È​ cominciata con Optì Pobà, è finita con la Svezia in festa. La triste epopea di Carlo Tavecchio presidente federale è arrivata a conclusione nel modo più sciagurato e - sportivamente s'intende - drammatico: dopo sessant'anni, siamo fuori dai Mondiali. Un danno enorme non solo per il nostro calcio, ma per tutta l'Italia: se questo sport è la decima o undicesima azienda del Paese, l'eliminazione incide anche sulla nostra economia, sulla nostra immagine internazionale, sulla nostra autostima.

Ora ci aspettiamo che non se ne vada solo Ventura, che ne ha combinate di tutti i colori (ultima decisione scellerata, l'esclusione di Insigne addirittura dai tre sostituti), ma anche chi lo ha sceltoCi attendiamo insomma che con il ct si dimetta pure Tavecchio, così come nel 2014 accadde al suo predecessore Abete (il quale, peraltro, almeno ai Mondiali ci aveva portato): con grande dignità, al 90' di Uruguay-Italia, si fece da parte assieme a Prandelli. Stavolta, invece, della dignità non abbiamo visto neppure l'ombra: in uno dei momenti più neri nella storia del calcio italiano, né il ct né il presidente federale se ne sono andati subito. Hanno preso tempo entrambi: da non credere.

Ventura probabilmente mollerà nelle prossime ore: ce lo auguriamo anche per lui, vorrebbe dire che gli è rimasta almeno la voglia di salvare la faccia e che non penserà solo ai soldi che ci rimetterà abbandonando in anticipo la nave azzurra, che lui stesso ha portato a fondo.

Quanto a Tavecchio, se non si dimetterà, allora lo dimettano. Alcuni hanno la forza politica per farlo: il ministro Lotti, il presidente del Coni Malagò. Altri hanno la possibilità tecnica di mandarlo a casa, innanzitutto quei presidenti di club che lo hanno messo su quella poltrona con una scelta sventurata (e non è un gioco di parole): Lotito lo ha fatto eleggere la prima volta (alla faccia di Agnelli), Agnelli lo ha rimesso sul trono la seconda volta (contro Lotito). Basta con i piccoli-enormi giochi di potere, basta scherzare sulla pelle del calcio e dei tifosi italiani. Ora Lotito e Agnelli diventino alleati e ci tolgano di torno Tavecchio.

Il calcio italiano va ricostruito dalle fondamenta. Non è, non può essere l'uomo delle gaffe razziste e sessiste a guidarci in questa opera di ricostruzione. Non pretendiamo un genio e nemmeno un presidente illuminato. Vogliamo, però, qualcuno migliore di Tavecchio. Non ci vuole molto.

@steagresti