono coraggio e bravura, per andare controcorrente. 

    Sandro Sabatini (giornalista Sky Sport)

    Web: sandrosabatini.com - Twitter: @Sabatini - Facebook: SandroSabatiniOfficial
     


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