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  • Sassuolomania: Floccari, ti cancello da Facebook

    Sassuolomania: Floccari, ti cancello da Facebook

    1 novembre 2015, Roberto Donadoni debutta sulla panchina del Bologna, i felsinei stendono l'Atalanta per tre reti a zero. Contemporaneamente, a Udine, gli uomini di Di Francesco non vanno al di là di un pareggio. Comincia da qui l'ascesa, la crescita del Bologna, sotto a un Sassuolo che, a parte il colpaccio a San Siro contro l'Inter, accumula pareggi su pareggi (5) e perde a Genoa a Napoli e infine, in casa, proprio contro i rossoblù.

    Senza dimenticare i successi con il Carpi e la Sampdoria, sempre a partire da quella data (1 novembre), va detto che 14 punti in 11 partite, confrontati ai 20 conseguiti dal Bologna nello stesso arco di tempo, dovrebbero bastare a giustificare la sconfitta di ieri. Gli uni erano in crescita, gli altri stazionari. Per non essere catastrofisti, diremo subito, aggiustando il tiro dell'articolo, che ai neroverdi mancava qualche pedina importante. Non sono semplici alibi, questi qui, sono alibi strutturali.

    Perché Vrsaljko, Missiroli e Magnanelli, scegliete voi l'ordine di insostituibilità (io vi ho dato il mio), sono imprescindibili. Non a caso la squadra è andata "male in tutti i reparti", come ha detto Di Francesco a fine gara. E' stato ancora una volta difficile per Pellegrini calarsi in un ruolo che amplifica i difetti (vedi in coppa contro il Cagliari e nel precampionato contro il Villarreal). Come il tronco rispetto al ramo, così il regista esperto sta alla mezzala più giovane. Immaginate ora la chioma abbondante di un albero retta da un ramo, per quanto bello flessibile e resistente.

    Male anche Laribi, poi, ed è la seconda volta. Se ricordate infatti non aveva brillato neanche col Frosinone, sostituito anche lì. Proprio come mi aspettavo il suo utilizzo, così non mi aspettavo il suo flop. Un giocatore tecnico, a maggior ragione se ex della partita, ero sicuro che Di Francesco l'avrebbe fatto scendere in campo. Occorreva bilanciare una mediana fragile, a rischio timidezza, con uno che il pallone ama giocarlo. Inserire Biondini dal principio significava coprirsi, in casa, un po' troppo sfacciatamente. Duncan e Biondini insieme, infatti, senza le geometrie di Magnanelli, sono un po' troppo per i gusti di Di Francesco. Ed io condivido. Solo che, poiché si stava già rischiando, avrei  osato del tutto con Laribi regista, lasciando a Pellegrini e Duncan il compito di aggredire con più spensieratezza e negritudine.

    Con tutto ciò, si tornino a guardare i numeri di Donadoni, e quel Bologna che, se il campionato fosse iniziato il primo novembre, sarebbe quarto in classifica a pari punti con Inter e Fiorentina, e a +6 dal Sassuolo.

    Di Floccari non parlo, fa ancora troppo male. Anzi, gli appioppo una damnatio memoriae, lo cancello da Facebook.

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