Lo stile di gioco di Marco Giampaolo è un manifesto ideologico. E’ più di una filosofia, è un modo di intendere il calcio, è una sfida con i più forti, con quelli che ‘partono avanti’, con i privilegiati. Giampaolo ovviamente fa i conti quotidianamente con il realismo, e sa riconoscere agli altri qualità naturali superiori. Ma ritengo che abbia anche una convinzione: se tutti e undici i giocatori fanno esattamente quello che va fatto, con i tempi giusti, e se io allenatore ho la piena conoscenza e sono abbastanza preparato, il divario con gli altri lo posso annullare. Teoricamente potrei anche affrontare – e battere – il Barcellona, o il Real Madrid, ovviamente al netto delle invenzioni individuali impossibili da prevedere. Lo diceva già Niels Liedholm, “la partita perfetta finisce 0-0”. Verissimo. Di sicuro secondo Giampaolo nella partita perfetta la sua squadra non dovrebbe subire neppure un gol, anzi, ancora meglio, non dovrebbe rischiare nemmeno una volta. Questo perché se ogni giocatore interpretasse la fase difensiva come chiede il mister doriano, sarebbe impossibile per gli avversari presentarsi davanti al portiere.

Naturalmente si tratta di un’estremizzazione. Giampaolo allena in Serie A, e sa benissimo che la perfezione aleggia nell’Iperuranio, là dove secondo Platone galleggiano immobili e imperturbabili le idee. La Sampdoria l’Iperuranio l'ha sfiorato una volta sola, durante i 90 minuti con il Milan, e aver avuto la possibilità di scorgere la Perfezione probabilmente ha intontito i blucerchiati, che a Udine nemmeno ci sono andati. C’erano fisicamente, con il corpo, mentre la testa era ancora assorta nel ricordo di quella contemplazione. A provarlo ci sono i grossolani errori di distrazione e concentrazione commessi dalla truppa doriana, inaccettabili per un allenatore che analizza e prepara meticolosamente ogni particolare. E così, con l'Atalanta alle porte, Giampaolo si trova a fare i conti con la squalifica di un uomo che gli garantisce sempre l'equilibrio, in ogni circostanza. Il rosso a Barreto è una tegola per l'ex mister dell'Empoli, ma rappresenta pure una tentazione. La suggestione è quella di schierare un centrocampo che – almeno dal punto di vista teorico – condensa e sublima tutto il Giampaolo-pensiero a livello puramente astratto. Ovviamente il tecnico della Samp sogna di recuperare Linetty, acciaccato dopo la spedizione con la sua nazionale. Ma l'eventualità di un'assenza del polacco (che pure è sulla via del recupero) apre una possibilità troppo ghiotta per essere ignorata.

Una mediana composta da Praet, Torreira e Verre raffigura l'apoteosi del pensiero di Giampaolo. Ci sono tecnica (tanta) e classe, c'è la facilità nel giocare il pallone e la semplicità di inserimento. C'è soprattutto pochissima capacità di rottura della manovra avversaria. Praet, Torreira e Verre tratteggiano un centrocampo composto da due ex trequartisti riadattati da mezz'ala e da un giocatore – Torreira – che nasce seconda punta per poi essere arretrato rifinitore, sino alla definitiva consacrazione da regista. La trasformazione dell'uruguaiano è, assieme al lavoro fatto su Skriniar, il grande capolavoro del mister. Un reparto del genere però non è in grado di arginare e interrompere, è incapace di distruggere, perchè sa solo costruire.

Dal punto di vista filosofico è una rivoluzione, per certi versi anche culturale. E perchè no, è pure una suggestione. Sarebbe di fatto la realizzazione dell'archetipo dell'allenatore di Giulianova, forse anche l'esperimento più simile a quel modello spagnolo a cui tutti inneggiano in Serie A, senza avere il coraggio di tentare una strada del genere. Anche Giampaolo ci penserà molto, ne sono certo: e proverà in ogni modo a recuperare Linetty perchè, al di là del pensiero astratto, parafrasando Humphrey Bogart ne L'Ultima Minaccia questa "E' la Serie A, bellezza! La Serie A! E tu non ci puoi fare niente". E la Serie A se ne frega della filosofia, e pure del pensiero libero, ma esige i risultati e i punti. La tentazione di completare la sua rivoluzione copernicana, mettendo al centro dell'Universo la capacità di creare così da non dover neppure subire a Giampaolo però sarà venuta. E sono convinto che qualche ora insonne, a rimuginare sulla scelta giusta, sabato notte il mister della Samp la vivrà.

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