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  • Sudamericano Sub 20:| Brasile e Argentina le favorite

    Sudamericano Sub 20:| Brasile e Argentina le favorite

    • A. Bracco per www.calciosudamericano.it

    Dopo 59 anni e 25 edizioni giocate in Sudamerica è di nuovo il momento del Campionato Sudamericano “Juventud de America”, meglio conosciuto come Sudamericano, che prenderà il via in Argentina il 9 gennaio in seconda serata con il match tra i padroni di casa ed il Cile. Il Sudamericano Sub’20 attira da sempre l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori, soprattutto europei, perchè è da questa manifestazione che tutto il meglio del calcio mondiale fuoriesce avendolo giocato almeno una volta. La formula è semplice e abbastanza comprensibile: le dieci partecipanti vengono inserite in due gruppi da cinque componenti ciascuno, e le prime due di ogni gruppo si qualificano per il quadrangolare finale, utile – oltre a determinare chi salirà sul tetto del Sudamerica – per qualificare due squadre ai prossimi giochi olimpici.

    La cosa che interessa di più è però capire cosa aspettarsi da questo torneo. Un torneo molto sentito, al quale partecipano anche i giovani che hanno la fortuna di giocare già in Europa, che nelle scorse edizioni ha visto un predominio brasiliano con i verdeoro capaci di alzare il trofeo nelle ultime tre edizioni consecutive. E’ proprio il Brasile a detenere un altro record, ovvero quello delle manifestazioni vinte; infatti i brasiliani sono saliti ben 11 volte sul gradino più alto del podio, seguiti dall’Uruguay (7 volte campione) e dall’Argentina, che con 4 trionfi è ben lontana dai rivali carioca e dai cugini celestes. Nel girone A è proprio la Seleccion a far da testa di serie, dovendosela vedere con la prevedibile Bolivia e con le mine vaganti Cile, Colombia e Paraguay, tre selezioni da sempre considerate mine vaganti in queste occasioni. Nel Gruppo B a far la voce grossa è invece il Brasile, inserito in un raggruppamento più “morbido” con Ecuador, Perù e Venezuela con il solo Uruguay a far la voce grossa per il primo posto.

    La Nazionale allenata da Marcelo Trobbiani ha l’occasione della vita: tornare a sollevare quella coppa che sulla sponda sud del Rio de La Plata manca dal 1999. Era l’Argentina di Esteban Cambiasso, Ernesto Farias, Luciano Galletti e del Rolfi Montenegro; una squadra forte in tutti i reparti, che faceva del fraseggio il suo punto forte. Trobbiani prova ad emulare quella compagine portando in ritiro tutto il meglio del movimento argentino giovanile. Si parte da dietro, dove davanti al portiere del Quilmes Walter Benitez (1993) agisce una difesa nella quale la fanno da padroni Lisandro Magallan (1993) e Carlos Ruiz (1993), due elementi dalle indubbie qualità sui quali Ramon Diaz e Carlos Bianchi sembrano voler puntare in vista del prossimo semestre. In mediana ci godremo la regia e il dinamismo della coppia formata da Lucas Romero (1994) e Agustin Allione (1994), diciottenni terribili che in questa stagione Ricardo Gareca ha lanciato tra i “grandi” in maglia Velez venendo subito ripagato con prestazioni gonfie di personalità e qualità. Una qualità che non manca nemmeno dalla mediana in su: Manuel Lanzini (1993), Juan Manuel Iturbe (1993), Ricardo Centurion (1993), Carlos Luque (1993) e Luciano Vietto (1993) garantiscono il giusto apporto per l’intero arco della manifestazione oltre a fornire dell’ottimo materiale per il turn-over a Trobbiani. Un discorso a parte lo merita il fantasista del San Lorenzo de Almagro, Alan Ruiz (1993). Mandato in campo da Pizzi per puro caso in un match dove le defezioni erano tante, il pibe del Ciclòn si è subito mostrato astuto e smaliziato tanto da diventare una pedina insostituibile per il tecnico del Cuervo che per fargli spazio ha bocciato Martin Rolle, non certo l’ultimo arrivato. Se Ruiz non può essere considerato la stella della squadra, possiamo tranquillamente dire che è da lui che ci si aspettano grandi cose.
    FORMAZIONE (4-2-3-1) – Benitez; Giannetti, Magallan, Aguirre, Carlos Ruiz; Romero, Allione; Centurion, Lanzini (Alan Ruiz), Luque; Vietto.

