Una serie di domande e risposte a quasi 2 mesi dall’introduzione del VAR. Prima di tutto bisogna dire che critiche, osservazioni, apprezzamenti sono necessari, anzi benvenuti, perché il Video Assistant Referee (usiamo il singolare invece del plurale) non dimentichiamolo, è sperimentale. E’ attivo solo in alcuni campionati (fra cui, oltre al nostro, in Brasile, USA, Germania, Turchia…) e a febbraio del 2018 si farà un primo bilancio.

A quasi due mesi dalla sua introduzione su scala internazionale, è stato un fiorire di commenti e di reazioni. C’è chi lo vede come l’angelo tecnologico che certifica la verità, chi come Ceferin, neopresidente UEFA è perplesso “per gli inevitabili allungamenti delle partite”. Negli USA le prime reazioni non sono state confortanti: stop troppo lunghi ed uso arbitrario del VAR frustrerebbero giocatori, allenatori, tifosi, rischiando di minare la fiducia del pubblico. Per altri, invece, la nuova tecnologia offre certezze che fugano ombre e sospetti. Pensate, comunque, cosa sarebbe successo da noi se fosse accaduto quel che si è visto in Germania: in ben 3 partite i collegamenti fra arbitro e video assistenti non hanno funzionato. Nella partita tra Herta Berlino e Hoffenheim, vi sono stati molti minuti di black-out. Diciamo che questo ultimo inconveniente è di natura puramente tecnica ma, in questo caso, la tecnologia tedesca è stata superata da quella italiana.

Molti plausi e molte critiche, come quella che l’arbitro sarebbe esautorato dal VAR o che adesso non può più sbagliare oppure che esso vada applicato ai soli “fatti oggettivi” e non a quelli “soggettivi”, dimostrano quanto la comprensibile complessità dell’innovazione non sia ancora stata digerita a pieno. Proviamo a chiarirci le idee, partendo dal “Sacro Testo” (non da articoli, esternazioni, osservazioni a caldo, a freddo ecc.) ovvero la presentazione che ne fa l’ex arbitro internazionale Rosetti, designato dalla FIGC quale responsabile del progetto nel nostro campionato.

Il VAR esautora l’arbitro?
NO. Sarà sempre l’arbitro a prendere la decisione finale, sulla base di valutazioni proprie o di segnalazioni dei suoi assistenti che vedono la partita al video. L’arbitro NON è obbligato a ricorrere alla cosiddetta “review” ( la spiegazione presenta un vasto uso di termini inglesi perché questa è la lingua del protocollo unico per tutte le nazioni). Letteralmente: “Altri ufficiali di gara possono solo ‘consigliare’ una review”. Possiamo, comunque, considerare che c’è consiglio e consiglio. Un conto è comunicare all’arbitro che “c’è un rigore netto!”, un altro è “che potrebbe esserci un fallo in area”. In ogni caso il rapporto tra arbitro e addetti VAR è del tipo di quello già vigente, per esempio, tra direttore di gara e guardalinee: quest’ultimo segnala, ma non decide. Un altro principio fondamentale è che l’arbitro cambierà decisione solo se il video dimostrerà che si tratta di un CHIARO ERRORE.

Quali sono i cosiddetti “incidenti revisionabili?”
A) Dopo un gol il VAR deve verificare: fuorigioco; pallone dentro o fuori dal campo; gol/non gol.
B) Dopo un “incidente in area di rigore” il VAR deve controllare: se è calcio di rigore o no; se il fallo avviene dentro o fuori l’area di rigore; se vi è stato un fuorigioco; se il pallone era “dentro o fuori dal campo prima del calcio di rigore”;
C) DOGSO, acronimo inglese che sta per “Denying Obvious Goal Scoring” in sostituzione della locuzione italiana: “Impedimento di Chiara Occasione da Gol”; D) Falli gravi da “rosso diretto e violenze”; E) Errori d’identità: il VAR deve controllare se l’arbitro ammonisce od espelle un giocatore sbagliato.

Quindi ha ragione chi dice che il VAR si deve applicare ai soli fatti “oggettivi”, cioè al fuorigioco, ai rigori, al gol/no gol… ma non ad, esempio, ai dati “soggettivi” come falli laterali, punizioni o ammonizioni?
Rosetti, quindi la FIGC, non usa i termini “oggettivo” o “soggettivo”. E’importante rilevare che sotto tutti i casi considerati revisionabili dal VAR (vedi sopra al punto 2) con la sola eccezione del fallo grave di gioco, vi è una formula che così recita: “Si rivede un possibile fallo nella fase di conquista della palla”. Questo significa che se l’azione della squadra A inizia con un fallo non rilevato dall’arbitro e termina con un gol, l’intervento degli assistenti VAR è ammesso e l’arbitro può decidere la revisione al monitor, convalidare o annullare il gol ed eventualmente comminare un’ammonizione.

