Il terremoto era prevedibile e in effetti anche previsto dal Toro e dalla dirigenza granata. Non a caso già nei giorni scorsi si era parlato di Sorrentino e Ujkani, con altre piste sicuramente avviate e fino ad oggi non ‘scoperte’. In ogni caso è il Toro ad essere uscito danneggiato, e non poco, da tutto questo: l’ultimo scandalo del mondo del calcio ha investito i granata in modo pesante, colpendo tre titolari e peraltro fedelissimi di Ventura. E’ vero che di Gazzi si era già parlato di una possibile cessione, ma è altrettanto vero che sia stato un giocatore inamovibile per l’allenatore granata in questa stagione. E’ vero anche che, per quanto bravo, Gillet può essere rimpiazzato ed è ancora più logico pensare che possa essere sostituito pure Barreto, in caso di necessità. Resta tuttavia l’amaro in bocca per questa situazione, che ancora deve vedere emesse delle sentenze: d’altronde negli ultimi anni siamo stati abituati ad abbinare al termine ‘deferimenti’ quello di ‘condanne’, ma non è così. Potrà esserlo, forse: magari Gillet si prenderà cinque anni di squalifica, Gazzi quasi un anno, Barreto sei mesi. E forse si ritroveranno assolti in appello, o risulteranno solo marginalmente coinvolti, così come potrà essere possibile vederli condannati alle pene ipotizzate tra ieri ed oggi. Quel che bisogna evitare, tuttavia, sono le sentenze preventive: aspettiamo la Commissione Disciplinare, poi aspettiamo ancora un attimo, perché si rischia di ‘giustiziare’ mediaticamente dei professionisti che, se colpevoli, dovranno pagare duramente, ma che ad oggi colpevoli non lo sono ancora. La giustizia ha i suoi tempi e non bisognerà attendere molto: seguiranno i relativi gradi di appello e solo al termine di questa trafila potremo sentirci davvero liberi di condannarli anche noi, mediaticamente e non. Però non facciamolo ora, perché la storia recente ci ha insegnato che la giustizia sportiva si può sbagliare e non di poco: basta ricordare Jimmy Fontana, ex portiere del Toro cui sono molto legati i tifosi granata. Era stato condannato, macchiato da un’accusa infame, poi decaduta nell’ultimo grado di giudizio.