Il primato del Sassuolo ha il sorriso giovane di Domenico Berardi, l’attaccante che sabato sera ha spianato la strada al successo dei neroverdi con un gol (il suo primo da professionista) e un assist ricevendo in cambio cori e applausi dai tifosi al momento della sua sostituzione nel corso della ripresa. A 18 anni compiuti il mese scorso, Berardi ha bruciato le tappe diventando titolare in una squadra ambiziosa dopo solo due anni di apprendistato nelle giovanili. La sua è una storia molto curiosa. Nato a Cariati Marina in provincia di Cosenza (la cittadina natale anche di Ciccio Cozza, attuale allenatore del Catanzaro, ex calciatore anche di Reggina, Milan e Salernitana), sulla sponda jonica calabrese, Berardi è diventato calciatore dopo un viaggio di piacere.

Come ha cominciato?
«Tutto è iniziato quasi per caso tre anni fa quando sono salito a Modena dal mio paese di Bocchigliero, nell’entroterra della Sila, per venire a trovare mio fratello Francesco studente universitario. Avrei dovuto trattenermi in Emilia solo per pochi giorni, e per passare un po’ il tempo ho giocato a calcetto con alcuni amici di Francesco, uno di questi mi ha segnalato a Luciano Carlino, assistente delle giovanili del Sassuolo, che mi ha contattato per un provino. Da quel momento è cambiata la mia vita».

E dove ha cominciato a giocare nel Sassuolo?
«Ho iniziato negli Allievi Nazionali e l’anno scorso sono entrato nella Primavera guidata da Paolo Mandelli segnando 13 gol».

In Calabria ha provato con qualche club?
«Sì, a 13 anni giocavo nel Castello, in una scuola calcio del Cosenza, come trequartista e poi esterno sinistro. Facevo benemanessuno veniva a vedermi. Ero un ragazzino praticamente svincolato».

Nel suo repertorio ci sono colpi da sudamericano. E’ il suo stile?
«Mi piace il gioco e la mentalità offensiva del Brasile.Macerco di essere anche concreto. In serieB bisogna soprattutto correre».

Come è approdato in prima squadra?
«L’anno scorso sono andato in panchina con Pea a Genova nell’andata degli sfortunati playoff persi contro la Sampdoria. Questa estate ho fatto tutto il ritiro sempre come aggregato della Primavera. Lavorando forte ho convinto il nuovo allenatore Di Francesco e nel giro di un mese mi sono trovato titolare. E’ successo tutto così in fretta che ancora fatico a crederci».

La famiglia che dice?
«Papà Luigi lavora all’Anas, mammaMaria è casalinga. Entrambi mi hanno sempre sostenuto. Sabato erano in tribuna e hanno esultato al mio gol. Lo dedico a loro».

Passioni e interessi?
«Sono tifoso interista. Mi piacciono Messi e Ibrahimovic, ma non ho un modello a cui ispirarmi. Nessun hobby, oggi penso solo al calcio. Con gli studi non sono bravo, dovrò impegnarmi per prendere la patente di guida».
L’auto potrà comprarla presto grazie al contratto triennale che ha firmato poco tempo fa con il Sassuolo.

 

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