     

    Fanalino di coda o piacevole sorpresa? E’ probabilmente la prima considerazione che si addice di più alla Bolivia, Nazionale che da sempre sogna di diventare grande ma viene fermata costantemente dalla differenza di organizzazione e strutture rispetto alle altre realtà. Già, perchè la qualità ci sarebbe in questa selezione, ma rimane fine a se stessa. Blooming, Bolivar e Oriente Petrolero sono i club che più riforniscono la squadra diretta da Marco Barrero, un passato da semiprofessionista in terra boliviana e una nomina di “sergente di ferro” che – a sua detta – poco gli si addice. L’undici titolare poggia sugli “stranieri”, che sono tre e tutti di ottime prospettive; il portiere Guillermo Viscarra (1993) ormai da un anno difende i pali delle giovanili del Vitoria di Bahia, in Brasile, dove è stato eletto il miglior Under 18 della scorsa stagione mentre le punte Alex Pontons (1994) e Ricardo Vaca (1994) avranno il compito di guidare un attacco che dovrà superarsi per garantire alla Verde qualche possibilità di sopravvivenza. Pontons gioca in Italia, paese nel quale è approdato grazie al Milan che in questa stagione lo ha girato alla Pro Vercelli. Da seguire il centrocampista Rober Royer Silva (1994) dell’Universitario: 169 centimetri per 60 chilogrammi di tecnica sopraffina, un sinistro che incanta e la capacità di innescare i compagni con una giocata smarcante in qualunque momento.

    FORMAZIONE (4-4-2) – Viscarra; Taborga, Mendoza, Hurtado, Revuelta; Zabala, Pedraza, Royer Silva, Vargas; Pontons, Vaca (Paniagua).

     

     

    Parlare del Brasile? Ok, ma da dove cominciare? Per undici volte campione di categoria, il Brasile si presenta in Argentina come grande favorita per la vittoria finale. Per sentenziare ciò basta dare un’occhiata alla rosa dei convocati, piena di talento e di classe sopraffina che miscelata può regalare un cocktail micidiale. Vincere nella “terra del nemico” può essere un’ulteriore motivazione, se ce ne fosse bisogno, per una compagine completa in tutti i reparti. Nel pacchetto arretrato, il tecnico Emerson Avila può contare sul terzino destro d’assalto Wallace (1994), faccia nuova del Chelsea etichettato come il “nuovo Maicon”, mentre a comandare la difesa c’è quel Doria (1994) del Botafogo che tanto piace alla Juventus e che, in queste ore, potrebbe firmare con la società bianconera. E poi Luan (1993), corazziere del Vasco da Gama per il quale la tifoseria bianconera stravede: entrato in pianta stabile in prima squadra a metà Brasileirao, questo ragazzo si è ritagliato sempre più spazio grazie agli importanti mezzi fisici di cui dispone. A centrocampo tutto ruota intorno al genio di Felipe Anderson (1993), trottolino del Santos appetito da diversi top club europei, al fianco del quale agiranno due prospetti interessanti come Fred (1993) e Jadson (1993) incursore e mediano – rispettivamente – di Internacional e Botafogo. L’attacco è atomico, e poggia sull’estro del flamenguista Adryan (1994) in appoggio al paulista Ademilson (1994) e a Leandro (1993), bomber del Gremio. Finita? Macchè. In rosa troviamo ancora il blaugrana Rafinha (1993), figlio d’arte (il padre, Mazinho, giocò in Italia con Lecce e Fiorentina) e jolly offensivo in grado di cambiare il match dalla panchina. Con una squadra di questo tipo vincere dovrebbe rappresentare la normalità, ma Emerson Avila getta acqua sul fuoco: “Le partite vanno giocate sul campo, le chiacchiere si dissolvono e servono a poco se non seguite dai fatti”. Parole sante.

