Tutto come domenica, tranne la parata di Donnarumma. Anche questa volta accade al 92’ che il Napoli possa vincere. Su un cross in area da destra, Insigne di testa mette sui piedi del polacco la palla che vale i tre punti. Milik è vicinissimo alla porta, a ridosso dell’area del portiere ed è da lì che stacca il tiro angolatissimo sul quale nessun umano potrebbe arrivare. Nessuno tranne Gigio Donnarumma che di fuori dell’ordinario ha altezza e reattività. Di solito l’una è antitetica all’altra, ma in questo caso si completano. Il guizzo è favoloso e per il Milan vale oro. Nel turno in cui Fiorentina e Atalanta hanno pareggiato, il punto tiene i rossoneri ha ridosso della zona Europa. Certo, il sogno della Champions è svaporato definitivamente. Quel che non si dissolve è la compattezza di una squadra che ha perso qualche colpo, ma non ha mai smarrito identità.

Adesso in tutto e per tutto è proprio il Milan di Gattuso. Non poteva vincere sempre, ma anche quando non lo fa lascia intravvedere quel che può diventare: una squadra d’attacco, che ama la manovra, costruisce iniziative, va alla conclusione. Il tutto con un equilibrio tra i reparti. Tuttavia il dato più confortante della partita con il Napoli è la tenuta della difesa. Mancavano Romagnoli (infortunato) e Bonucci (squalificato), eppure il reparto e la fase difensivi non hanno mai vacillato. 

Il Napoli ha avuto due sole occasioni: quella di Milik, sopra descritta, e un’altra di Insigne, quando Zielinski, subentrato ad Hamsik, ha lanciato oltre la linea dei quattro difensori. L’esterno napoletano ha agganciato con inconfondibile stile ed ha tirato sul primo palo: dove però c’era Donnarumma a respingere. Due opportunità sono poca cosa per una squadra come il Napoli. Se non ne sono state create di più è semplicemente perché il Milan lo ha fatto giocare poco e, soprattutto, perché la squadra di Sarri si sta ripiegando su se stessa. Non so come finirà il duello a distanza con la Juve (scrivo, tra l’altro, prima di conoscere il risultato dei bianconeri), ma la sensazione è che il Napoli si stia spegnendo per consunzione. Le triangolazioni palla a terra ci sono ancora, però riescono con minore facilità e inferiore velocità. Mertens non segna più e vorrei chiedere a Sarri se non sia il caso di cominciare fin dall’inizio con Milik. Callejon fatica a saltare l’uomo e, senza la superiorità numerica che prima creava, è difficile attaccare in campo aperto. Molti - non necessariamente il Milan - raddoppiano sul calciatore servito e non lo fanno più muovere.

In crisi anche il centrocampo. Allan è un podista eccezionale, ma sbaglia qualche palla di troppo. Jorginho è come se si fosse smagnetizzato, Hamsik soffre i ritmi alti. Non vorrei che il Napoli riponesse tutta la fiducia nello scontro diretto di Torino, in programma domenica sera: fare una grande partita è possibile e necessario, ma i punti lasciati per strada (a prescindere dalla Juve) sono troppi. 

Tra MIlan e Napoli non è stato un confronto eccezionale, ma aperto e combattuto sì. Pochissime le occasioni (ha cominciato Bonaventura con un tiro da lontano, deviato da Reina), anche se il Milan negli ultimi dieci minuti ha provato a vincere allargando il fronte e cercando la testa di André Silva, il sostituto di Kalinic. Il croato è andato male come quasi sempre, anche se va rimarcato che ha lavorato per la squadra. Il migliore tra i rossoneri, dopo Donnarumma, è stato Calhanoglu, il più propositivo nel farsi dare la palla e nel farla viaggiare. Solo sufficiente, almeno per me, Suso. La sua giocata è ormai conosciuta e rientrare sul sinistro lo penalizza. Meglio, infatti, quando ha crossato con il destro, che non è il suo piede. Due parole su Musacchio e Zapata (capitano per l’assenza di Bonucci). Pensavo fossero l’anello debole del Milan. Invece hanno giocato una partita attenta e positiva. Lo zero alla voce gol subìti è anche merito loro.