In settimana all'interno di un altro Sampmania avevamo parlato di 'impresa', in relazione a Juve-Samp. Avevamo anche anticipato quanto fosse pericoloso giocare  contro una squadra arrabbiata, ferita da un'eliminazione cocente. Lo sapevamo tutti: al cospetto di formazioni come la Juventus, basta un semplice e unico errore per fregarti. Non a caso Giampaolo aveva chiesto la "partita perfetta". Non si può decisamente dire che la Samp lo abbia ascoltato. Eppure il Doria in difesa era stato molto positivo, almeno sino allo scadere del primo tempo. Poi, però, è uscita la Juve. Douglas Costa ha spaccato la partita, e la retroguardia ospite si è distratta in maniera piuttosto grossolana tre volte. Risultato? Tre gol dei bianconeri. Oltretutto, le prime due reti sono arrivate nel peggior momento possibile: allo scadere del primo tempo, quando Quagliarella e compagni pensavano di poter rientrare negli spogliatoi sullo 0-0, e a metà ripresa, dopo che i blucerchiati avevano organizzato un accenno di reazione piuttosto convincente. 

Onestamente non avevo visto neppure una brutta Sampdoria, nonostante il 3-0. Almeno nel corso della prima frazione. Ovviamente, dopo match del genere, tutto sembra negativo: il centrocampo si è sciolto dopo il raddoppio dei padroni di casa, ma prima del 2-0 era stato molto attento in fase di copertura, meno preciso invece ad impostare. Ramirez si è rivelato piuttosto fumoso, e sulle corsie la Sampdoria ha – come sempre – sofferto tantissimo. Ormai è una costante della formazione blucerchiata, non sorprende nemmeno più. Quando manca Bereszynski, per il Doria sono dolori. E a sinistra per tutta la stagione non c'è stato un vero e proprio padrone della fascia. Non poteva diventarlo neppure Regini, adattato come sempre per necessità al ruolo. Decisamente sottotono anche il giocatore più atteso, il tanto chiacchierato Dennis Praet. Non è stato il solito interno lucido e dinamico, e la formazione di Giampaolo ha risentito parecchio della sua prestazione a corrente alternata.  Poi con Quagliarella acciaccato, e Zapata lasciato solo a sgomitare contro tutta la difesa bianconera, era tutto molto più difficile. L'analisi della partita però non può prescindere dalla qualità degli avversari, semplicemente di un altro livello. La Juve ha vinto perchè è decisamente più forte della Samp, sia come collettivo che come singoli. E a questa disamina purtroppo non si può proprio sfuggire.

Tutti i tifosi doriani sanno che non sono queste le partite da vincere. Per carità, un risultato positivo allo Stadium avrebbe galvanizzato la formazione genovese, che in caso di successo o anche di un pareggio avrebbe approfittato della mezza battuta d'arresto delle dirette concorrenti all'Europa League. Ma vincere a Torino era praticamente impossibile. Meglio concentrarsi su Samp-Bologna, quella sì una gara da non sbagliare a nessun costo. Da lì passerà la rincorsa della Sampdoria a quel settimo posto che era appannaggio dei blucerchiati, e che è scivolato via dalle mani doriane a causa di una sciagurata gestione delle gare in trasferta. La sconfitta di Torino è la nona sui 16 match giocati in trasferta dalla Samp. I numeri sono impietosi: quindici punti totali, che collocano il Doria al quindicesimo posto in classifica se si considerano solo le gare lontano dal Ferraris (piccolo particolare, tra le mura amiche la Samp è quarta). Un bilancio che evidenzia un orizzonte ancora più nero, se si pensa alla prossima trasferta: Lazio-Samp, all'Olimpico. Per arrivare in Europa, servirà un miracolo. Ma questo si sapeva già. E non sarà la partita con la Juve di Allegri, a condizionare la nostra opinione.