Praticamente tutti vogliono Torreira. Dopo la prestazione di domenica contro la Juventus, impreziosita dal terzo gol stagionale del regista, il coro delle pretendenti respinto in estate riecheggia nei sogni dei tifosi blucerchiati come una nota lontana, soffusa e indistinta ma insistente. Un presagio. Alla Roma? All’Inter? All’Atletico Madrid? Forse al Milan o addirittura alla Juventus? E perché no nel Napoli di Sarri, viste le affinità di pensiero che legano l’allenatore dei partenopei e Giampaolo? Ipotesi verosimili e suggestioni, già, per ora soltanto questo. Anche perché a gennaio sembra sia blindatissimo. Spalletti e Montella potrebbero fare di lui il nuovo David Pizarro, Di Francesco inizierebbe a guardare oltre De Rossi, Simeone confiderebbe nel suo temperamento e nella sua grinta. Piace davvero a tutti, non c’è che dire. Abbiamo cercato di capire perché, quali sono le caratteristiche che attirano tanto, riservandoci nel finale un “piccolo” azzardo. E voi in quale big lo vorreste vedere? Sempre che lo riteniate pronto.  
 
TORREIRA DENTRO AL FLIPPER - Torreira, in fase di costruzione, specialmente quando il possesso si stabilizza a centrocampo, vive dentro a un mega-flipper. Il flipper di Giampaolo. E’ il bersaglio/sponda centrale di una specie di quadrato magico, costituito agli angoli dalle due mezzali strette e dai difensori centrali. Difficile per gli schieramenti avversari non soffrire l’inferiorità numerica. La Juve, prendiamo l’esempio più recente, era costretta ad alzare Khedira, tenere basso Asamoah (stretto accanto a Chiellini per aggredire eventualmente Gaston Ramirez tra le linee lungo l’half-space di destra), con Mandzukic a metà strada tra la mezzala e il terzino destro blucerchiato. In questo caso, nel quadrato, è un cinque contro tre, e per Torreira è un esercizietto da nulla giocar di prima o di seconda. Torreira infatti, fornito com’è di grande reattività e velocità di pensiero, è un campione nel gioco corto. I principi che segue in situazione sono praticamente gli stessi seguiti da Jorginho.
 

 
LA TECNICA DEGLI AGGUATI - Ma quel che impressiona di più di Torreira è la sua aggressività senza palla, la sua specializzazione nel raid, la sua tecnica negli agguati. Bernardeschi nei primi minuti di gioco di Sampdoria-Juventus è stata la sua vittima preferita. Non appena il pallone viaggiava verso il terzino, nella circolazione bianconera, la mezzala di Giampaolo usciva forte, e ancor più forte accorciava Torreira sull’eventuale appoggio interno (nell’immagine sotto, appunto, Bernardeschi). Concesso un metro all’avversario di spalle, sullo stop, il suo input, vedevi Torreira cambiare passo, sprintare e avventarsi sul pallone sbucando dal fianco scoperto, e da lì sporcare o arpionare la sfera. Ecco, Torreira aggredisce di spalle come pochi. Sfrutta il rallentamento, il tempo morto su cui si fonda il gioco del calcio: il controllo.



LA DURA VITA DI TORREIRA (NEL 4-3-1-2) – Quando però la preda è una vecchia volpe (o una Signora zebra), essa fiuta la trappola, adottando delle contromisure. Nel primo tempo, e più in generale in tutta la partita, la Juventus provava sistematicamente il cambio di gioco, per sfruttare la sorpresa sulla corsia esterna opposta, e far saltare la pressione blucerchiata sul lato palla. L’astuto Mandzukic cambia tutto per Cuadrado. Guardate dov’è Torreira, e quanto campo sarà costretto a coprire per scivolare davanti alla sua difesa, là dove sta inserendosi Higuain..
 


Ecco qui sotto gli effetti di un ribaltamento ben riuscito: una delle pochissime volte in cui Torreira non riesce a fare tutto e il contrario di tutto (pressare e al contempo coprire). Di solito ce la fa, ci arriva in tempo sull’Higuain di turno. Con un dispendio di energie, azione dopo azione, davvero incalcolabile. In questa, al momento del passaggio che effettuerà Cuadrado per Higuain, è in leggero ritardo, ma andrà comunque a disturbare il Pipita montandogli sulla schiena al limite dell’area, l’ istante prima del tiro.
 

 
DIFESA POSIZIONALE – In quest’altro caso l’uruguayano sbarra una possibile triangolazione, chiudendo due linee di passaggio in un sol colpo. Aiutato da un rombo particolarmente stretto, come vedete, invita il centravanti ad avventurarsi nella strettoia predisposta.
 


ELASTICITA’ - Quasi saltato, pur essendo alto 1,68, Torreira si allunga e arriva in spaccata sul pallone, mostrando tutta la sua elasticità. Reattivo, elastico, deciso, rapidissimo nello stretto. In più, uruguayano: superare Torreira nell’uno contro uno è praticamente impossibile.
 


IL PIEDE DEBOLE... - Forse, per essere un regista, se proprio vogliamo trovare il pelo nell’uovo, può perfezionare il suo rapporto col piede debole. Ma è un ventunenne, tempo per migliorare situazioni come questa che state per vedere ce ne ha. Perché controllare col destro e poi portarla al centro del campo fino al fallo di Pjanic, quando si poteva cercare Quagliarella in profondità o sui piedi con uno stop e una verticalizzazione di mancino? O a limite cambiare gioco, sempre in due tempi, sulla mezzala che si apriva?
 


E DA MEZZALA? – Ok, sta spaccando tutto da regista. Teoricamente però potrebbe adattarsi anche da mezzala in un sistema di gioco simile ma differente, tipo un 4-3-3. Nel Napoli di Sarri, ad esempio, se volessimo giocare al “dove lo vedreste meglio?”, più che al posto di Jorginho, che è ormai il maestro indiscusso di quel ruolo, personalmente lo vedrei bene da mezzala destra. Risulterebbe certamente complementare ad Hamsik al pari di Allan in quanto a corsa e recuperi, ma andrebbe ad accrescere il tasso tecnico del reparto. Non sarebbe male poter ammirare un po’ più spesso inserimenti come questi, rari per un centrocampista centrale, usuali per una mezzala. (Ma l’arbitro che ostacola involontariamente Pjanic lo avevate notato?)