Un tempo per il derby l’Olimpico era strapieno. E non quando - a cavallo del nuovo millennio - Lazio e Roma si giocavano lo scudetto, e magari lo vincevano. No: anche quando erano la Lazietta e la Rometta, squadre senza ambizioni e senza campioni, roba da classifica medio-bassa. Ma il derby era il derby, che diamine! E potevi essere certo: se avessi buttato uno spillo sugli spalti, quel giorno non sarebbe certamente terminato a terra. Veniva interpretata come un’esagerazione, altrove, forse anche con un po’ d’invidia: possibile che ci fosse tanto amore e tanta partecipazione per due squadre che non regalavano sogni, semmai incubi?


Oggi che la Roma ha una squadra da vertice, e che la Lazio al vertice si è arrampicata tra lo stupore di molti e l’apprezzamento di tutti, il fenomeno è opposto: il derby di domenica si giocherà in un Olimpico semideserto. Trentamila spettatori o poco più, la previsione di oggi: una tristezza per uno stadio che ne potrebbe contenere oltre il doppio. Tanto che si assiste a episodi realmente curiosi, tipo i calciatori - quelli che di solito scappano dai tifosi per non farsi soffocare dalla loro passione - i quali vanno in giro a raccomandarsi: suvvia, venite allo stadio, sennò che derby è? Lo hanno fatto, con sincero spirito da ultrà (perché lo sono anche loro), i tre romani della Roma: Totti, De Rossi e Florenzi hanno incontrato alcuni ragazzi della curva e hanno chiesto loro di tornare a gremire la Sud. In questi giorni di vigilia sono previsti allenamenti a porte aperte, da una parte e dall’altra, per trascinare la gente e spingerla a comprare un biglietto.


Sono strizzatine d’occhio molto ruffiane, va detto, e certamente arrivano in ritardo dopo che per anni si è remato in direzione opposta. Perché da entrambe le parti, romanista e laziale, si è fatto di tutto per allontanare la gente: gli americani spesso hanno trattato il popolo giallorosso come un accessorio nient’affatto indispensabile e talvolta fastidioso; Lotito - si sa - non sta simpatico nemmeno a se stesso e certo non può piacere a quei tifosi ai quali non ha mai dimostrato senso d’appartenenza e non ha nemmeno trasmesso un po’ d’affetto. Poi ci si sono messe anche le istituzioni: le barriere a dividere le curve, provvedimento infelice quant’altro mai, e perfino quei parcheggi a tre chilometri dallo stadio, al punto che per andare all’Olimpico non devi essere solo tifoso ma un po’ atleta pure tu.


Si sono giocati da poco i derby di Genova e di Milano: stadi esauriti, biglietto più biglietto meno. Tra dieci giorni ci sarà quello di Torino: le curve hanno già il pienone garantito, presto arriverà anche negli altri settori. Così Roma, oggi, scopre di avere il derby più triste d’Italia anche se, andando a pesare il rendimento delle squadre, per la classifica è secondo solo a quello torinese e di un misero punto: 58 a 57. Già: Lazio-Roma era più bella quando era più brutta.

@steagresti