    FORMAZIONE (4-3-1-2) – Luis Gustavo; Wallace, Doria, Luan, Mansur; Felipe Anderson, Fred, Jadson; Adryan; Leandro, Ademilson.


    Vorrei, ma non posso. Il secondo posto del Gruppo A dev’essere l’obiettivo di un Cile che ogni due anni arriva a questo appuntamento carico di aspettative salvo poi regolarmente deludere. Mario Salas, tecnico che da un anno segue questi ragazzi, crede nel suo gruppo; un gruppo, a detta di Salas, unito e coeso verso la ricerca di un’impresa come entrare nel quadrangolare finale di un torneo molto difficile e ricco di insidie. La Rojita gira intorno alla regia di Bryan Rabello (1994), diciottenne che il Siviglia si accaparrò quest’estate dal Colo Colo sbordando una manciata di milioni e inserendolo gradualmente nei piani di rilancio del club. Rabello, che già due anni fa era presente in Perù, fu l’unico a salvarsi nella spedizione in altura tanto da venir inserito nella Top 11 finale dalla Conmebol. Un altro elemento interessante è Igor Lichnovsky (1994), difensore centrale a lungo inseguito dall’Inter che oggi fa parte della retroguardia della Univesidad de Chile come Valber Huerta (1993), compagno di reparto sia nella U che in Nazionale. Il trio d’attacco si propone come rivelazione del torneo: i titolari saranno Nicolas Castillo (1993) e Diego Rubio (1993), rispettivamente appartenenti a Universidad Catolica e Sporting Lisbona, mentre la punta Felipe Mora (1993) ha fatto intravedere cose interessanti con la casacca dell’Audax Italiano.

    FORMAZIONE (4-4-2) – Melo; Campos, Lichnovsky, Huerta, Robles; Fuentes, Rabello, Rojas, Ragusa; Castillo, Rubio.

     

     

    Sarà la volta buona? Con il campionato locale in costante ascesa, la Nazionale colombiana si appresta ad affrontare il Sudamericano con lo stesso obiettivo di Cile e Paraguay. Il secondo posto è infatti raggiungibile, a patto che tra i Cafeteros non vengano meno qualità come unione e concentrazione, risorse che troppo spesso hanno fatto difetto ai Tricolores. Rispetto alla nidiata della generazione precedente la Colombia si è indebolita perdendo figure di livello come Edwin Cardona e Pedro Franco, o la punta Duvan Zapata.

    Fernando Quintero (1993) e Jhon Cordoba (1993) sono le figure principali della squadra di Carlos Alberto Restrepo; il centrocampista tuttofare del Pescara è una piacevole scoperta per gli appassionati italiani e si è subito inserito in un calcio difficile e tattico come la Serie A attirando di sè parecchie attenzioni da parte di club più blasonati. Discorso diverso per Cordoba, centravanti dal fisico longilineo che per certi movimenti ricorda la punta del Porto, anch’egli colombiano, Jackson Martinez. Passato dall’Envigado ai Jaguares del Chiapas in Messico, Cordoba è andato ad avvicendare proprio Martinez entrando subito nel cuore dei tifosi Aurinegros. Restrepo fa giocare la sua squadra con un classico 4-4-2 decisamente coperto e ricolmo di trame fitte e poco dispendiose, il cui gioco passa prevalentemente dai piedi di Quintero. La prima uscita ci dirà subito di che pasta è fatta questa Colombia, che all’Islas Malvinas di Mendoza sfiderà il Paraguay in un match subito determinante.
    FORMAZIONE (4-3-1-2) – Bonilla; Vergara, Valencia, Mendoza, Balanta; Leudo, Perez, Mena; Quintero; Cuero, Cordoba.


