Juve-Atalanta, a dispetto dei pronostici, è a ragione un autentico scontro diretto. Lo dice la classifica, lo conferma uno stato di grazia del gruppo di Gasperini che trasforma così la partita dello Stadium in un banco di prova importante anche per la stessa Juve, reduce dal ko col Genoa e chiamata ad una pronta riscossa. Calciomercato.com ha intervistato uno grande doppio ex, Alessio Tacchinardi, a suo modo autentico simbolo di questa sfida: nato e cresciuto calcisticamente nell'Atalanta ha poi vinto tutto con la maglia della Juve. Gara quindi, speciale anche per lui: “Ogni volta che si gioca uno Juventus-Atalanta mi ritrovo a viverla con un approccio speciale, ripercorrendo tutti i ricordi della mia vita da calciatore fin da quando avevo dieci anni. Rivedo il bambino che andava a Bergamo con la speranza di diventare un calciatore, rivedo le esperienze che mi han portato a diventare uomo e vincere tutto con la Juve. Ho sempre ringraziato queste due società e non smetterò mai di farlo. Non dimentico ovviamente tappe come Brescia e Villarreal, ma Atalanta e Juve rimangono speciali”

Juve e Atalanta, in modi diversi due società esemplari. In cosa si assomigliano?
“In tante piccole grandi cose sono davvero molto, molto simili. Io ho avuto la fortuna di viverle tutte e due, in queste due realtà si è sempre respirata tanta voglia di lavorare, tanta umiltà, sono società dove si fanno poche chiacchiere e si bada a tanta sostanza. Son passati tanti anni, ma il bello è che nonostante i cambiamenti anche le società di oggi sono praticamente uguali a quelle dei mieti tempi. Quando c'ero era l'Atalanta di Percassi, un presidente ambizioso che voleva arrivare in fondo, umile ma determinato. Anche Andrea Agnelli ha quelle caratteristiche, indispensabili per fare bene. Ambienti come Torino e Bergamo sono ideali per fare calcio, con pochi personaggi oltre le righe, con società forti alle spalle. Complimenti ai presidenti dunque, abili come pochi a scegliere agenti di mercato, allenatori, direttori sportivi, calciatori. Con le dovute proporzioni, non è corretto parlare di grande e piccola società, ma di realtà speciali e uniche”.

Che partita sarà la sfida dello Stadium?
“Sarà una partita che penso sia importante soprattutto per la Juve. Con un grande vantaggio per Allegri, perché per una volta potrà prepararla lavorando una settimana intera senza impegni infrasettimanali. E quando può lavorare con calma, la Juve ti fa male. Quindi la sensazione è che sia la partita giusta per reagire al ko di Genova, per una serie di motivi: per polemiche e critiche che da sempre rinvigoriscono questo gruppo, per il giusto tempo dedicato a prepararla, perché si tratta di una gara tosta da non fallire. L'Atalanta merita più che mai grandissima attenzione, ma vedo una Juve ferita e affamata, con tutto quello che serve per provare a vincere”.

Perché l'Atalanta riesce a sfornare così tanti talenti?
“In passato c'è stato un uomo come Favini, per esperienza posso dire quanto sia stato un grande uomo e dirigente. In assoluto il grande merito dell'Atalanta è sempre stato quello di arrivare a costruire un vivaio fatto di uomini giusti, istruttori ed esempi allo stesso tempo. Non è un caso che continui a produrre calciatori veri, tanti giocano in serie A ma altrettanti ne stanno venendo fuori dalle squadre del vivaio”

Tra i tanti talenti di quest'Atalanta, chi l'ha colpita di più?
“In Gagliardini mi rivedo molto, abbiamo caratteristiche diverse ma fa parte di quei giocatori in grado di tenere viva la grande tradizione di centrocampisti centrali usciti dal vivaio dell'Atalanta”.

Kessie sarebbe l'uomo giusto per questa Juve?
“Kessie è fortissimo, è pronto ma penso che prima abbia bisogno di farsi ancora le ossa perché alla Juve serve, per così dire, un centrocampista superpronto. Alla Juve servirebbe proprio un Kessie, ma con un'esperienza internazionale già importante. Penso a Matuidi o Matic, un elemento che possa permettere a Pjanic di agire sulla trequarti senza altre preoccupazioni”

Cosa manca alla Juve per puntare alla Champions?
“Non manca molto, ma qualcosa sì. In estate ero convinto fosse più forte questa Juve di quella di Berlino, dopo tre mesi non lo si può più dire. Se a gennaio non dovesse arrivare nessuno, specialmente a centrocampo rimarrebbe incompleta. E fin qui Allegri ha già saputo raschiare il fondo del barile per mantenere le aspettative, tra infortuni, squalifiche ed una condizione complicata da gestire nella stagione post-Europeo e Coppa America”.

E l'Atalanta dove può arrivare?
“Spero possa arrivare lontano, non so alla lunga quanto possa resistere. Una cosa è sicura, l'Atalanta rimane esempio da seguire per tutti. È la dimostrazione che anche in serie A si possa lanciare i giovani costruendo un sistema vincente. Se ci riesce l'Atalanta, potrebbe riuscirci qualunque società in grado di programmare e investire dove serve. Il calcio italiano avrebbe bisogno di tante altre Atalanta”.

 

In conclusione, come finisce Juventus-Atalanta?
“Pronostico secco? Non è mai facile, ma dico 2-0 per la Juve. Ma l'Atalanta è squadra vera, le darà filo da torcere...”.

@NicolaBalice