Tre punti. Il gusto di vedere il Cholo _ ex laziale e questo vale sempre per chi è trigoriano _ laggiù in classifica, ringraziando Antonio Conte che il cholismo, la garra e l'insopportabile retorica colchonera se l'è messa sotto gli scarpini con un paio di uppercut tattici. Ah sì, oltre i tre punti, pochino. Quindici minuti da grande Roma, il tempo per spargere l'usta di una goleada in mezzo alla tempesta _ vento terribile, pioggia, freddo, ma come ha detto il Ninja: “Le condizioni del campo? So' tutte scuse...” (qualcuno riferisca a Sarri) _ che la truppa s'è prima ammosciata, poi accortocciata su se stessa, gelata non dal vento del Nord ma da una corbelleria di Gonalons. E lo ha fatto fino a rischiare il pari. Rischiare, appunto. E invece dopo sette anni è tornata a vincere in Champions: non succedeva dalla campagna svizzera, colpo in casa del Basilea. Se non sbaglio, terza vittoria su 18 partite di Champions nell'era americana. Bilancio magrolino per Pallotta, ma tant'è. Così come il Napoli ha rischiato nel finale contro il Feyenoord, la Roma se l'è complicata a Baku. Perchè? Il sospetto è che a forza di ripetere a squadra, tifosi e mondo intero che la qualificazione in Champions è la priorità e una fattura da incassare sul piano dei bilanci portando qualche decina di milioni nelle casse, giocatori e ambiente abbiano perso sensibilità sportiva sulla competizione più bella. E' come se la squadra sentisse di aver fatto già il suo dovere qualificandosi per l'Europa dei grandi, portando soldi al club. Ecco perchè, magari, i tifosi del Napoli vanno in massa al San Paolo per il campionato e poi snobbano la Champions, con appena 22mila spettatori. Poi, per carità, se l'avversario è il Chelsea o il City, il pieno ci sarà ma, forse, più per vedere i fenomeni inglesi da vicino che altro. In ogni caso, le prove europee della Roma (e anche del Napoli), dicono chiaramente quanto le due squadre siano in modalità campionato. Un fatto che può starci. Soprattutto se all'orizzonte c'è la sfida con Montella, decisiva per starsene lassù e, dunque, già nella testa dei giocatori. La litania sull'ex, il gol scudetto della Roma capelliana, il calcio alla bottiglietta e bla bla bla ve la risparmiamo. Più interessanti i botti in casa Milan, tra una dieta vegana indigesta e la cacciata di un 'fratello' di Vincenzino, il preparatore Marra. Milan polveriera, dunque. La speranza, da queste parti, è che la Roma si porti dietro la miccia e un fiammifero. Perchè vincere a Milano significherebbe consacrarsi definitivamente in zona scudetto e spazzare una volta per tutte diffidenze e pregiudizi sul calcio di EDF.

Paolo Franci