Perdonate l’assenza, ho usufruito di una settimana di ferie e sono stato lontano da computer e affini. La partita della Sampdoria, però, non me la sono persa. Nonostante una connessione terribile e immagini sgranate più scattanti di un centometrista, ho assistito al trionfo blucerchiato e ho percepito distintamente (anche da svariate migliaia di km di distanza) quanto la Samp sia stata perentoria. Giampaolo ha ingabbiato e incatenato i rossoneri, ha soffocato le fonti di gioco di Montella, ha rifilato una lezione a una squadra più ricca, più potente, più ‘spinta’ mediaticamente, anche più forte sulla carta. E questa, per i tifosi blucerchiati, è una goduria immensa.

Tutta Italia adesso parla di Lucas Torreira, il mediano grinta e polmoni che ha annullato i playmaker del Milan. L’apoteosi è stata il recupero su Kessié lanciato a rete. Proprio il giocatore che l’anno scorso gli ha ‘rubato la scena’ come miglior rivelazione del reparto, almeno a livello nazionale, forte della splendida stagione disputata con l’Atalanta. Kessié è un ottimo giocatore, con margini di crescita importanti: Torreira domenica lo ha spazzato via, lo ha letteralmente cancellato dal campo. Da tempo non vedevo un singolo giocatore emergere in tale maniera sugli altri ventidue pur senza segnare. L’ultimo, forse, era stato Cassano. Ecco, Torreira è un Cassano del centrocampo. Uno che si accorge di cose che gli altri nemmeno immaginano, uno che vede in anticipo, uno che prova colpi che nessuno tenterebbe mai. Lui invece sì, li cerca eccome, e ci riesce pure. Torreira si prende le prime pagine dei quotidiani, se lo merita, anche se a Genova ci siamo accorti già da un annetto abbondante di che tipo di calciatore sia l’uruguaiano. Ciò che mi preme sottolineare, nel centrocampo tutto muscoli, dinamismo e fantasia apparecchiato da Giampaolo, è la crescita costante e continua di un altro elemento che talvolta viene messo un po’ in ombra dal regista.

Chissà quante volte Dennis Praet avrà 'maledetto' a denti stretti Giampaolo, che proprio non voleva vedere il belga sulla trequarti, ostinandosi a schierarlo mezz’ala. Chissà quante imprecazioni avrà avuto dentro di sé il giocatore classe 1994, che però ha dimostrato una maturità e un’intelligenza davvero notevoli. Non ha detto nulla, Praet, si è fidato di Giampaolo – come dovremmo imparare a fare un po’ tutti – e ha lavorato sodo. E forse il mister lo ha ripagato, regalandogli una nuova pagina nella sua carriera. Magari persino la svolta da ‘top player’ che il tecnico di Giulianova ha sempre pronosticato per il biondo giocatore blucerchiato. “Da trequartista come Praet ce ne sono tanti” ripeteva come un mantra Giampaolo, “da mezz’ala può essere unico”. E adesso che le sue prestazioni positive nel nuovo abito non sono più una sorprendete eccezione, bensì una piacevole consuetudine, viene naturale ripensare a quelle frasi dell’allenatore doriano. Contro il Milan, Praet ha giocato forse la miglior partita di sempre alla Samp. Sacrificio, dinamismo, quantità abbinata alla qualità e alla visione di gioco di un trequartista. E se, tanto per cambiare, avesse avuto ragione (ancora una volta) Giampaolo?

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