I numeri contano poco, quando hai una carriera come quella di Fabio Quagliarella. Eppure talvolta sono utili, perché aiutano a posizionare l'asticella oltre i propri limiti. Sono uno stimolo, ti spronano a fare meglio e a spingerti un po’ più in là. Anche perché quando potresti legittimamente avere ‘la pancia piena’, sono le motivazioni a fare la differenza. Contro la Juventus domenica Quagliarella toccherà un altro traguardo, le 100 presenze con la Sampdoria. Lo farà di fronte ai bianconeri, chiudendo un cerchio perfetto: da una parte come avversaria la squadra che forse ha rappresentato il punto più alto della sua carriera, dall'altra la formazione con cui ha giocato più partite, quella che lo ha lanciato nel 2006-2007 e che lo ha rilanciato nel 2016, dieci anni dopo. La Sampdoria è anche la squadra che gli ha regalato una seconda giovinezza, e forse sarà il club con cui Quagliarella chiuderà la sua carriera da calciatore. Ferrero si è detto disposto a rinnovargli il contratto 'in eterno', lui ha ammesso di voler chiudere a Genova. Ma questa è un'altra storia. La ciclicità comunque è una costante della sua carriera, teniamolo bene a mente.

Quagliarella farà cifra tonda. Cento in blucerchiato, diventerà il terzo doriano in rosa per numero di gettoni: più di lui solo capitan Regini a 113 e Silvestre che ha toccato quota 101. Un senatore di questa Samp però Quagliarella lo è già da tempo, e per Giampaolo è uno degli intoccabili, tanto è vero che gli ha fatto giocare 37 gare nello scorso campionato, ed è già arrivato a 11 nella stagione in corso. L’allenatore doriano lo ha tolto dal campo soltanto tre volte, e sempre per preservarlo, in due occasioni peraltro già a risultato ampiamente acquisito (Crotone e Udinese). Le 100 reti in Serie A, invece, Quagliarella le ha già doppiate da tempo. La Sampdoria è anche la squadra con cui ha segnato di più in carriera, ma fare gol per Quagliarella è una piacevole abitudine. Tra tutti i calciatori in attività in Serie A nessuno ne ha realizzati quanti lui: 115 complessivi, quattro in più di Pazzini secondo, inseguono Pellissier a 108 e l'avversario di domenica, Higuain, a 102. Ma d'altro canto,i numeri e i record sono fatti per essere superati. Così come i limiti, che per questo ragazzino di 34 anni sembrano davvero soltanto delle convenzioni.  Sarà per questo che ovunque è andato, in carriera, ha lasciato ricordi positivi. Impresa non facile in questo calcio. Persino a Torino, sponda bianconera, dove di campioni ne hanno visti tanti. Qualunque tifoso della Juve, parlando di Quagliarella, abbozza un sorriso e racconta un aneddoto o un ricordo indimenticabile: che sia il gol al Chelsea, o la rete all'Inter nel 2-1 del 2013. O magari il suo primo gol in bianconero, a settembre 2010. Indovinate a chi lo realizzò? Già, proprio la sua Sampdoria. Ricordate la ciclicità? Anche a Napoli gli hanno ‘perdonato’ il peccato capitale, il passaggio dall’azzurro al bianconero. In pochissimi possono vantare un privilegio del genere.

Quagliarella è rinato con la Samp, la differenza l’hanno fatta le motivazioni e la fine di quella brutta vicenda vissuta con compostezza e dignità, in silenzio. Non sono in molti a poter sopportare una situazione del genere, lui sì. E ciò si riflette anche in campo. Ci sono poi anche spiegazioni tattiche, logicamente: con Giampaolo l’attacco ruota attorno alla sua esperienza e al suo carisma, gli lascia libertà e gli permette di autogestirsi nel corso del match. “Tante volte facciamo il giro palla dietro e io cammino. So già che non mi arriverà mai, è inutile che faccio il movimento, lo scatto, 60 metri in fuorigioco”, ha ammesso recentemente in una bella intervista rilasciata a Il Secolo XIX. Quagliarella ripaga questi privilegi con una generosità spropositata per un trentaquattrenne.  E’ sempre il primo ad andare in pressing quando la difesa avversaria imposta, il primo a ‘sporcare’ l’uscita della palla in fase di non possesso. Per l’idea di calcio di Giampaolo, è un lavoro fondamentale.

Sotto la sua ala sono cresciuti Muriel e Schick, ora è il turno di Zapata, Caprari e Kownacki. Ma il centravanti stabiese è passato anche ad un livello successivo: adesso ‘educa’ direttamente i centrocampisti all’assist, ad un certo tipo di passaggio. “Sarà un anno e mezzo che dico a Linetty di darmi la palla anche se sono di schiena e ho l'avversario attaccato” raccontava ancora Quagliarella nella stessa intervista. “Non la proteggo... me l'anticipa... non fa niente, prima che arrivino nella nostra area ce ne passa. Ma se la tengo il difensore ormai è morto. Invece hanno quel timore di passartela... Gli dico 'fammi sbagliare a me, non ti preoccupare'. Tu che vieni da dietro e vedi tutti gli spazi, buca. Buca lì in mezzo, dammela nei piedi poi ce la caviamo in qualche modo!” I più giovani hanno iniziato ad ascoltarlo, i risultati si vedono. Probabilmente si tratta di un insegnamento che non scorderanno mai più, per tutta la loro carriera.

Il complimento più bello, però, glielo ha fatto Marco Giampaolo, l'allenatore con cui potrebbe chiudere la sua avventura nel calcio e - dato che nulla è casuale nella carriera del numero 27 - anche il tecnico che per primo gli diede fiducia come titolare in Serie A. "Fabio è uno di quelli a cui devo spiegare una sola volta le cose e poi le fa sempre precise. Anzi, meglio di come gliele spiego. Ci sono calciatori che hanno delle percezioni dello spazio e del tempo che altri non hanno". Descriverlo meglio è molto, molto difficile.

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