Sono bastate un paio di conferenze stampa e una sola partita per avere la prova e la riprova che con l'esonero di Sinisa Mihajlovic e l'arrivo di Walter Mazzarri al Torino è stata fatta una mini rivoluzione, sia di stile che di tattica.

Certo, una rivoluzione non così drastica come quella avvenuta con l'addio di Gian Piero Ventura e l'avvento del tecnico serbo: i due appartengono a mondi diversi e, tra i tanti errori commessi, a Mihajlovic va riconosciuto il merito di aver risvegliato quella voglia di vincere, di pretendere sempre qualcosa in più dalla squadra che con un allenatore come Ventura, allergico alle pressioni della piazza, si era assopita. In questo Mazzarri parla la stessa lingua del suo predecessore, non ha paura a dichiarare che l'obiettivo è sempre lo stesso: vincere la prossima partita, qualunque sia l'avversario da affrontare. Nelle sua carriera ha dimostrato di avere la mentalità giusta per ottenere risultati più importanti, ma attraverso un'idea di calcio differente rispetto al tecnico che ha sostituto.

Non è un difensivista, Mazzarri, ma certamente è più attento a non subire gol rispetto a Mihajlovic e, lo dicono i numeri, questa è la strada giusta da imboccare per ottenere risultati importanti. Il campo e il tempo diranno chi dei due avrà fatto meglio sulla panchina del Torino e se il gioco garibaldino dell'ex tecnico avrà divertito di più o di meno rispetto a quello più ragionato dell'attuale. 

Ma Mihajlovic e Mazzarri sono molto diversi anche nell'approcciarsi ai media, ai tifosi e al mondo Toro. Basti pensare che, nel giorno della sua presentazione, il primo aveva annunciato pubblicamente di voler andare a Superga per visitare il luogo dove si schiantò l'aereo del Grande Torino, il secondo invece è apparso quasi infastidito che la notizia della sua visita al Colle si fosse divulgata. Davanti alle telecamere Mazzarri non caricherà i tifosi così come faceva Mihajlovic, ma ha le qualità e le conoscenze per farli divertire di più in ogni partita.