    Segnati, ma non rassegnati. Essere inseriti nello stesso girone di Brasile ed Uruguay equivale a eliminazione (quasi) certa. Però l’Ecuador è da sempre una selezione poco considerata anche a livello di Nazionale maggiore, e più viene snobbata, più sfodera grinta ed orgoglio che la portano ad ottenere risultati impensabili. Così è anche per i ragazzini di Sixto Vizuete, personaggio interessante del panorama calcistico ecuadoregno che punta su di lui per rilanciare la Tri a livello giovanile. La stella della squadra, peraltro povera di individualità, è senza ombra di dubbio Josè Francisco Cevallos (1995), che con i suoi 17 anni è uno dei più giovani giocatori della competizione. Centrocampista del LDU Quito, Cevallos ha iniziato a giocare come mediano davanti alla difesa ma con il tempo il suo raggio di azione si è allargato fino alla trequarti, dove da un anno si disimpegna con ottimi risultati grazie alla visione di gioco e al suo destro telecomandato che fa di lui un perfetto esecutore di calci piazzati. Il resto è poca roba, non ce ne vogliano i tifosi ecuadoregni. Si passa dal difensore centrale Pedro Velasco (1993) del Barcelona campione in carica al centrocampista Eddie Corozo (1994) dell’Emelec, fino all’incursore Michael Arboleda (1993) di proprietà dell’Independiente Del Valle. I più attenti si accorgeranno della presenza di Andres Oña (1993), centrocampista che in passato l’Inter era sul punto di acquistare prima di accorgersi dell’impossibilità di cambiare lo status di extracomunitario. Oña gioca in patria, nell’Independiente Del Valle, dove è già un cardine della squadra.

    FORMAZIONE (4-3-1-2) – Hernandez; Lopez, Velasco, Leon, Ramirez; Corozo, Oña, Uchuari; Cevallos, Esterilla, Parrales.


    Del Paraguay non si parla mai. Eppure la selezione guaranì è sempre tra quelle più interessanti; prendendo spunto dall’edizione passata, gli Albirrojos hanno portato alla ribalta ragazzi come Jorge Baez e Mauro Caballero, entrambi in età ma esclusi dalle convocazioni, fino a Derlis Gonzalez (1993). E’ proprio sulla punta del Benfica che Victor Genes costruisce il suo Paraguay; Gonzales garantisce qualità e prolificità in zona gol, completandosi con l’altro craque, Brian Montenegro (1993), punta tecnica del Tacuary che in campionato ha segnato solo due reti fornendo però prestazioni convincenti in una realtà medio-bassa. Il resto della squadra rispecchia i valori storici del Paraguay: muscoli, ruvidità e nerbo, tre caratteristiche che in passato hanno aiutato i guaranì in diverse situazioni. C’è anche un italiano tra i 22: si tratta del centrocampista Rodrigo Alborno (1993), cervello di scuola Inter che quest’anno è stato mandato a Novara per fare esperienza. Il secondo posto è l’obiettivo del Paraguay, ma la lotta a tre con Cile e Colombia si preannuncia serrata fin da subito.

    PARAGUAY (4-3-1-2) – Morel; Mareco, Gomez, Paredes, Perez; Alborno, Almiron, Rojas; Ramirez; Gonzalez, Montenegro.


    “Attenzione al mio Perù”. Parole e musica di Daniel Ahmed, selezionatore argentino della Franja Roja e stratega della panchina, come lo definiscono alcuni suoi colleghi. In effetti Ahmed non ha tutti i torti; questo Perù ha qualità interessanti, che passano per tutte le zone del campo, e se avessimo cinque euro da mettere su un’outsiders per il Gruppo B la scelta potrebbe ricadere proprio su questi ultimi. La crisi economica che ha attanagliato il paese, e di conseguenza le società calcistiche, ha portato di riflesso a puntare su una nuova nidiata di talenti che in Europa fanno gola a molti. Il tutto miscelato a chi in Europa c’era già, come il regista Hernan Hinostroza (1993) e il fantasista Cristian Benavente (1994) che da due stagioni militano rispettivamente nello Zulte Waregem in Belgio e nel Real Madrid. L’estate 2012 è stata quella delle ultime migrazioni: Andy Polo (1994) ha dato il suo ok al Genoa, Edison Flores (1994) si è accasato in Spagna al Villareal mentre le punte Ivan Bulos (1993) e Jean Deza (1993) hanno lasciato il Paese per passare a Standard Liegi e Zilina. Ma ci sono anche elementi interessante che militano in patria, uno su tutti il centrocampista Victor Cedron (1993) dell’Universidad di Cesar Vallejo. L’ultimo colpo di mercato riguarda Josè Reyna (1993), che l’Alianza Lima ha venduto al Parma pochi giorni fa in veste di nuovo gioiello incàico: ci sarà anche lui nell’undici di Ahmed, prima di lasciare il Sudamerica per sbarcare in Italia.