Quindi il VAR non può interviene se deve accertare un fallo, anche da ammonizione a metà campo, ma se quel fallo , altrimenti non revisionabile, è avvenuto assai prima di un gol, allora il VAR può entrare in azione?
SI’. L’esempio è il gol annullato alla Juventus nella partita con l’Atalanta, perché Lichtsteiner, circa 15 secondi prima, aveva commesso un fallo non rilevato dall’arbitro, che ha deciso di ascoltare la segnalazione dei suoi assistenti e rivedere l’azione registrata. Da qui ha optato per l’annullamento del gol, l’ammonizione al giocatore juventino e la punizione per l’Atalanta.

Perché il VAR non è intervenuto subito e l’arbitro non ha ammonito Lichsteiner?
Perché il regolamento non permette che il VAR entri immediatamente in azione per un fallo semplice o anche da ammonizione. Il VAR interviene solo per i cosiddetti “incidenti revisionabili” tra cui c’è il gol. Se la Juve non avesse segnato, l’arbitro non avrebbe ammonito Lichsteiner e concesso una punizione all’Atalanta. Per questa stessa ragione ci possono essere ritardi notevoli prima che l’arbitro decida: perché gli assistenti video non intervengono se non avviene “l’incidente revisionabile”. Solo allora il nastro si può riavvolgere e tornare indietro nel tempo, teoricamente di molti secondi. La complessità sta nel fatto che un evento debba accadere, affinché possa essere analizzato un altro evento avvenuto prima. Se un’azione inizia con un fallo non grave gli assistenti VAR tacciono, se prosegue con un fallo da giallo tacciono, se si sviluppa in fuorigioco tacciono, se finisce senza un gol, quell’azione è morta e sepolta. Se invece l’azione termina in gol allora torna in vita e il VAR (gli assistenti) comunicano all’ arbitro che c’era stata (8, 20, 40 secondi prima) un’infrazione non rilevata.

Lo stesso vale per un eventuale rigore? 
SI’. il rigore è un “incidente da review”, con la stessa avvertenza, però: “si rivede un possibile fallo nella fase di conquista del pallone”. Se, per esempio, nella stessa azione che conduce al rigore, 30 secondi prima vi è stato un fallo non rilevato, il VAR può intervenire.

Perché “può” intervenire e non “deve”: il VAR è discrezionale?
SI’. Discrezionale (decidono gli assistenti in fase di segnalazione e decide l’arbitro in fase finale) e limitato (interviene solo in certi casi).

Quale velocità deve usare il VAR?
Al rallentatore solo per il “punto di contatto per infrazioni tecniche o falli gravi di gioco e il fallo di mano”. A velocità normale per “intensità di un fallo oppure per determinare se un fallo di mano è volontario”.

Quindi il VAR non può certificare in maniera oggettiva l’andamento di una partita?
NO. Il VAR è un’opportunità in più per evitare possibili errori, ma è il risultato di interpretazioni umane, quindi soggettive e relative. Non evita pessimi o discutibili arbitraggi e non impedisce, in toto, gli errori. Per fare due esempi recenti: Pairetto (ma sarebbe meglio dire d’ora in poi, lo staff arbitrale) ha arbitrato malissimo in Fiorentina-Atalanta, pur avendo il VAR a disposizione. Anche Damato, in Atalanta-Juventus, ha arbitrato male e il VAR non è bastato a fargli prendere alcune decisioni sbagliate o a fargli prendere tutte quelle giuste. Giusta quella sul gol annullato alla Juve, molto discutibile il rigore confermato alla Juve. Altrettanto discutibile il non ricorso al VAR sul fallo nei confronti di Higuain in area atalantina. Sbagliata la punizione concessa all’Atalanta per presunto fallo di Bernardeschi su Gomez, ma, in questo caso, il VAR è incolpevole perché non può intervenire per “incidenti” (usiamo il lessico FIGC) del genere e, quindi, non può “intromettersi” per correggere la decisione arbitrale. Però quella punizione ha portato al gol, già, ma non si tratta di “un possibile fallo nella fase di conquista del pallone”, perché il pallone all’Atalanta l’ha dato l’arbitro… E qui la faccenda s’ingarbuglia….

Lo slogan utilizzato dal testo della FIGC per presentare il VAR è: “Minima interferenza-Massimo beneficio”. E’ chiaro che se l’interferenza deve essere minima, sia per non spezzettare il gioco, sia per non prolungare troppo il recupero, il beneficio potrebbe non risultare il massimo. Viceversa per un massimo beneficio (più controllo e verifica degli eventi) l’interferenza potrebbe non essere minima, ma la partita ne risentirebbe pesantemente. Gli arbitri quindi dovrebbero essere in grado di valutare in pochissimo tempo se ricorrere o no al VAR e per quante volte.

Il VAR? Un aiuto, per ora complicato.