Questa è la storia di un amore che sembrava incorruttibile e che invece rischia di cadere, un po’ come tutti gli amori del calcio, davanti al Dio denaro: è la storia del rapporto tra Nikola Kalinic e la Fiorentina, un binomio partito nell’estate del 2015 e subito caratterizzato da amore e passione reciproci, con il croato indicato con merito da Sousa (nonostante la smentita di ieri del portoghese) e la squadra viola in grado di esaltarne delle insospettabili doti da bomber. La storia rischia di chiudersi, come detto, con il lieto fine economico, perché sul piatto del Tianjin Quanjian ci sono tanti soldi per la Fiorentina e tantissimi per Kalinic. Ma riavvolgiamo rapidamente il nastro.

Tutto ha inizio il 12 dicembre, con il patron viola Andrea Della Valle che dopo la doppietta del croato al Sassuolo ne annuncia la “blindatura” in virtù dell’inserimento di una clausola da 50 milioni sul suo contratto. Particolare che stona al dg Pantaleo Corvino, il quale avrebbe preferito la segretezza di tale elemento, previa una strumentalizzazione in qualsiasi senso della cosa: è davvero blindato Kalinic o ha semplicemente affisso su di sé un cartello con scritto “vendesi”, col prezzo già indicato? Mentre il tifo viola si interroga su tutto ciò, dalla Cina il Tianjin Quanjian di Fabio Cannavaro si fa avanti con una maxi proposta da 10 milioni all’anno per l’attaccante viola e la minaccia di coprire la cifra della clausola. Ma il Kalinic innamorato di Firenze inizialmente rifiuta perché l’obiettivo è di arrivare almeno a 15. L’entourage del numero nove, capitanato da Tomislav Erceg, cerca di cucire l’operazione e il Tianjin arriva fino a 12 milioni, più bonus, per quattro anni, con la prospettiva di chiedere comunque la cessione a giugno, magari per tornare in Premier (dove Kalinic ha già giocato, ma con poca fortuna, dal 2009 al 2011) da protagonista.

La vera chiave ora però è quella dell’offerta alla Fiorentina: il Tianjin parte da una base iniziale da 45 milioni, di poco inferiore alla clausola, ma poi arriva il colpo di scena. Il governo cinese proclama lo stop alle spese folli (o magari solo a quelle “troppo” folli) e l’offerta si abbassa a 30-35 milioni, decisamente troppo lontana dalla cifra imposta dalla Fiorentina. In più si aggiungono i dubbi di Andrea Della Valle e la paura di una cessione sì remunerativa ma non coincide con la clausola e soprattutto di difficile rimedio in quel di gennaio. Quel che manca in sostanza è solo un piccolo sforzo da parte del Tianjin: con 15 milioni a Kalinic e almeno 40 alla Fiorentina l’operazione si fa ed anche piuttosto velocemente. Viceversa no e Kalinic se ne rimane a Firenze, almeno fino a giugno. Sono momenti di grande riflessione su tutti i fronti, tanto è vero che quello che doveva essere un incontro chiarificatore a Londra, tra emissari cinesi, l’intermediario Davide Lippi e Nelio Lucas della Doyen Sports, non è andato in scena.

L’ultima questione, di non poco conto in chiave viola, richiama anche all’eventuale post Kalinic: che ne sarebbe di questi fantomatici 35-40-50 milioni? Difficile pensare che la Fiorentina li reinvesta tutti, specialmente a gennaio, ma un attaccante comunque dovrebbe entrare nella rosa di Paulo Sousa. Quasi emigrati sia Zaza che Gabbiadini, mentre Jovetic se ne è già andato a Siviglia; resta sullo sfondo Luis Muriel, legato anch’egli da clausola alla Sampdoria ma del valore di “appena” 28 milioni. E poi c’è la fantasia di Corvino, spesso bravo a scovare un nome insospettabile e reso noto praticamente ad affare chiuso. Più facile che l’eventuale sostituto di Kalinic provenga da lì.