Zappacosta? Per noi era un calciatore importante, eravamo affezionati a lui. Parla poco, ma agisce con i fatti. La sua cessione è stata una buona opportunità per entrambe le parti. Era l’ultimo giorno di mercato, io potevo dire di no all’offerta, lui poteva dire di no, ma ho visto che da parte sua c’era voglia di iniziare questa nuova avventura e non me la sono sentita di trattenerlo”. Con queste parole Urbano Cairo ha spiegato la cessione al Chelsea di Davide Zappacosta avvenuta proprio il 31 agosto, a poche ore dalla chiusura del mercato. Un'operazione, quella portata a termine dal presidente granata, sicuramente molto redditizia per le casse del Torino: dal club di Roman Abramovic sono infatti arrivati 28 milioni di euro, più altri 2 legati ai bonus che potrebbero arrivare a fine stagione. Ma il Torino ha fatto veramente un affare privandosi di un terzino così?

Vedendo giocare Zappacosta contro Israele il dubbio viene. Certo, da un punto di vista esclusivamente economico l'offerta era una di quelle che non si possono rifiutare, ma la domenica in campo non giocano i milioni o le plusvalenze: lo fanno i calciatori, e averne di bravi aiuta a vincere.  Con questo non si vuole bocciare la campagna acquisti fatta dal Torino. Anzi. È evidente che nell'ultima sessione di mercato la compagine granata si sia certamente rinforzata, Cairo ha accontentato Mihajlovic costruendo una squadra che ha tutte le carte in regola per puntare all'Europa League. Lo scorso campionato aveva mostrato come i centrali di difesa fossero per lo più inadeguati ed è stata fatta una rivoluzione: via Ajeti, Carlao, Rossettini e Castan, dentro N'Koulou (la più bella sorpresa tra i granata in questa prima parte di stagione), il promettentissimo Lyanco, Bonifazi e Burdisso. A centrocampo è poi arrivato Rincon (l'elemento di quantità e carisma che serviva), in attacco Niang e le scommesse Berenguer e Sadiq. Senza dimenticare poi l'acquisto di Sirigu come portiere e la conferma di Belotti. Al posto di Zappacosta è invece arrivato Ansaldi, un giocatore d'esperienza che arriva da una stagione difficile all'Inter ma che solamente due anni fa, proprio quando Zappacosta faceva panchina nel Torino di Ventura, aveva saputo mettersi in luce nel  Genoa.

In attesa di vedere quel che saprà fare Ansaldi in campo, e pur promuovendo a pieni voti l'operato dei dirigenti granata nell'ultima sessione di mercato, il dubbio che questo Zappacosta al Torino sarebbe stato molto utile resta. È un Toro forte, ma con Zappacosta lo sarebbe stato ancora di più.