    FORMAZIONE (4-2-3-1) – Alvarez; Araujo, Chavez, Ortiz, Torrejon;  Cedron, Hinostroza; Reyna, Benavente, Flores; Polo.

     

     

    Con questi non si scherza. L’Uruguay si presenta in Argentina con una squadra di tutto rispetto, pronta a misurarsi con tutti ad armi pari consapevole delle frecce che possiede al proprio arco. Che sono tante, e bene appuntite. Tra i pali gioca l’estremo difensore più forte dell’intera competizione, quel Fabian Cubero (1993) che abbiamo imparato ad apprezzare nel Cerro per le sue prove in campionato e in Sudamericana. La difesa è il reparto meno forte, ma può contare su elementi validissimi del calibro di Gaston Silva (1994, del Defensor) e Gianni Rodriguez (1994), diciottenne di proprietà del Danubio. In mezzo domina il duo Aurinegro del Penarol, composto da Sebastian Cristoforo (1993) e Jim Varela (1994), regista con una visione di gioco tale da far innamorare a prima vista il Napoli. Interessante l’esterno offensivo del Bella Vista, Mathias Abisab (1993), mentre Giorgian De Arrascaeta (1994) è la nuova sensazione di casa Defensor che si fece apprezzare nel Sub’17 del 2011. Avete detto Defensor? E allora ecco Diego Rolan (1993), punta della Violeta considerato come uno dei migliori centravanti uruguagi in prospettiva. Al suo fianco spazio, a rotazione, per Gonzalo Bueno (1993) del Nacional e per il compagno di squadra Renato Cesar (1993), mentre c’è parecchia curiosità intorno al Conejo Nico Lopez (1993). Il romanista è un pallino del CT Juan Verzeri, ma è un doppione di Rolan, pertanto il suo impiego andrà valutato volta per volta. La rappresentativa charrùa arriva in Argentina ricca di speranze con un solo obiettivo: portare a casa l’ottavo Sudamericano della sua storia.

    FORMAZIONE  (4-3-3) – Cubero; Formiliano, Silva, Rodriguez, Moreira; De Arrascaeta, Varela, Cristoforo; Bueno, Rolan (Nico Lopez), Renato Cesar (Aguirre).


    La Vinotinto è tutta da scoprire. Nell’ultimo decennio non si può dire che il Venezuela non sia migliorato a livello di risultati, e per l’unico Paese sudamericano in cui il calcio non è sport nazionale è già molto. Stuzzicante nella sua composizione, questo Venezuela presenta alcuni elementi interessanti che militano nel campionato di casa. Apprezzati già un paio di anni fa nel Sub’17, il portiere Jorge Contreras (1994) e il regista Josè Peraza (1994) si riaffacciano sulla ribalta continentale dopo essere diventati tiolare di Aragua e Caracas. L’estremo difensore ha mostrato numeri davvero importanti, tanto che il Ct della selezione maggiore Cesar Farias lo tiene in considerazione come vice di Renny Vega. In attacco ha spazio il parmense Manuel Arteaga, centravanti anche lui passato per il Sub’17 in maniera autoritaria e autore di diverse reti decisive due anni fa in Perù. Il resto sta al tecnico Marcos Mathìas, che avrà il compito di assemblare un undici equilibrato e rognoso, in modo da concedere il meno possibile agli avversari per poi sfruttare l’arma del contropiede. Per diventare grandi occorre osare, ma questo Venezuela ha la carte in regola per provarci? Solo fra un mese avremo delle risposte certe.

    FORMAZIONE (4-2-3-1) – Contreras; Garces, Edwin Peraza, Machìs, Caceres; Josè Peraza, Bolivar; Zambrano, Anor, Herrera; Arteaga.


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