Scostando da un lato l'annata vincente in serie B che poco fa testo, il vero intoppo nella struttura tattica costruita da Ventura in questa stagione è rappresentato dalla linea a quattro offensiva. Sugli attaccanti puri si è ragionato all'infinito, arrivando sostanzialmente a una conclusione: il livello di qualità non così alto come il credo venturiano imporrebbe si unisce allo snaturamento di alcune individualità. Su tutte quella di Bianchi, reinventatosi con buona volontà punta di movimento pur essendo bomber di razza. Ma pur sempre adattato e poco congeniale in coppia con Meggiorini: lo dimostrano i fatti e le cifre messe insieme dagli attaccanti finora. E se Sgrigna è ultimamente uscito dal radar, almeno da titolare, il ruolo di Sansone è stato finora quello di jolly da gettare nella mischia negli ultimi 20 minuti, spesso a match ormai compromesso, mentre il giovane Diop è comparso solo a Roma, in una manciata di minuti, per poi tornare nell'ombra. Tant'è, le responsabilità delle punte sono state ampiamente raccontate e analizzate. Ma se il Torino tentenna nella fase offensiva la colpa non può essere gettata totalmente sulle spalle dell'attacco, per quanto perfettibile e piuttosto mal assortito in estate. Pesa anche l'assenza di fosforo in regia, si dirà: infatti le manovre del mercato di riparazione vertono finora principalmente su reparto offensivo e centrocampo, alla ricerca di qualità e sostanza. Però è in un'altra zona del campo che i conti non tornano.

I TORNANTI - Se la mediana è nevralgica e i movimenti dell'attacco sono nodali, l'essenza del sistema di gioco venturiano, fondato sul 4-2-4, è rappresentata dalla fasce. Per il momento deludenti o quantomeno in accensione intermittente. Lampi improvvisi, stop. Poca continuità, rendimento in generale altalenante, qualche elemento utilizzato con un ritardo scarsamente comprensibile, alcune bocciature o quasi. Un bel problema, considerando che se gli esterni vanno a singhiozzo tutto il castello tattico granata si accascia di riflesso, basandosi proprio sulle ali che spingono, interagiscono con l'attacco e danno una mano al centrocampo.

TOP PLAYER - Il top player dell'estate è stato finora il grande rebus. L'attesa delusa per Cerci scuote il Toro. E non solo a causa delle vicende recenti. L'ex viola non ha fatto la differenza, se non in rare occasioni: a Bergamo e in casa con la Fiorentina, per esempio. E' un'incognita così grande da rischiare di finire sul mercato, in una vicenda dal sapore della paradossale beffa: da oggetto del desiderio insostituibile a possibile merce di scambio. Situazione in cui non si ritroverà Santana, che in granata è in prestito e che però finora non ha fornito una continuità di prestazioni accettabile: anche qualche acciacco non ha favorito l'argentino, il cui peso specifico è stato maggiore nella fase difensiva che in quella propositiva.

I RINCALZI - Troppo poco per lasciare il segno: i due esterni titolari hanno fatto fatica. Il punto è che anche le riserve, quando chiamate in causa, non hanno convinto del tutto. Da rivedere con attenzione è sicuramente Birsa, carta calata al tavolo tardi e che forse si poteva giocare anche prima, una volta recuperato l'infortunio di settembre. Invece il problema fisico e il fatto di essere arrivato all'ultima ora di mercato hanno penalizzato l'esterno sloveno, il quale, pur senza disporre dello scatto bruciante né della genialità di Cerci, ha mostrato applicazione, intelligenza tattica, intraprendenza offensiva. Da rivedere così come il finora inconsistente Stevanovic: prezioso in serie B, ma non ancora calatosi nel palcoscenico della serie A. E con quei black out emotivi che rischiano di frenarne il salto di qualità. Qualità di cui è fornito Verdi, un altro esterno utilizzato con il contagocce ed evidentemente ritenuto non ancora pronto per reggere l'impatto con la massima categoria. Ci sta, a 20 anni. Però allora è difficile capire perché il Torino in estate abbia deciso di non privarsene, preferendo tenerlo in rosa invece di girarlo in prestito in B per rinforzarne fisico e curriculum. Non è esclusa una partenza di Verdi a gennaio. Così come è ipotizzabile che il Torino, risolte le priorità, si dedichi alla ricerca di almeno un'altra ala all’altezza. In attesa che le altre, quelle in rosa, comincino a lanciare segnali finalmente incoraggianti.

(Tuttosport - Edizione Locale)