A Genova, per dire, la testa di Juric è già caduta nel fine settimana. La fortuna di Bucchi, in questo momento, è quella di non dover disputare un derby così sentito com'è quello della Lanterna.

Ma cosa succederà, dopo la sosta, qualora il suo Sassuolo dovesse capitolare al Ciro Vigorito di Benevento? Possiamo sostenere tranquillamente che lo scontro diretto con gli Stregoni rappresenti per Bucchi più o meno una partita-limite, oltre la quale, in caso di sconfitta, non avrebbe più senso continuare il rapporto. Sia per lui che per la società. Primo perché sarebbe troppo umiliante perdere con chi non ha ancora vinto in campionato (12 gare, 12 sconfitte, 0 punti), con chi, in proposito, ha fissato addirittura un nuovo record negativo. Secondo perché la partita dopo, il 25 novembre, arriverebbe subito un altro scontro diretto, stavolta con l'Hellas Verona, in casa: affrontare una partita simile venendo da una batosta morale renderebbe tutto più complicato.

Va da sé che, al contrario, una vittoria a Benevento cos'altro rappresenterebbe se non il minimo sindacale per questo gruppo? La delusione attorno al Sassuolo ormai è palpabile, conclamata: andatevi a rileggere l'ultima intervista di Squinzi sulla Gazzetta, la scorsa settimana, in vista del posticipo col Milan. La sensazione è quella del binario morto. Girarsi indietro per cercare prestazioni convincenti? Non conviene. Guardare al prossimo futuro con speranza? Non è più credibile. Questa la sintesi, in breve, dello stato d'animo del patron.

Detto ciò, la prima mezz'ora di ieri sera contro il Milan la possiamo salvare tranquillamente. Al di là dell'inconsistenza cronica della fase offensiva, che è il vero problema di questa squadra, l'atteggiamento e la volontà di fare la partita erano quelli giusti (altra roba rispetto a Napoli). Fino al rocambolesco gol di Romagnoli, a metà tra un fallo e un rimpallo, il Milan, di fatto, non riusciva a giocare, e soffriva. La sorprendente esclusione di Magnanelli non era poi così sorprendente, a ben vedere. Anzi, era l'effetto della strategia disegnata dal tecnico emiliano durante la settimana: aggredire forte i rossoneri con mezzali di corsa (Mazzitelli e Cassata) supportate dalla prestanza di Missiroli in mediana. Subìto il gol, tuttavia, non si poteva continuare in quel modo: così, intelligentemente, nella ripresa, con l'ingresso di Matri al posto di un postivo Cassata, il Sassuolo è passato al 4-2-4/ 4-4-2. Ma nemmeno mettendo due punte e due esterni puri il demone dell'inconsistenza ha lasciato i neroverdi. E' arrivato anzi il raddoppio di Suso.  

Farei allora, per concludere, una riflessione, spostando o quantomeno sdoppiando un attimo il bersaglio: la panchina di Bucchi scricchiola, certo, e giustamente; però se guardiamo le letture che fa durante la partita, se guardiamo come prepara le gare, poco gli si può appuntare. Non è forse un problema di materiale a disposizione? (il Ragusa di sempre.. Matri che non corre.. Falcinelli che non è Defrel.. il timido Perini.. il debuttante Rogerio.. ) Non è quindi, in ultima analisi, una responsabilità della società, che ha "approfittato" in estate del poco potere contrattuale di un allenatore giovane per rifilargli una squadra svuotata e senza colpi di mercato? Anche questo è evidente, mi sa. Ma adesso serve una soluzione rapida.