Si è finalmente scoperto la sindrome che attanaglia la Juve o meglio, allenatore e dirigenti. E’una sindrome assai potente, con due  caratteristiche principali: illude di trovare un rimedio in ogni ruolo e permette di risparmiare assai. Unisce, quindi l’utile (in campo) all’utile (in economia). Peccato che sia una sindrome patologica, quindi abbia a che vedere con una malattia e, alla fine, anche se all’inizio agisce da illusoria soluzione, produce danni. E che danni.

Questa sindrome si chiama “sturarite”. Prende il nome dal giocatore Sturaro della Juventus. Premettiamo che il giocatore non ne ha alcuna responsabilità, anzi egli stesso, del tutto incolpevole, ne è danneggiato. La “sturarite” si può in breve descrivere come “forte attrazione per la mediocrità, con susseguente aspirazione a considerarla un rimedio tuttofare”. Di professione, Sturaro farebbe il centrocampista, con capacità soprattutto di rottura del gioco avversario e inserimenti. Va giù di spada piuttosto che di fioretto, corre, non toglie la gamba, ma a lui non si può chiedere troppo di più. Illuminazioni, ricami, diagonali difensive, assist filtranti o marcature strette in poco spazio non sono frecce del suo arco, per altro di buon artigianato. Nel Genoa, ricoprendo con continuità il proprio ruolo, ha dato il meglio di sé, tanto che la Juve lo volle fortissimamente. Ma da quando è arrivato a Torino, Sturaro non si sa più che cosa sia. Non lo sa nemmeno lui. Ieri sera, contro il Barcellona è diventato terzino destro, il sabato prima contro il Chievo qualcosa a metà tra una mezza punta e un esterno, sempre a destra. Ogni tanto si vede a sinistra, spesso scorrazza per il campo nel tentativo di recuperare palloni impossibili, altre volte, troppo pressato, passa la palla direttamente agli avversari.

Due ruoli non ha ricoperto: portiere e centravanti. Il risultato è un giocatore che ha, via via, smarrito la propria identità, perduta e frantumata tra troppe, arzigogolate mansioni. Mister Allegri è il mago che è riuscito a trasformare un discreto centrocampista in un forsennato fuoriruolista che gira a vuoto. Nella partita col  Chievo Sturaro sbatteva contro Douglas Costa, limitandogli il campo, col Barcellona guardava chi gli sfrecciava davanti a velocità doppia.

La “sturarite” è una sindrome perniciosa perché incide anche sulle scelte di mercato. C’è da comprare un centrocampista coi fiocchi? No, al massimo un gazzellone declinante come Matuidi, con le leve di Vieira e Pogba (ma non della stessa qualità) tanto c’è Sturaro. Così si trascura il reparto più sofferente,  e ci si butta su acquisti che intasano l’attacco. Si accantona la necessità per il lusso, costosissimo, di un Bernardeschi o un Douglas Costa, ai quali non si può imporre di cantare e portare la croce. Tanto per questo c’è Sturaro. Idem per il reparto arretrato. Mandata direttamente a far parte degli almanacchi (come dice Crosetti su Repubblica) la “difesa più forte del mondo”, si nega la Champions a un usato sicurissimo come Lichtsteiner “perché troppo corti a centrocampo” (parole di Allegri) per poi far fare il terzino a Sturaro, che avrebbe dovuto arginare e spingere in avanti: centrocampista trasformato in una specie di Lichtsteiner, Dani Alves, Cuadrado, tutti insieme.

Povero Sturaro, lo diciamo senza alcuna ironia, ti cercavano il Genoa, l’Atalanta… perché non ti sei fatto trovare?